5 aprile 2012 – Ritrovata una convocazione di una loggia napoleonica di Genova

5 aprile 2012 – Ritrovata una convocazione di una loggia napoleonica di Genova

In occasione della Gran Loggia 2012, il Gran Bibliotecario
Bernardino Fioravanti ha rinvenuto e acquisito, per il Grande
Oriente d’Italia, un raro documento del periodo napoleonico. Si
tratta di una lettera di convocazione del 1811 per i Fratelli di
una Loggia di Genova, indirizzata in particolare ad un componente
dell’illustre famiglia D’Oria, in cui, nella parte manoscritta, è
indicato il tema della tornata: l’installazione degli ufficiali e
dei dignitari di Loggia e la recezione di un Maestro ai gradi
superiori di Rito Francese, a quello di “Eletto Segreto” per finire
con il “Quarto ordine della saggezza” (“Sovrano Principe Rosacroce,
Perfetto Massone Libero”), passando per il grado di “Cavaliere
d’Oriente”. Il documento attesta la pratica del Rito Francese nel
periodo napoleonico e, in particolare, in territori sotto il
diretto controllo amministrativo e massonico francese.

 

Vedi la lettera di
convocazione
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Carta geografica dell’epoca
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Roma 5 aprile 2012 – Il Grande Oriente d’Italia ricorda Giovanni Pascoli nel centeneraio della morte

Roma 5 aprile 2012 – Il Grande Oriente d’Italia ricorda Giovanni Pascoli nel centeneraio della morte

Il Grande Oriente d’Italia ricorda Giovanni Pascoli nel centeneraio della morte Giovanni Pascoli, testamento massonico - proprietà GOI
Giovanni Pascoli, testamento massonico – proprietà GOI

Nell’anno che festeggiava la ricorrenza centenaria della morte di Giosuè Carducci, poeta, professore e massone, il Grande Oriente d’Italia pensò pure, con rara lungimiranza, ad onorare, in anticipo su tutti, il suo discepolo più illustre: così, nell’asta romana della Casa Bloomsbury del 20 giugno 2007, il GOI acquistò il testamento massonico di Giovanni Pascoli, che fu iniziato Libero Muratore il 22 settembre 1882 nella Loggia Rizzoli di Bologna (il documento, a beneficio di tutti, è ora disponibile sul sito del GOI. Di rara preziosità (il primo a darne notizia fu il Gran Maestro Ugo Lenzi), il documento scandisce l’accesso al cammino massonico attraverso tre domande rituali. “Che cosa deve l’uomo alla Patria?”: era questo il primo quesito, cui Giovanni rispose con animo perturbato e vigile, assetato di luce: “La vita”. Poi, a Pascoli (Zvanì, nato a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855, morto a Bologna il 6 aprile 1912) venne posta la seconda domanda: “Quali sono i doveri dell’Uomo verso l’Umanità?”. Lui non esitò: “D’amarla”. Infine, fu pronunciata la terza domanda: “Quali sono i doveri dell’Uomo verso se stesso?”. E lui: “Di rispettarsi”.

Il perigrinare per l’Italia come professore (fin da Matera, a ridosso dell’iniziazione massonica) lo portò, nel 1905, a subentrare al Carducci nell’insegnamento di Letteratura Italiana all’Università di Bologna. Scrittore raffinatissimo, aperto alla concretezza del quotidiano e al mistero delle cose, egli seppe eccellere in latino come pure in italiano: inquieti e labirintici, restano nondimeno essenziali i suoi studi su Dante, dove tanto si rispecchia la sua esperienza massonica. Con Myricae, come pure coi Canti di Castelevecchio, Giovanni Pascoli condusse la poesia italiana dove, nella nostra tradizione, non era forse mai scesa, se non forse ai tempi di Dante e del Boccaccio: ovvero qui, tra le piccole o grandi avventure feriali dove si costruisce l’eroismo di una vita libera.

Col trascorrere del tempo si può dire forse che l’amore di Pascoli per l’Italia andasse crescendo. Dall’anarchismo giovanile degli anni universitari bolognesi fino alla svolta socialista, condivisa con l’amico, poi massone, Andrea Costa, per approdare poi al nazionalismo degli ultimi anni, Pascoli non smarrì mai il timbro che gli era caratteristico. Né mai il suo nazionalismo ebbe il sapore torbido che di lì a poco avrebbe segnato il declino dell’Italia. Renato Serra, che lo conobbe da vicino, ricordò sempre che la sua fu la politica di un poeta: “E nella varietà dei suoi moti ha sempre un solo principio. E’ la umana commozione fraterna”, così fortemente massonica da divenire “una religione di sacrificio, e di fraternità sopra ogni cosa”. Alle soglie quasi della morte, Giovanni Pascoli lasciò un abbozzo autografo intitolato Il tricolore, che reca la data del 22 marzo 1912. La lezione umana e fraterna della Massoneria lo accompagnò sino alla fine.

“Riscoprire Pascoli – spiega il Gran Maestro Raffi – significa ascoltare la voce di un autentico maestro di letteratura, riscoprendo i classici di un pensiero che fa ancora strada. E’ sulla cultura e sulla scuola che occorre investire per uscire

Palermo 3 aprile 2012 – Gemellaggio tra la Loggia Triquetra di Palermo e la Loggia Trinity di Sidney

Palermo 3 aprile 2012 – Gemellaggio tra la Loggia Triquetra di Palermo e la Loggia Trinity di Sidney

Il 3 aprile, presso la Casa Massonica di Palermo, la Loggia Triquetra 582 si è gemellata con la Loggia Trinity 666 di Sidney, alla presenza del presidente del Collegio Circoscrizionale della Sicilia, Giuseppe Trumbatore, del Consigliere dell’Ordine in Giunta Tommaso Castagna, del Grande Ufficiale di Gran Loggia Gilberto Bonaccorso e di numerosi Dignitari del Grande Oriente d’Italia. Oltre 140 Fratelli hanno partecipato con gioia alla cerimonia. Il Maestro Venerabile della Loggia Triquetra, Tommaso Isgrò, nel corso del suo intervento, ha ribadito l’unione fraterna e gli ideali comuni che legano la Sicilia all’Australia, proponendosi di ricambiare la visita in un prossimo futuro.

Durante la tornata, il Presidente del Collegio Sicilia, Giuseppe Trumbatore, su incarico del Gran Maestro Gustavo Raffi, ha consegnato l’onorificenza dell’Ordine di Giordano Bruno a Giovanni Quattrone, della Loggia Triquetra.

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Rimini 1 aprile 2012 – Massoneria: il Gran Maestro Raffi: “I Liberi Muratori vogliono contribuire a costruire un’Italia migliore. Impegno forte per cultura e giovani. Il cittadino al centro di ogni scelta”

Rimini 1 aprile 2012 – Massoneria: il Gran Maestro Raffi: “I Liberi Muratori vogliono contribuire a costruire un’Italia migliore. Impegno forte per cultura e giovani. Il cittadino al centro di ogni scelta”

La centralità del cittadino, un progetto di cultura e impegno a lungo termine per far crescere l’Italia del dovere e della responsabilità. La bussola dei valori e della coerenza per uscire dalla crisi e ritrovare l’Uomo. Sono queste le sollecitazioni che arrivano dalla Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia, che si è chiusa oggi al Palacongressi di Rimini, al termine della tre giorni di confronto e dibattito sulle sfide della modernità e il nuovo impegno dei laici in Italia ed Europa. “Oltre la crisi e i pensieri corti, noi guardiamo avanti – ha detto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi – e vogliamo contribuire a un’Italia che non ceda alla rassegnazione ma sappia progettare il proprio futuro. I Liberi Muratori portano un mattone di costruzione per promuovere il dialogo e dare un’anima al nostro Paese, perché l’Uomo viene prima dei conti e delle banche. La Massoneria offre uno spazio concreto per formare e vivere un nuovo senso dell’appartenenza italiana ed europea”.

“Il nemico dell’Italia è la banalità – ha proseguito il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – la corsa a cercare il proprio interesse. Occorre invece investire su giovani e cultura, formare coscienze e dare storia a valori divenuti difficili: la ragione, la solidarietà, la giustizia sociale, il pensiero libero. Anche nei momenti più bui, i Liberi Muratori moderni e i loro antenati non si sono mai persi d’animo. Non hanno mai perso il coraggio. Non hanno mai cessato di lottare per un’umanità migliore”.

“Ancora una volta il confine per noi non è limite ma confronto – ha concluso Raffi – continueremo a lavorare per il bene dell’Umanità. Pietra su pietra. Non per alzare muri ma per costruire ponti. Una scelta profonda”.

Rimini 1 aprile 2012

Rimini 30 marzo 2012 – Gran Maestro Raffi (GOI): “Cultura, valori e progetti generazionali. Rimettiamo in piedi l’Italia”

Rimini 30 marzo 2012 – Gran Maestro Raffi (GOI): “Cultura, valori e progetti generazionali. Rimettiamo in piedi l’Italia”

Occorre promuovere diritti e possibilità per tutti, lottando le ingiustizie. Ma niente si può realizzare senza la partecipazione del cittadino

“In un tempo di crisi e smarrimento, i costruttori devono portare il loro contributo di idee e valori per rimettere in piedi l’Italia”. Così il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, nella sua Allocuzione alla Gran Loggia 2012 dal titolo ‘Oltre la crisi, la bussola dei valori per ritrovare l’Uomo’, in corso fino a domenica a Rimini. “Per uscire dai vicoli ciechi – ha rimarcato il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – occorre valorizzare giovani e scuola pubblica, investire sulla cultura, formare cittadini, promuovere possibilità per tutti e lottare per la dignità della persona”.

“Occorre aiutare chi è senza diritti – ha proseguito Raffi – e legare in un nuovo patto civile i vecchi e i nuovi italiani, per dare un’anima all’Italia e costruire un futuro solidale, oltre i racconti e le ricette del momento”. “Ma niente si può realizzare – ha avvertito il Gran Maestro del GOI – se non si crea vera partecipazione di cittadini, se non si lancia una rivoluzione delle coscienze contro precarietà ed emarginazione”. “L’Italia oggi è addormentata – ha sottolineato Raffi – si rotola sugli egoismi di parte. Domina la filosofia spicciola del tirare a campare, della furbizia, del voltare lo sguardo per far finta di non aver visto, sentito o capito. Noi vogliamo lavorare per realizzare progetti generazionali, partendo dall’identità culturale. Non è più il tempo degli occhi fissi ma dello sguardo sull’altrove, per costruire prospettive nuove con impegno e responsabilità, lottando le ingiustizie”.

“In Patria e oltre confine – ha ricordato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia – gli uomini del dubbio sono sentinelle etiche del proprio tempo, maggior fabbri di nuova umanità. Non stanno in silenzio ma si fanno carico di ciò che giovani e anziani, uomini e donne attendono per la loro vita concreta: risposte ai problemi sociali, al dramma di chi perde il lavoro, alla sofferenza di chi chiede da troppi anni giustizia. La speranza è che la nostra interrogazione, giunta da lontano, possa continuare a sovvertire false certezze, impedendo che si riposi a pochi metri dalla fossa comune della mancanza di progetti. Questa – ha concluso il Gran Maestro Raffi – è la ragione della nostra lotta e della speranza che vogliamo portare al Paese e all’Europa. Lottando per la verità, in nome dell’Uomo”.

Rimini 30 marzo 2012

 

Gianni Pittella, vice presidente del Parlamento Europeo:”Serve un nuovo Umanesimo” [ Scarica file File Formato PDF Size 60.0 Kb ]

Rimini 31 marzo 2012 – Ritroviamo l’Italia del dovere e della coscienza. La cronaca del secondo Talk Show dal titolo ‘Laici e costruttori, cittadini di un nuovo tempo’

Rimini 31 marzo 2012 – Ritroviamo l’Italia del dovere e della coscienza. La cronaca del secondo Talk Show dal titolo ‘Laici e costruttori, cittadini di un nuovo tempo’

Ritroviamo l’Italia del dovere e della coscienza. La cronaca del secondo Talk Show dal titolo Laici e costruttori, cittadini di un nuovo tempo Talk Show 'Laici e costruttori, cittadini di un nuovo tempo'

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. L’aforisma di Immanuel Kant è di casa all’assise dei massoni del Grande Oriente d’Italia, riuniti a Rimini per la Gran Loggia 2012 dal titolo ‘Oltre la crisi, la bussola dei valori per ritrovare l’Uomo’. Oltre 700 le persone hanno assiepato la Sala del Castello del Palacongressi, per seguire il secondo Talk Show dal titolo Laici e costruttori, cittadini di un nuovo tempo, condotto da Alessandro Cecchi Paone, che ha visto gli interventi di Luisella Battaglia, docente all’Università di Genova; Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, del giornalista Oscar Giannino e di Maurizio Viroli, Università di Princeton. Un confronto per ripartire. Per ritrovare la bussola dei valori e contribuire a formare cittadini responsabili.

“Se c’è un mito di cui abbiamo bisogno oggi in Italia, è quello della rinascita”, ha detto Maurizio Viroli, autore de ‘Le parole del cittadino’ (Laterza), “perché negli ultimi anni è stato incoraggiato lo spirito servo, il cinismo, l’inclinazione a perdonare tutto, è prevalso l’abito di mettere a tacere la coscienza. Posto che vogliamo rinascere come popolo – ha aggiunto lo studioso – come avvengono le rinascite nella storia? Attraverso un ritrovare, riscoprire parole che non usiamo più o ridando significati nuovi a ciò che conosciamo. E’ lo sforzo di ritrovare dimensioni che fanno parte della nostra storia profonda”. La ricostruzione, ha spiegato Viroli, si fa “chiarendo i problemi”. Un percorso in cui “la verità non si impone ma parla con l’esempio con la parola responsabile e l’impegno. Occorre formare cittadini che abbiano consapevolezza etica. In America – ha sottolineato – non ci sono centri di ricerca e università ma una religione civile, la difesa delle leggi, della bandiera, dei luoghi della memoria. C’è un’etica che si traduce in un rispetto rigoroso delle regole. Son comportamenti che contano e che hanno la stessa forza del denaro. Non è vero che i laici non hanno molto da dire. Non possediamo la verità rivelata ma abbiamo una forza enorme: la coscienza morale. Una forza che nessuno ha mai battuto. E’ in grado di resistere a qualsiasi potere, anche totalitario. Se vogliamo contribuire a un nuovo progetto, andiamo a riscoprire nella nostra tradizione le parole e i concetti che possono aiutarci. Suggerisco, a voce bassa, la religione del dovere di Giuseppe Mazzini e la religione della libertà di Benedetto Croce”. Per il professore di Teoria Politica, “il dovere non è opposto a libertà: è libertà. E’ un principio che segui non perché sei costretto ma perché hai una strada interiore. Se non c’è senso del dovere, si è servi degli altri. Caritas civium era il modo antico per chiamare l’amor di Patria. Dobbiamo riscoprire l’idea che essere cittadino vuol dire sentire per il bene pubblico un amore di tipo caritatevole che dà la forza interiore per costruire prendersi cura. Essere cittadini – ha rimarcato Viroli – è avere dei doveri, vederne la bellezza e saperli assolvere. Il libro che Norberto Bobbio avrebbe voluto scrivere poteva avere come titolo L’Italia dei doveri”.

Rimini 1 aprile 2012 – Il messaggio alla Comunione Massonica

Rimini 1 aprile 2012 – Il messaggio alla Comunione Massonica

Il messaggio alla Comunione Massonica Gran Loggia 2012 - Il Tempio

Fratelli carissimi,

in questi giorni di confronto abbiamo cercato insieme percorsi per dare storia ai grandi valori che appartengono alla nostra Istituzione. Interroghiamoci ancora, guardando al futuro: un Libero Muratore può perdere la bussola di fronte alla crisi economico-morale che travaglia l’umanità? E qual è la bussola di un Libero Muratore? Sono domande quanto mai attuali che richiedono risposte chiare e precise. Un Libero Muratore non può e non deve perdere la bussola. Glielo impedisce la sua formazione, la sua educazione ma soprattutto il suo essere un Iniziato. Anche nei momenti più bui della storia dell’uomo, i Liberi Muratori moderni e i loro antenati non si sono mai persi d’animo. Non hanno mai perso il coraggio. Non hanno mai abbandonato le loro bandiere. Non hanno mai cessato di lottare per una umanità migliore.

Hanno semmai moltiplicato i loro sforzi, hanno affinato i loro strumenti, hanno lavorato meglio sulla simbolica tavola da disegno e sulla realtà che ne è l’espressione. E per questo hanno saputo dare anche un contributo forte di libertà, nata da dolore e sofferenza. Hanno saputo versare anche quel sangue che avevano promesso di dare il giorno della loro Iniziazione. Per questo non hanno mai perso la bussola. Anzi, saper usare la bussola per orientarsi sulle strade del destino è stato ed è il vanto della Libera Muratoria Universale e del Grande Oriente d’Italia che ne è parte viva, attiva, integrata e partecipe.

Ma cosa segna la bussola di un Libero Muratore? Anche in questo caso la risposta è netta e senza ambiguità: il Nord dei Liberi Muratori è un chiaro sistema di valori che non possiamo e non vogliamo mettere in discussione. Un impianto che si basa su pilastri precisi:

L’uguaglianza. Che non è una parola vuota, ma una inclinazione universale in cui il messaggio più alto e nobile di ogni religione e di ogni vera cultura si fonde con l’imperativo categorico kantiano. Tutti gli uomini sono tra loro uguali per diritti e doveri. Tutti hanno e devono avere uguali diritti e uguali chances di vita e di sviluppo. Tutti devono poter vivere senza essere sottoposti a discriminazioni e violenze di sorta.

La fratellanza. Che non è mera retorica, ma comune sentimento di appartenenza che senza escludere ovvi processi identitari, etnici, religiosi e nazionali vuole affermare la radice comune dell’umanità che deve essere declinata come amore universale, rispetto, tolleranza, apertura e dialogo.

La libertà. Che non è uno slogan, ma la convinzione profonda che ciascun uomo, ha diritto a pensare, agire, lavorare, parlare, amare, soffrire e morire senza che nessuno lo obblighi a fare, a credere, a professare ciò di cui non è convinto. E ancora: la convinzione profonda e vissuta di un ideale di perfezionamento che deve essere attivo e operante in ogni uomo e che per i Liberi Muratori coincide con la scelta iniziatica di percorrere la via esoterica. Un percorso che non separa e non vuol separare dagli altri uomini. Che non è un attributo nobiliare da far valere o una decorazione da ostentare, ma una scelta di vita con cui e per mezzo di cui testimoniare negli atti, nelle parole, negli atteggiamenti e nei comportamenti la nostra fede nell’Uomo. In quel fragile, debole, finito, limitato essere che è l’uomo, ma che