“Sulla via della Bellezza: sosta a San Galgano”. Il video della lectio del filosofo Vito Mancuso

Il suggestivo scenario dell’Abbazia di San Galgano ha fatto da cornice a un incontro organizzato il 5 luglio, a cura delle logge senesi del Grande Oriente d’Italia “Arbia” (138), “Montaperti” (722), “Salomone” (758), “Ormus (1090) e Agostino Fantastici (1472). Protagonista il teologo Vito Mancuso che ha tenuto una conferenza su “Sulla via della Bellezza: sosta a San Galgano”.

L ’evento , com’era prevedibile, ha raccolto numerosi consensi testimoniati dalla folta presenza di pubblico. Al saluto del Presidente del Collegio Toscano, Luigi Vispi, è immediatamente seguita la relazione sulla “Bellezza” del noto filosofo Mancuso che è partito dall’impatto della moderna Umanità vuoi sul piano esteriore, ovvero sulla Natura, vuoi su quello interiore ovvero sull’humanitas dei singoli. La prima domanda a cui rispondere è “cosa siamo?” tenendo però in considerazione il fatto che “gli esseri umani hanno bisogno di sentirsi protetti, di una precisa identità perché hanno paura”: una paura del domani, di ciò che sarà che cresce solitamente con la maturità degli individui. Per rispondere alla prima domanda Mancuso ha citato molti grandi del passato che spesso si attestano su schieramenti contrapposti come Plauto negli Asinaria che vede l’uomo come “lupo” (Homo Homini Lupus) poi ripreso e diffuso da Hobbes e Stazio che controbatte con il suo “Homo Homini Deus”. Il concetto poi dell’Uomo come microcosmo diffuso nuovamente in epoca moderna da Leonardo, che vedeva appunto nell’uomo una rappresentazione in scala ridotta dell’intero cosmo (macrocosmo), concetto da egli stesso sintetizzato nel famoso “uomo vitruviano”. Oggi, in molti vedono l’Uomo come un “cancro” per il pianeta che corre un pericolo “mortale”. Hannah Arendt, una dei maggiori filosofi del XX secolo, scrive nel suo “La vita della mente” che “non è irrilevante notare come la parte immortale e divina nell’uomo non esista se non viene attualizzata e focalizzata su ciò che è divino fuori di lui. In altri termini l’oggetto dei nostri pensieri conferisce immortalità al pensare stesso”. Ha aggiunto che “noi siamo indeterminazione”, ci determiniamo solamente in base a ciò che guardiamo. Ha spostato quindi la questione sulla considerazione se ci sia qualcosa a cui guardare, cui rivolgere l’attenzione che sia “divino” (o autentico, vero), un “messaggio” che sostanzialmente si può far derivare da quattro primarie posizioni: un messaggio che viene dall’alto, proprio delle religioni (teismo); la convinzione dell’assenza di un messaggio, dice  “solo fame e paura” (ateismo); il dubbio sul messaggio (agnosticismo); esiste un “messaggio” che dipende dall’individuo (fede filosofica) a cui sente di appartenere Mancuso stesso. Che quindi identifica il “messaggio” con la “bellezza” i cui livelli traggono origine da altrettante diverse sorgenti. Il mondo origina la bellezza “fisica”, quella della Natura; l’Umanità, ovvero l’uomo, origina la bellezza “morale” che si concretizza nelle azioni più elevate e rende alcune persone evidentemente più luminose di altre; l’arte origine della bellezza “spirituale”. E’ ritornato quindi alla questione di partenza, “cosa siamo?”, la “bellezza” è “una forza diretta al bene comune: essa dilata la nostra energia”: ripensando al nostro rapporto con il pianeta, come umanità stiamo rischiando di fallire, perdendo il nostro “essere sapiens” torniamo ad essere solo “faber e consumens” quindi conclude affermando che “la via della bellezza è la via della salvezza”.

Nelle conclusioni, il Gran Maestro Stefano Bisi ricorda come la “via della bellezza” sia una costante nei lavori rituali di ogni loggia del Grande Oriente d’Italia, essa è un viaggio tortuoso, complesso verso una meta ideale, raggiungibile con il costante lavoro interiore ed esteriore. Un percorso verso la luce. Cita poi una lettera del Cardinale Martini, particolarmente caro a Mancuso, che venne pubblicata nella rubrica che egli teneva sul Corriere della Sera: un uomo che scrisse al cardinale dicendo che egli non credeva, ma riconosceva la meraviglia e la bellezza di ciò che lo circondava, Martini rispose che a differenza del primo lui “credeva” ma ciò che gli accomunava era la sensazione, lo “stupore” che entrambi provavano di fronte alla bellezza del “creato”. Bisi ha aggiunto che la bellezza si mantiene e si genera attraverso l’armonia, armonia nei confronti di sé stessi, degli altri, dell’ambiente. Per trovare l’equilibrio interiore, ovvero l’armonia interiore, dobbiamo conciliare la forza con l’amore. Per quella con gli altri, con la comunità, dobbiamo lavorare quotidianamente imparando a riconoscere, dandogli una parte di valore anche piccola, le ragioni altrui; in modo da mantenere sempre aperto il dialogo pacifico. Infine ha affrontato l’armonia con l’ambiente che è segnata dall’eterno dilemma del difficile equilibrio fra il “lavoro”, diritto inalienabile di ciascuno, con l’altrettanto fondamentale diritto alla “salute”, ricordando la complessa questione dell’Ilva a Taranto, i cui effetti sono evidenti nel quartiere Tamburi: per risolverlo è necessaria una profonda riflessione ed una presa di coscienza del fatto che è l’uomo ad appartenere alla Terra e non il contrario. Anche Bisi ha concluso con una citazione che ricorda come gli uomini siano paragonabili ad una vetrina che di giorno è illuminata dal sole, ma la notte resta visibile solamente se ha una luce propria, discorso che trasposto nell’uomo indica la “luce interiore”, la “luce della bellezza”. E come accade alla chiusura dei nostri lavori rituali augura che le luci della “sapienza”, della “Bellezza” e della “Forza” possano permanere nei cuori dei presenti. (Gianmichele Galassi)

Abbazia di San Galgano È dedicata a Galgano Guidotti, il cavaliere che dopo una vita dedita alla violenza e alla lussuria rinunciò alla vita mondana e diventò eremita ritirandosi in una capanna nella sommità della collina di Montesiepi. L’Abbazia sorge a valle. Iniziata verso il 1220 ma consacrata solo nel 1268, segna l’inizio dell’arte gotica in Toscana. Dopo il ‘500 il complesso andò gradatamente in rovina fino al 1924 quando fu restaurato da Gino Chierici ma solo allo scopo di rallentarne l’inarrestabile degrado: il risultato è che adesso non appare affatto come un rudere ma bensì come un’originale struttura lasciata volutamente incompiuta.Le proporzioni, i materiali, l’assenza del tetto, il rosone vuoto, il silenzio, il cielo a vista avvolgono e stordiscono. Ed è proprio la mancanza del tetto, crollato nel 1768, che esalta l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto come un inno alla spiritualità, accomunando in questo l’Abbazia a quelle di Melrose e di Kelso in Scozia, a quella di Cashel in Irlanda e a quella di Eldena in Germania.

La spada nella roccia nella cappella di San Galgano

Nella Rotonda di Montesiepi – costruita nel luogo dove dimorò Galgano e che sovrasta l’Abbazia – è custodita la spada che, secondo la leggenda, il cavaliere conficcò miracolosamente nella roccia come segno di addio alle armi e l’inizio di una vita morigerata: “ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre”, è scritto nei verbali del processo di canonizzazione, il più antico che si conosca. Galgano morì nel 1181 e quattro anni dopo fu proclamato santo da papa Lucio III.

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3 commenti a ““Sulla via della Bellezza: sosta a San Galgano”. Il video della lectio del filosofo Vito Mancuso

  1. Per puro caso ho qui davanti a me “Disputa su Dio e dintorni” di Corrado Augias e Vito Mancuso. Certo, teologo Mancuso, verrò ad ascoltarti, così come ascolterò il mio laico G.M.V. Stefano Bisi. A presto, un Maestro della R.L.Montaperti.

  2. Complimenti alle logge senesi per avere organizzato questo incontro con Vito Mancuso .
    Parteciperò con piacere salvo imprevisti dell ultima ora

  3. La Libera Muratoria Universale alza la sua dignità sopra le teste e posa la mano sinistra sulla spada di Galgano, che non è certo capostipite delle autorità cittadine che hanno negato ,ma sicuramente degli iniziati di ogni tempo e fede.Come se fossero padroni delle istanze interiori degli uomini liberi ,chi ha negato la nostra ritualità, certifica dal pulpito sterile e disseccato dai tempi l’ ignoranza avversa al più antico rito dell’uomo, trovarsi tra fratelli ad ammirare la bellezza, per rinvigorire lo spirito..

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