Verso la riapertura del caso Garcia Lorca, il grande poeta spagnolo fucilato dai franchisti, maritire del libero pensiero

La sparizione e la morte di Federico Garcia Lorca potrebbero essere considerati ‘crimini contro l’umanita’. A 80 anni dall’uccisione del grande poeta andaluso da parte delle forze golpiste del regime di Francisco Franco, avvenuta la notte tra il 18 e il 19 agosto del 1936, un giudice argentino, Maria Romilda Servini, ha accolto, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa spagnola Efe, la denuncia presentata dalla ‘Associazione per il recupero della memoria storica’ (Armh), che ha presentato alla magistratura anche un dettagliato dossier, che si  che si basa sul documento del comando superiore della Polizia di Granada datato 9 luglio 1965, in cui sarebbero ricostruite “in maniera affidabile” le circostanze della detenzione e dell’assassinio del grande poeta andaluso, fucilato perché  “socialista e massone” e secondo alcune voci  omosessuale. Intanto in Spagna si attende lo sblocco dei fondi per continuare gli scavi tra i Comuni di Viznar e Alfacar, vicino a Granada, laddove si ritiene ci possa essere la fossa comune dove furono gettate le spoglie dell’autore di Romancero Gitano. Garcia Lorca, che era nato a Fuentes Vaqueros il 5 giugno 1898 da una famiglia di piccoli proprietari terreni, era un poeta scomodo per il Franchismo che aveva scelto, come amava dire  orgogliosamente “di stare dalla parte dei poveri…dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega persino la tranquillità del nulla”. I suoi versi, le sue parole – Offro la mia carne ai campesiños di Spagna – infiammavano la passione libertaria di tutto il mondo. Secondo lo stesso rapporto della polizia spagnola, Garcia Lorca faceva parte della loggia massonica Alhambra di Granada, che si riuniva in un albergo situato nel bosco ai piedi della “cittadella rossa”, e venne condannato  e consegnato al plotone di esecuzione dopo aver confessato. Ma che cosa?  L’informativa non lo dice. Ma la risposta la troviamo nell’ultima intervista al poeta pubblicata dal giornale “El Sol” di Madrid, due mesi prima della sua morte: “Sono fratello di tutti (…) Il cinese buono è più vicino a me dello spagnolo cattivo. Canto la Spagna e  me la sento dentro, ma prima di tutto sento di essere un uomo del mondo e fratello di tutti”.



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