Rocchetta Mattei. Il Castello dell’alchimista, un viaggio nel cuore di uno dei luoghi più enigmatici dell’Appennino bolognese

C’è un luogo, nel cuore dell’Appennino bolognese, dove il tempo sembra aver smarrito il proprio ordine e dove la storia non procede in linea retta, ma per visioni, suggestioni e improvvisi salti dell’immaginazione. È un castello che non appartiene completamente al Medioevo, anche se affonda le sue radici in un’antica rocca fortificata; non appartiene soltanto all’Ottocento, il secolo che lo vide nascere; e non appartiene neppure soltanto al presente, che dopo decenni di abbandono lo ha restituito alla collettività. Arroccata su uno sperone roccioso a 407 metri di altitudine, tra le vallate del Reno e del Limentra, nel territorio di Grizzana Morandi, la Rocchetta Mattei appare ancora oggi come una visione materializzata nella pietra: una città fantastica in miniatura, un intreccio vertiginoso di torri, cortili, scalinate, cupole, archi e passaggi nascosti. Un edificio che sembra uscito da un sogno orientalista, da un racconto fantastico o dalle pagine di un romanzo gotico. Un’architettura che, per il suo gioco di prospettive e di spazi che sembrano moltiplicarsi, richiama le costruzioni impossibili di Maurits Cornelis Escher. Più che una dimora, è un racconto. Più che un monumento, è un’autobiografia architettonica. Ogni sala, ogni decorazione, ogni prospettiva sembra custodire il pensiero di un uomo che volle trasformare la propria idea del mondo in un’opera totale, capace di unire arte, scienza, medicina, spiritualità e immaginazione. (continua su Erasmo)



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