Dante e il Libero Arbitrio, dibattito al Vascello

“Lume v’è dato a bene e a malizia, / e libero voler”: è il verso 76 del Canto XVI del Purgatorio che affronta la questione del libero arbitrio. Ma anche il tema scelto per il dibattito che, sabato 19, al Vascello, sede del Grande Oriente d’Italia, ha aperto le celebrazioni dell’Equinozio di Autunno e l’anniversario del XX Settembre, data storica della Breccia di Porta Pia. Sul palco accanto al Gran Maestro Stefano Bisi, come relatori Luigi Di Corato, direttore della Fondazione Brescia Musei e docente di Management del Museo e dei servizi museali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale della Toscana; i senatori Mario Mauro, già Ministro della Difesa nel governo Letta, e Riccardo Nencini, attuale vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Nico Piro, giornalista, inviato della redazione esteri del Tg3.

Pubblico al dibattito
Pubblico al dibattito

Dante Alighieri, il sommo poeta, l’autore della Divina Commedia, tra le più grandi opere dell’ingegno umano, ci spiega come l’uomo abbia avuto in dono talento, ragione, educazione, libertà di compiere buone o cattive azioni. E soprattutto come sia stato posto dinanzi alla necessità di compiere scelte urgenti, pubbliche e private, che riguardano ogni settore. Scelte che lui, anche da politico, quando fu priore di Firenze, fece con coraggio, pagando con l’esilio la sua dirittura morale e, come ha sottolineato nel suo ampio intervento Giani, “il suo porre sopra ogni cosa il bene comune, l’interesse pubblico” sempre e comunque. “Nel momento  in cui  Dante si forma -ricorda il presidente del consiglio regionale della Toscana-  tutto lo porta a essere un guelfo, come il suo maestro Brunetto Latini, la sua nobile famiglia, la famiglia dei Donati, che è quella di sua moglie, i suoi grandi amici Lapo e Cavalcanti. Eppure sempre Dante, anche prima dell’esilio, quando verrà nominato priore, si caratterizzerà per le sue scelte profondamente libere, scelte che andranno al di là del suo interesse personale e persino dei suoi affetti. Dirà di no a Bonifacio VIII, manderà in esilio l’amico Cavalcanti. E pagherà anche tutto questo con l’esilio, che lo trasformerà in un poeta fuggiasco, che dovrà elaborare le sue conoscenze per scrivere la sua Summa non dinanzi a una bella biblioteca, ma vagando di corte in corte”. Una lezione quella del sommo poeta di straordinaria modernità che, non a caso, ha aggiunto Giani, fu raccolta dai grandi padri del Risorgimento nel realizzare l’unità d’Italia . E l’idea di bene pubblico, così come c’è stata tramandata da Dante, è stato anche l’argomento affrontato dal senatore Mauro. “Il bene comune – viene normalmente descritto come la media degli interessi in gioco. In realtà non è così. L’interesse pubblico richiede che si vada oltre le istanze di ciascuno, oltre le ideologie, oltre la ragione”, ha chiarito il parlamentare, portando ad esempio proprio la grande emergenza umanitaria dei profughi siriani, alla quale stiamo assistendo in questi giorni. “Immaginatevi – ha detto – quale scelta dovremmo fare se dovessimo prendere in considerazione la media degli interessi di tutti per trovare una soluzione a questo problema, gli interessi della Siria, dei paesi arabi, degli Stati Uniti, dell’Europa e dell’Italia. Appare chiaro che ci vuole qualcosa di più, un principio più grande che ponga ordine agli sforzi della ragione”. L’invito, anche quello che ci arriva da Dante, è dunque di guardare oltre, ha concluso Mauro. E sul concetto di laicità e libero arbitrio, che serve all’uomo per raggiungere l’assoluto, si è soffermato poi a riflettere il viceministro Nencini, che ha dato una rilettura di Dante focalizzandosi su alcuni punti. In primo luogo sull’idea di “separazione tra stato e chiesa -che è tutt’altro che un tema superato”, ha sottolineato il leader socialista, facendo riferimento all’Islam e ai regimi teocratici che ancora esistono, alla differenza tra passato e presente. Poi sulla dialettica tra passato e presente. Quanto al guardarsi indietro, al rapporto tra presente e passato, ha messo in guardia Nencini, mai indulgere alla nostalgia. “La nostalgia –ha detto- è il peggiore dei sentimenti in politica perché ottenebra la possibilità di vivere con tutti i sensi che abbiamo, fa venir meno la molla per migliorare noi stessi e ciò che ci circonda”. Infine, tornando al libero arbitrio, “più passa il tempo –ha sottolineato il viceministro- e più mi convinco che abbia ragione il grande inquisitore di Dostojeski nei “Fratelli Karamazov”, che accusa Dio di aver lasciato gli uomini in balia di quel libero arbitrio che essi, nella loro piccolezza, non sono in grado di sostenere. “Non c’è dubbio –ha affermato Nencini- che chi ha più parole vince sempre e che la libertà ancor oggi si leghi alla manipolazione della conoscenza. Per questo, per essere in grado di esercitare il libero arbitrio, che ciascuno di noi ha, dobbiamo avere a disposizione gli strumenti necessari. Ed è per questo che è importante salvaguardare il diritto allo studio e all’educazione”. E’ la cultura infatti che ci rende liberi. E la cultura è stata la grande protagonista dell’intervento di Di Corato, che da specialista del settore, si è concentrato sulle scelte che ci si trova spesso a dover fare per salvaguardare il nostro immenso e straordinario patrimonio, che è un bene comune nel quale bisogna investire pensando di metterlo al centro dell’idea di sviluppo e crescita della comunità. Piro, infine, da giornalista, da inviato nelle zone del mondo segnate dalla guerra, ha raccontato invece il suo quotidiano viaggio dantesco, l’ultimo a Monaco, nei giorni scorsi, in mezzo ai tanti rifugiati, uomini, donne, bambini, che arrivano dalla Siria. “Dal nostro paradiso di uomini liberi dobbiamo compiere il cammino inverso a quello di Dante”, ha concluso, spiegando che solo in questo modo potremo avere un approccio diverso a un dramma così grande.

Le conclusioni del Gran Maestro
Le conclusioni del Gran Maestro

Un dramma sul quale ha posto l’accento anche il Gran Maestro Stefano Bisi che ha concluso i lavori sottolineando il forte impegno su questo fronte del Grande Oriente d’Italia e delle Massonerie d’Europa, che sono tutte insieme in prima linea al fianco dei rifugiati. “Contribuire a difendere e a dare forma ai diritti umani è una priorità assoluta per i liberi muratori”, ha sottolineato Bisi, che ha chiamato accanto a sé sul palco del Vascello -proprio per dare concretezza simbolica ad un’azione che deve essere comune – alcuni altissimi rappresentanti di Obbedienze straniere: Slavp Mlady, Gran Maestro Aggiunto della Gran Loggia di Slovacchia; Oscar De Alfonso, Gran Maestro del Gran Loggia di Spagna, Ranko Vukacic, Gran Maestro della Gran Loggia regolare di Serbia; Victor Gillen, Past Grand Master della Gran Loggia di Lussemburgo; Elton Caci, Gran Maestro della Gran Loggia di Albania, Rudiger Templin, Gran Maestro delle Gran Logge Unite di Germania, Rudy Barbosa Levy, Segretario Esecutivo della Confederación Masonica Interamericana.



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