TUTTO MOZART DALLE CRONACHE DEL SUO TEMPO/ Sole 24 ore

Riuniti in un libro articoli di giornale, memorie, missive, documenti e resoconti di prime edizioni. E ancora i diari del padre Leopold e della sorella Nannerl, e gli atti legati all’eredità e alla successione dei beni di Carla Moreni ndovinello: «Mi si può avere, senza vedermi. Mi si può portare, senza sentirmi. Mi si può dare, senza avermi». È uno dei tanti, che Mozart amava inventare, sconfinando immancabilmente nel licenzioso o nel beffardo. Questo lo conosciamo, perché venne pubblicato su un giornale del tempo, l’«Oberdeutsche Staatszeitung» del 23 marzo 1786, all’interno del resoconto di un ballo in maschera per il carnevale, a Vienna. Uno degli invitati, travestito da filosofo indiano, si era divertito a distribuire dei frammenti di Zoroastro così li spacciava tra i quali anche il nostro indovinello, assicurandone la precipua funzione edificante e spirituale. Malandrino. Oggi, negli studi dedicati a Mozart, è costante la tendenza a leggerlo come uomo di profondo pensiero, socialmente impegnato, progressista, in anticipo sulle idee di libertà e rivoluzione che avrebbero dominato l’Ottocento. Con la precisa intenzione di ribaltare la corrente estetica precedente, che invece aveva sbandierato il ritratto del bambino prodigio, solo pizzi e crinoline, ideale per la carta stagnola delle Mozartkugeln, i bon-bon al cioccolato di Salisburgo. Inutile sottolineare quanto le due opposte visioni rappresentassero (e rappresentino) anche due conseguenti visioni interpretative della sua produzione. Ma a questo bivio oggi si aggiunge una terza strada, con la quale sarà obbligatorio d’ora in avanti fare i conti. A contrassegnarla è il passo tranquillo, piano, metodico e quotidiano della cronaca: Mozart visto dai contemporanei. Mozart nelle parole del suo tempo. Mozart citato, venduto, raccontato, commentato. Passo passo e in oltre duemila documenti (2003, per la precisione) segnati ciascuno da altrettante sfumature di tono e carattere. A raccoglierli con certosina e davvero benemerita dedizione è di nuovo Marco Murara, che di professione fa il notaio, dunque con elenchi, esattezza, note, date e spiegazioni va dritto a nozze. Sono almeno un centinaio, ad esempio, le volte in cui si trova a sottolineare con un «sic!» le storpiature del cognome di Mozart: Motzart, Mozhard, Mozard… i contemporanei si sbizzarriscono e quello che per noi è un termine icona della musica, dalle loro penne esce sbagliato, in continuazione. Lapsus? Incapacità di accettare, insieme al nome, il mondo nuovo che il piccolo uomo di Salisburgo portava con sé? Agli psichiatri l’ardua sentenza. A noi la sorpresa di trovare uno svarione persino nell’accertamento patrimoniale finale, relativo all’«imperial regio maestro di cappella e compositore da camera»: «Amadàus», in bizzarro neo-latino. Ma la sorpresa raddoppia scorrendo l’esiguità del lascito post mortem del nostro: pochi argenti, qualche mobile, pochi libri e poco, poco contante, come nella marcia del «Farfallone amoroso» (Nozze di Figaro). Estremamente sguarnita la biblioteca. Soprattutto se raffrontata con quella enorme del padre Leopold, costruita con ordine. Oggi la si ammira ancora nella casa-museo di Salisburgo (la seconda, non la prima in Getreidegasse) e quando si parla della cultura di Mozart si fa sempre riferimento ai titoli in essa contenuti: certamente formativi della personalità di un bambino, plasmato sui capisaldi del nuovo pensiero illuminista. Ma quanto veramente rimase di tanto passato nel musicista che viveva libero, a Vienna, nei suoi ultimi quindici anni di vita? Stando agli scaffali finiti in eredità alla moglie e ai due figlioletti, ben poco. La lista del defunto appare di fatto così composta: dieci libri, in quarto, in diverse lingue, di argomenti o di storia tedesca o dedicati a Venezia, come il Forestier illuminato della Città di Venezia con figure di Giovanni Battista Albrizzi, del 1765. Poi altri trenta, in ottavo e in dodicesimo, dove si spazia senza ordine dai Tristia di Ovidio (tradotti da un. enedettino professore a Salisburgo), alle Commedie di Molière, terza parte; da Sonnenfels, gran maestro di loggia massonica alla Bibbia e al Fedone di Moses Mendelssohn. Spicca una curiosa Arte del punteggiare, tradotta dall’arabo: un metodo, allora in voga, per trarre oracoli da punti, disposti a caso e quindi collegati facendo emergere figure premonitrici. Mozart lo avrà letto? Quelle linee erano le stesse che si disegnavano sul tavolo del biliardo, nel gioco che sopra tutti amava? Eccolo, anch’esso nella lista dei beni. Il biliardo si trova nella quarta e ultima stanza della casa, dove Mozart muore. Però attenzione, fuori non c’è neve e nemmeno freddo (come vuole la vulgata, film Amadeus compreso). Ecco un altro topos smentito dalla cronaca, in questo caso grazie al prezioso diario del conte Zinzendorf, alto funzionario della corte di Vienna, che alla data fatidica del 5 dicembre 1791 annota: un po’ di nebbia, temperature miti. È lui uno dei cronisti privilegiati della vita di Mozart. Lo segue da vicino, ne è affascinato sin da quando in molti erano a scrivere sul fenomeno dei due bambini prodigio: fratello e sorella, in giro col padre per le corti d’Europa. Il suo però è un occhio più fino. Nota ad esempio che il piccolo, al clavicembalo, non solo suona benissimo, ma è vivace, spiritoso, e quando sei anni una signorina, tale Gudenus, gli dà un bacio, «lui si è asciugato il viso». Cronisti e letterati concordano sulla genialità mostruosa del bambino. Talmente forte da confondere, come scriverà la Gazzetta di Mantova, nel 1770. Finché resta circoscritto nell’ambito del fenomeno, le cronache si divertono: suona con la tastiera coperta da un panno, trova l’accompagnamento a una melodia mai sentita, anzi, ne trova almeno dieci diversi, e continuerebbe ancora, peccato la cantante si fermi, stremata. Lui no. Ovunque arrivi solo osanna (e pochi spiccioli per sentirlo). Cambia radicalmente il passo quando Mozart diventa quello che noi amiamo. Le cronache non lo comprendono. Persino Zinzendorf annota: «Mi sono molto annoiato all’opera Don Giovanni». La sua musica resta un enigma. Ben oltre l’indovinello inventato da Mozart, mascherato da indiano. A proposito, la risposta: le corna. ‘9’ RIPRODUZIONE RISERVATA MARCO MURARA ri”re ‘madeus: cr(Ingehe Le 1628 pagine, in due volumi, curate da Marco Murara per l’editore Zecchini (?129) rappresentano il più vasto affresco a livello mondiale per ripercorrere la biografia mozartiana attraverso lo specchio dei contemporanei. Mozart. Le cronache riunisce articoli di giornale, diari, appunti di viaggio, lettere, documenti ufficiali, resoconti di prime edizioni, e ancora i diari del padre Leopold e della sorella Nannerl. Nulla è sfuggito alle maglie fitte di una ricerca che spazia dal 1756, anno della nascita, al 1792, dodici mesi dopo la morte. Quest’ultimo è il termine fissato per concludere la ricognizione, che comprende anche gli atti legati all’eredità, ossia la stima dei beni del musicista, per il calcolo dell’imposta di successione. Murara non solo è uno straordinario appassionato, ma anche un fine traduttore: dopo aver infranto il muro delle lettere di Mozart, fruibili in italiano (Zecchini, tre voll., 2011 e 2020) ora offre il più avventuroso e sorprendente viaggio degli scritti di cronaca su Mozart, nel suo tempo. (C.M.) LE TESTIMONIANZE 17ù3; genio 4 ti anni «Sono forse il primo che ha l’onore di darvi una notizia di una novità che presto sarà oggetto della più grande meraviglia in tutta la Germania e forse anche nei paesi lontani? Si tratta dei 2 figli del celebre Mozart, vice maestro di cappella a Salisburgo. Immaginatevi dunque una fanciulla di 11 anni, che esegue le sonate e i concerti più difficili dei più grandi maestri sul clavicembalo nella maniera più netta, con una facilità difficile a credersi e suonando con il più bel gusto. Questo deve senz’altro suscitare lo stupore di molti. Ebbene, la meraviglia sarà assoluta, se si vedrà un bambino di 6 anni sedere al cembalo e non soltanto lo si sentirà eseguire le stesse sonate, trii e concerti e non gingillandosi, ma suonando come un uomo -, ma lo si sentirà anche improvvisare per ore, sia in maniera cantabile sia con accordi, e tirar fuori le idee migliori secondo il gusto attuale, e addirittura accompagnare all’istante sinfonie, arie e recitativi nelle grandi accademie. Ditemi, questo non supera forse ogni immaginazione? Ciò nondimeno è la pura verità. Ho inoltre visto che gli è stata coperta la tastiera con un fazzoletto e che con questo panno ha suonato altrettanto bene come se avesse avuto i tasti davanti agli occhi. Ho inoltre visto e sentito che, facendogli intendere, mentre egli stava ad ascoltare in un’altra stanza, singoli suoni, non solo ora gravi ora acuti sul cembalo, ma anche su tutti gli strumenti possibili, egli citava nello stesso istante la lettera o il nome del suono dato (…)». da «Augsburgischer Intelligenz-Zettel», 19 maggio 1763 Una scena dal film «Amadeus» di Milos Forman (Usa, 1984) con Roderick Cook, Jeffrey Jones e Tom Hulce AFP 1786: prime 1077e , «Lunedì 1° maggio, al regio teatro di corte, sono state messe in scena (per la prima volta) Le nozze di Figaro (…) Sin dalla prima rappresentazione la musica del signor Mozart è stata ammirata da tutti gli intenditori, eccetto quelli il cui amor proprio e il cui orgoglio non permette loro di trovare buono qualcosa che non abbiano composto essi stessi. È vero, il pubblico (e al pubblico questo capita spesso) il primo giorno non sapeva effettivamente come pensarla. Si sono sentiti parecchi «bravo» di intenditori imparziali, ma certi rumorosi zoticoni del loggione hanno sforzato a più non posso i loro polmoni prezzolati, per stordire cantanti e spettatori con i loro «stI» e «pstl»; e quindi alla fine dello spettacolo le opinioni erano divise. Inoltre è anche vero che la prima messa in scena, visto che la composizione è assai complessa, non si è svolta al meglio. Ora però, dopo ripetute rappresentazioni, ci si metterebbe palesemente dalla parte dell'”intrigo” o della “mancanza di gusto”, se si volesse sostenere un’opinione diversa da quella secondo cui la musica del signor Mozart è un capolavoro dell’arte. da «Wiener Realzeitung», 11 luglio 1786 FONTI MOZARTIANE FIE _F i N E.S.V i STE Al PAREN7 I due volumi Mozart. Le cronache costituiscono la tappa finale del viaggio che l’editore Zecchini ha intrapreso tra le fonti primarie della biografia mozartiana, dove alle Lettere si accostano il Diario di Nannerl (a cura di Olimpio Cescatti) con l’intervista che la sorella diede sul fratello, e soprattutto la Biografia di Georg Nikolaus Nissen (presentazione di Armando Torno), il primo ritratto nella storia del compositore, firmato dal diplomatico danese, nonché secondo marito di Costanze, pubblicata a Lipsia nel 1828.

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