Toh, riecco gli elenchi dei massoni | Il Tempo

Dissequestrati dopo 25 anni i faldoni requisiti al Goi dall’ex procuratore di Palmi. Allora, come oggi, si pensava ai legami con i boss. Ma tutto è stato archiviato. Articolo di Dimitri Buffa

«I documenti dell’inchiesta Cordova sono la nostra storia, una storia di cui andiamo orgogliosi e il fatto che finalmente siano stati dissequestrati per tornare a casa è molto importante. Si è chiusa una vicenda che tanti problemi ha provocato a tanti fratelli del Grande Oriente e in cui la Giustizia e la Verità alla fine hanno prevalso sui teoremi». C’è una paradossale aria di festa al Goi. E le parole «giustizia» e «verità» coniugate al maiuscolo in questo comunicato emesso dal Gran Maestro Stefano Bisi stanno lì a dimostrarlo. Rientrano, infatti, a casa, al Grande Vascello a Roma, dopo oltre 25 anni, gli elenchi completi degli appartenenti al principale ramo della massoneria italiana sequestrati nel 1992 per ordine dell’allora procuratore capo di Palmi Agostino Cordova. Anche all’epoca si ipotizzavano legami tra ‘ndrangheta o altre mafie e appartenenti a non meglio identificate «logge deviate». Così, davanti a risultanze di un’inchiesta in tal senso, poi rivelatesi infondate a distanza di lustri, il magistrato pensò bene di fare sequestrare tutti i nominativi dell’epoca della massoneria italiana. A cominciare dall’obbedienza del Goi che oggi fa capo al gran maestro Stefano Bisi. «È strano esultare – spiega il gran maestro del Goi Stefano Bisi – per la restituzione di elenchi non dissimili da quelli del telefono». Ma tant’è. La vicenda trascinatasi per decenni ormai era una questione di principio. Oltretutto all’epoca ancora non c’erano file excel o pdf e quindi tali elenchi erano cartacei. E riempivano da tempo immemorabile una parte di un grande archivio a piazzale Clodio. Dopo essere stati parcheggiati per anni in precedenza presso una scuola di polizia giudiziaria sempre nella capitale. Inutile dire che festeggiamenti devono esserci stati per forza anche tra i responsabili dei depositi giudiziari della capitale, visto l’immenso spazio liberatosi di colpo da cartacce inutili. Il destino dei beni sequestrati agli indagati e agli imputati di solito è un destino di abbandono delle cose a sé stesse. Sono in pochi quelli che ci tengono a riavere carte o oggetti che rievochino periodi ed episodi oscuri delle vite dei singoli e anche delle istituzioni. Pubbliche o private che siano. Ma per il Grande Oriente d’Italia la vicenda degli elenchi sequestrati da Cordova era sempre stata una questione di principio. Man mano trasformandosi in una vera e propria ossessione di «giustizia e verità», con i decenni che passavano inesorabilmente. E a maggior ragione oggi quando altri elenchi, stavolta solo di massoni calabresi e siciliani, sono stati sequestrati per ordine della presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi agli inizi di febbraio. Rispetto a questi ultimi va detto che gli aderenti alla massoneria italiana non ci tenevano molto a passare per la seconda volta alla storia con una tragedia, stavolta in sedicesimo, che rischiava di trasformarsi in farsa ancor prima di cominciare. Impensabile quindi lasciare gli elenchi voluti da Cordova ad ammuffire negli archivi di piazzale Clodio. Quasi come «morti senza sepoltura». Una «morte della memoria» che non sta di certo bene per chi crede nella spiritualità laica del Grande Architetto
dell`Universo. Per la cronaca la prima fase della restituzione è stata annunciata in Gran Loggia a Rimini lo scorso 7 aprile. Bisi ha potuto mostrare, «orgogliosamente» (generalmente agli eredi dei sospettati innocenti) il primo fascicolo riottenuto. Nei prossimi giorni verrà curata la restituzione di tutti gli altri atti che si trovano presso la Procura e che ritorneranno nell’Archivio di Villa il Vascello. L’inchiesta Cordova sulla Massoneria scattata nel 1992, e successivamente proseguita dai magistrati romani Lina Cusano e Nello Rossi, venne definitivamente archiviata dal gip Augusta lannini il 3 lulio del 2000. Il Grande Oriente d’Italia già dal marzo del 2016 aveva avviato l’iter per ottenere la restituzione degli atti. Adesso, commentano ironicamente i fratelli, «ci si rivede fra altri 20 anni per la restituzione degli elenchi sequestrati dalla Bindi». Ci sarà, prevedibilmente, anche in quel lontano futuro aria di festa. Ma se la presidente dell’Antimafia dovesse davvero ritirarsi dalla politica la prossima legislatura, potrebbe esserci un primo antipasto delle future celebrazioni.

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