Terni, la loggia Petroni ricorda gli eroi del XX Settembre e l’episodio di Pescecotto

Il  XX Settembre del 1870, l’esercito sabaudo entrava a Roma e restituiva all’Italia la sua Capitale naturale. Era il coronamento di un sogno, per il quale tanti Patrioti avevano speso energie e dilapidato patrimoni, subito persecuzioni e prigionia, messo a repentaglio e spesso sacrificata la propria esistenza. Un tempo festa nazionale, oggi  a celebrarla ancora è la Massoneria Italiana, per la quale assume un significato simbolico, che va al di là del fatto storico: “la sconfitta del dispotismo e l’affermazione della libertà di culto e di pensiero”.

Anche quest’anno la Loggia Petroni di Terni riprende i propri lavori a Pian di Maratta, presso il “Casino Faustini”. Una tradizione che si perpetua ormai da più di ventennio e che quest’anno si svolgerà il 21 settembre. Una cerimonia semplice, l’inno d’Italia, quello di Garibaldi, una breve allocuzione, la deposizione di una corona, a ricordo della partenza alla conquista di Roma di una colonna di soli patrioti ternani. Un episodio sottaciuto spesso dalla storiografia risorgimentale e il cui ricordo è affidato alla costanza e alla perspicacia dei Fratelli della Loggia Petroni. Nel Giugno del ’67, si presentarono due Ufficiali garibaldini si presentarono a Pietro Faustini, con la lettera:

“Castelletti – 13 Giugno 1867.

Mio caro Pietro Faustini, vanno a vedervi il Capitano Valeriano Perelli ed il Sottotenente Galliani Giacomo per consultarvi sulla Ferriera Bertè che voi conoscete – Vostro Giuseppe Garibaldi”.

che spingeva ad un moto su Roma. A Pescecotto si raccolsero un centinaio di giovani ternani, che armati coi fucili, nascosti fin dai tempi di Aspromonte, nella notte del 18 Giugno, col fucile in spalla, un tozzo di pane e una crosta di formaggio nella bisaccia, traghettato il Nera, e s’avviarono sulla via per Roma. Giunti sui Monti della Fara, la mattina del 21 furono intercettati dall’Esercito Italiano: 72 di essi fermati dai granatieri, catturati dagli zuavi quanti quelli che varcarono ilconfine; arrestati nella quiete delle loro case, una volta tornati a Terni, i pochi sfuggiti alla cattura. Tra questi anche Pietro Faustini, che recluso alle Murate di Firenze, venne liberato su intercessione del sen. Francesco Guardabassi.Insignificante o quasi sul piano militare, l’episodio di Pescecotto ebbe però il merito di rilanciare il movimento insurrezionale dopo l’infausta giornata d’Aspromonte. La sua importanza è sottolineata dall’epigrafe dettata dall’On. Pantano:

“Qui si raccolse nel 1867 intorno a Pietro Faustini il primo manipolo della gloriosa falange che al lampo fatidico di Garibaldi attraverso la grande epopea di Mentana aprì la via alla conquista di Roma.”

Da tutt’Italia infatti, eccitati e desiderosi d’azione, giovani e vecchi Patrioti cominciarono ad affluire a Terni, pronti a scrivere una nuova gloriosa pagina del Risorgimento italiano.



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