Trovato a Ischia manoscritto sulla Massoneria del ‘700. L’intervista di Bernardino Fioravanti

PREZIOSO MANOSCRITTO SULLA MASSONERIA SETTECENTESCA RITROVATO NELL’ARCHIVIO STORICO DIOCESANO DELL’ISOLA DI ISCHIA. INTERVISTA DI BERNARDINO FIORAVANTI

Ruggiero di Castiglione, autore della poderosa opera in sei volumi sulla Massoneria delle Due Sicilie nel ’700, alla quale sono allegate oltre 1500 biografie di massoni meridionali dell’epoca, ha segnalato al Servizio Biblioteca il ritrovamento e la prossima pubblicazione di un prezioso manoscritto del ‘700 che probabilmente è la prima traduzione di un rituale francese in lingua italiana.
Abbiamo chiesto all’esimio ricercatore chi abbia scoperto il manoscritto, il luogo dove è stato rintracciato e perché sia venuto alla luce soltanto ora.
Il felice rinvenimento è opera della prof.ssa Lucia Annicelli, già direttrice della Biblioteca Comunale Antoniana dell’isola d’Ischia, che ha rinvenuto tra i rarissimi documenti custoditi nel locale Archivio Storico Diocesano un prezioso manoscritto sulle origini della massoneria speculativa a Napoli negli anni ’40 del sec. XVIII.
Il documento è stato inserito in appendice ad una copia a mano del De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro e la perfetta rilegatura ne ha occultato per decenni il contenuto. È chiaro che, in un periodo storico oltremodo pericoloso per i membri della massoneria del Regno, il possessore del codice ha ritenuto opportuno prendere le opportune precauzioni per la propria sicurezza, salvaguardando però l’integrità del documento. Trattasi, quindi, di una scoperta fortuita.
Questo documento massonico cosa contiene e che titolo ha?
Un rituale settecentesco d’iniziazione al grado di Apprendista, un catechismo dello stesso grado, un regolamento (statuto) di loggia, una breve cronistoria (ristretto) delle prime logge speculative napoletane, ma soprattutto risulta interessante l’illustrazione del Quadro di Loggia all’epoca utilizzato dai Fratelli.
Il titolo di questo codice è «Dichiarazione dell’Acquavitaro»
È possibile risalire all’originario proprietario?
Secondo la prof.ssa Annicelli, che sul fortunato rinvenimento sta completando un esauriente studio di prossima pubblicazione, il possessore del manoscritto potrebbe essere il padre di mons. Onofrio Buonocore, il protomedico Francesco.
Chi è l’Acquavitaro?
L’avvocato Emanuele Palermo, nel 1804, scrisse un piccolo saggio dal titolo Colpo d’occhio su la condotta de’ Patriotti durante la Repubblica Napoletana nell’anno 1799, dove ricostruisce le origini della massoneria a Napoli. Un negoziante francese di drappi e seta e un acquavitaro piemontese furono, intorno al 1745, i fondatori della prima loggia nella capitale meridionale. Sul negoziante abbiamo notizie molto precise: trattasi di Louis Larnage di Lione, mentre sul venditore o produttore di acquaviti fino ad oggi nulla conoscevamo. Adesso sappiamo che è l’Autore del testo rinvenuto dalla prof.ssa Annicelli. Non sappiamo, però, nulla oltre il suo mestiere.
Come mai risulta trascritto solo il rituale di Apprendista e non quelli di Compagno e di Maestro?
Dalla breve cronistoria riportata dall’Acquavitaro risulta che l’iniziativa di costituire una loggia a Napoli nasce dalla richiesta di alcuni militari stranieri al servizio dei Borbone di essere iniziati liberi muratori. Il Larnage, già attivo massone nella natia Lione, ottiene dai suoi connazionali solo il rituale al grado d’Apprendista, cioè quello che necessita per l’adesione alla massoneria. Un rituale e un catechismo che risultano chiaramente tradotti in italiano da originali francesi. Il mercante d’oltralpe otterrà, in seguito (nel 1748), anche gli altri due rituali, quello di Compagno e quello di Maestro, quando era ormai operante una loggia di almeno sette membri, come previsto dalla tradizione muratoria. Ciò risulta da un altro importante manoscritto, conservato nella Biblioteca Napoletana di Storia Patria, il noto Curioso Dilettante, che conferma, in gran parte, le notizie riportate dall’Acquavitaro.
Quando verrà pubblicato il manoscritto?
La prof.ssa Annicelli ha quasi completato la sua monografia e spero che, in tempi brevi, si passerà alla pubblicazione. In tutti i casi, l’opera rappresenterà, senza alcun dubbio, un contributo dell’Italia per il trecentesimo anniversario della costituzione a Londra della massoneria moderna (1717).



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