Cagliari 30 giugno 2010 – (L’Unione Sarda) La Regione ricorda Armandino Corona.

Cagliari 30 giugno 2010 – (L’Unione Sarda) La Regione ricorda Armandino Corona.

Il Consiglio regionale della Sardegna ha commemorato, con cinque minuti di sospensione della seduta, la figura di Armandino Corona, esponente di spicco della politica isolana e, nel 1982, nominato Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia.

La presidente dell’assemblea, Claudia Lombardo, ha ricordato che “fu chiamato a gestire il momento difficile seguito alle vicende legate alla P2”.
“Corona – ha proseguito – la contrastò con grandissimo rigore ed energia e contribuì in modo decisivo alla condanna dell’artefice della Loggia segreta e alla sua espulsione dalla Massoneria”.

Corona, morto poco più di un anno fa all’età di 89 anni, fu vicesegretario nazionale del Partito Repubblicano, consigliere regionale dal 1969 al 1984, Presidente dell’assemblea legislativa sarda dal 1979 al 1981, vice presidente della Giunta e assessore degli Affari generali.
“Antifascista, autonomista convinto, laico e progressista – è stato detto nella commemorazione – ha fortemente influenzato l’intera storia autonomistica della Sardegna”.

(L’Unione Sarda) 30 GIU 10

Roma 21 giugno 2010 – (Sesto Potere) I massoni non sono incompatibili col Pd.

Roma 21 giugno 2010 – (Sesto Potere) I massoni non sono incompatibili col Pd.

Luigi Berlinguer, presidente della commissione dei garanti del Partito dei democratici, in un’intervista all’Unità, ha spiegato che circa il caso di una doppia iscrizione al Pd ed alla Massoneria (al Grande Oriente d’italia, guidata dal gran maestro Gustavo Raffi, per esempio) è stata adottata una delibera «che vuole essere un’indicazione generale».

In questa delibera il Pd ha nominato, in realtà, varie associazioni in generale, senza specificarne alcuna.

«Nella delibera però – aggiunge il professor Luigi Berlinguer – diamo anche un’indicazione a chi vuole iscriversi al Pd: chi vuole farlo deve dichiarare se è iscritto anche ad altre organizzazioni che potrebbero rientrare in questo quadro, tanto che è necessario presentare lo statuto e informare in che cosa consistono le forme di “mutuo sostegno”, laddove siano previste, che i soci sono chiamati a rispettare».

Insomma “doppia tessera sì, ma nel principio della massima trasparenza!”.

«La delibera fa testo. D’ora in poi gli iscritti al Pd che fanno parte di associazioni hanno l’obbligo di dichiararlo. A quel punto saranno le singole organizzazioni regionali a verificare quanti sono e a far partire una procedura di verifica nei casi in cui ci si trovi di fronte a organizzazioni al limite della segretezza. Voglio solo ricordare che le organizzazioni segrete sono vietate dalla Costituzione e dalla legge Anselmi»: ha ulteriormente precisato Berlinguer nell’intervista all’Unità.

Successivamente, lo stesso Luigi Berlinguer al sito Affaritaliani.it aveva confermato la decisione del Partito Democratico di non chiudere la porta agli iscritti alla Massoneria ed aveva anche annunciato che anche gli appartenenti all’Opus Dei possono far parte del Pd.

La polemica era sorta negli ultimi mesi dopo che si era scoperto, prima ad Ancona e poi a Grosseto, che due amministratori locali del PD vantavano una sicura appartenenza ad una loggia massonica , e per questo erano stati stati fortemente criticati e invitati alle dimissioni.

(Sesto Potere) 21 GIU 10

Roma 21 giugno 2010 – (Il Tempo) Massoni, feste e strategie. La guerra degli ex Popolari.

Roma 21 giugno 2010 – (Il Tempo) Massoni, feste e strategie. La guerra degli ex Popolari.

Nelle ultime settimane tensioni in crescita tra gli esponenti del partito. Bufera sul ritorno della Festa dell’Unità. Meglio Democratica. Intercettazioni: Non è stata gradita la decisione di uscire dall’aula.

Altro che «compagni» e «compagne», ormai la guerra nel Pd è sistematica. Soltanto nelle ultime settimane gli ex Popolari e gli ex diessini si sono azzuffati su tutto. A cominciare dalla massoneria. Ha acceso gli animi l’iscrizione alla loggia di due esponenti del partito. Fioroni e i suoi non ci hanno pensato due volte e sono andati all’attacco, chiedendo alla commissione di garanzia del Pd di esaminare il caso. Ovviamente per i Popolari si trattava di un aut aut: o nel Pd o nella massoneria. Dopo pochi giorni è arrivato il parere del presidente dei garanti, Luigi Berlinguer, che, di fatto, ha dato il via libera alla doppia iscrizione (in quanto la massoneria non è più un’organizzazione con vincolo di segretezza).

Non l’avesse mai fatto. È divampato lo scontro. È stato sempre l’ex ministro Fioroni a tuonare: «Non facciamo crociate contro nessuno ma difendiamo due aspetti che riteniamo fondanti. Il primo è l’autonomia degli iscritti e dei dirigenti del Pd: la loro azione deve essere orientata al bene di tutti e non a fini e interessi particolari. Il secondo aspetto è che lo sforzo del Pd di costruire un’identità e un’appartenenza sulla base di valori e ideali comuni, non certo migliori o peggiori di altri, è lontano da altre impostazioni, come quelle delle logge».

La presidente del Pd, Rosy Bindi, le ha bollate come «polemiche strumentali contro Bersani». Allora il leader della componente popolare ha rincarato la dose: «La Bindi è diventata la presidente del pretesto, ogni volta che qualcuno pone un problema serio lei dice che è soltanto un pretesto per litigare. Mi sembra che invece sia un pretesto per non rispondere». Tensioni che hanno spinto il segretario Bersani a intervenire: «Ci sono problemi più gravi ora».

Ma niente da fare. Pochi giorni di silenzio ed è scoppiata la polemica sulla Festa dell’Unità, che a Roma è rimasta per ventiquattro ore senza location. Festa dell’Unità: così l’ha chiamata il segretario romano del partito, Miccoli. Sembrava scontato. Ma anche qui è stata bufera: «Il coordinatore del Pd romano dovrebbe battersi per l’organizzazione della “Festa dei Democratici”, visto che siamo un partito nuovo e guardiamo al futuro – ha affondato il senatore popolare Lucio D’Ubaldo – Invece si lascia andare a una nostalgica difesa della “Festa dell’Unità”, espressione storica di un partito, il Pci, sciolto vent’anni fa sull’onda del fallimento del socialismo sovietico. Una gaffe? No, è qualcosa di più significativo e grave. Miccoli, spiace dirlo, coordina solo la nostra decadenza come partito riformista».

La penultima polemica è stata sulle intercettazioni. Agli ex democristiani non è piaciuta la scelta di uscire dall’Aula. Anche allora è toccato a D’Ubaldo mettere i puntini sulle i: «Era meglio restare e votare contro la fiducia. La perplessità nasce nel momento in cui il dissenso del Pd viene incanalato in una forma di protesta radicale, quale l’uscita dall’Aula». Insomma «un’opposizione decisa e responsabile avrebbe dovuto mantenere i nervi saldi e votare contro la fiducia». Ieri l’ultima bufera dopo il saluto dell’attore Fabrizio Gifuni ai «compagni» e alle «compagne» riuniti al Palalottomatica. L’ala moderata si è chiesta di nuovo se il partito non stia «sbandando» troppo a sinistra. Ma i mal di pancia vengono da lontano: i popolari non si ritrovano nella guida di Bersani, secondo loro disattenta alla componente democristiana. Francesco Rutelli e company, usciti dal Pd per fondare Api, ora impegnati nel confronto con l’Udc, restano alla finestra. <

Ancona 20 giugno 2010 – (Il Messaggero) Ezio Gabrielli: Non mi pento del mio coming out.

Ancona 20 giugno 2010 – (Il Messaggero) Ezio Gabrielli: Non mi pento del mio coming out.

«Non mi pento del mio coming out. So solo che da allora, da Bersani in giù nessuno del Pd si è più fatto vivo con me».

Ezio Gabrielli, Pd, ex assessore al porto, costretto a dimettersi dall’incarico dopo aver ammesso di essere un massone, resta in attesa della decisione del comitato dei garanti del Pd.

Intanto dice: «Il Pd è davvero un partito strano. Mi si contesta di avere fatto quello che oggi si vorrebbe imporre a tutti gli iscritti. Io che l’ho fatto, sono stato costretto ad andarmene». Comunque vadano le cose, Gabrielli si dichiara «ottimista. Mi è stato detto di presentare una documentazione e il 22 immagino che mi diranno finalmente a quale organismo debba ripresentarla». Nel «silenzio» del Pd, Ezio Gabrielli continua ad esprimere il suo «orgoglio» di appartenere al Grande Oriente d’Italia.

(Il Messaggero) 20 GIU 10