Ricordando Nicola Farnesi, il fratello di Lucca che nel 1895 realizzó il collare del Gran Maestro, simbolo altissimo del lavoro massonico e dell’autoritá della suprema guida del Grande Oriente

di Roberto Pizzi

Nella sua intervista al giornalista de “La Stampa” Luigi Grassia, su Erasmo – n. 11, dicembre
2022 – il Gran Maestro Stefano Bisi dice ( pag. 9): “Un’emozione grande è stata soprattutto entrare con il collare che indosso, nella Sala Zuccari, che era il Tempio Maggiore della Massoneria del Grande Oriente. Questo collare è un simbolo importante del nostro lavoro e dell’autorità del Gran Maestro e per questo gli squadristi che presero d’assalto la nostra sede, lo cercarono per appropriarsene. L’allora amministratore del Goi riuscì a nasconderlo nelle fasce del nipotino appena nato. Poi lo murò all’interno di unappartamento, dove rimase nascosto fino al dopoguerra quando venne riconsegnato all’allora
Gran Maestro Guido Laj.”
Altrettanta emozione ci coglie noi fratelli lucchesi, ricordando un altro grande massone figlio della
nostra città, che già come Francesco Xaverio Geminiani e Antonio Mordini, si colloca a pieno
titolo nella storia della Massoneria italiana: costui era l’autore di questo prezioso collare che adorna
i Gran Maestri del G.O.I. e si chiamava Niccola Farnesi. La collana in oro massiccio
(del peso di 155 grammi), cesellata e gemmata, venne consegnata al Gran Maestro Adriano Lemmi,
a Palazzo Borghese (allora sede del G.O.I.), il 20 settembre del 1895, per celebrare il 25°
anniversario della fine del potere temporale dei papi e l’acquisizione di Roma a capitale d’Italia.
Dell’artista lucchese tracciamo questa breve biografia, augurando al Gran Maestro Bisi ed al
Grande Oriente d’Italia che rappresenta, di trovare “un giudice a Berlino” nel quale confidare di
avere giustizia, come la ebbe quel mugnaio di Potsdam che si era visto espropriare il mulino per la
prepotenza di un nobile della sua zona.

NICCOLA FARNESI

Niccola Farnesi nacque a Lucca, il 21 settembre del 1835. La sua fanciullezza fu
irrequieta, insofferente agli schemi imposti da una società severa ed autoritaria. Si narra
che fosse un impasto di timido e ingenuo sognatore che non rinunciava a slanci di
ribellione, per correre libero nella campagna a ”tuffarsi nell’erbe fiorite ed a guardare nel
cielo azzurro disegnarsi le nuvole come fate bianche”; e ciò ci ricorda l’eterna storia di
Pinocchio, allegoria della favolosa condizione infantile, celebrazione della libertà e dello
slancio della fantasia contro le regole del perbenismo borghese. Il ragazzo Farnesi, come
il ragazzo-burattino, va alla scoperta della vita ora dolente, ora gioiosa; si ribella, sbaglia,
si pente e si disillude, si dispera e cade, ma sempre risorge dopo ogni naufragio. La sua
metamorfosi inizia quando la madre riesce ad accasarlo nella bottega dell’incisore Pietro

Casali, dove il giovane scoprirà la sua vocazione. Da lì l’ascesa verso l’arte di questo figlio
di famiglia umile, il quale grazie solo al suo talento diverrà professore all’Istituto lucchese
delle “Belle Arti” e orafo e incisore di chiara fama, al quale si sarebbe rivolta una
qualificata committenza, anche internazionale. Ma Farnesi non era solo un artista: il suo
impegno fu anche nel campo sociale e politico (nell’area della sinistra risorgimentale).
Partecipò alla fondazione della Croce Verde di Lucca, insieme ad artisti come gli scultori
Francesco Petroni e Arnaldo Fazzi, o come i pittori Vincenzo Barsotti e Giorgio Lucchesi e
ne divenne Presidente dal 6 aprile 1902 fino alla sua morte, avvenuta l’8 febbraio 1904.
L’associazione di Pubblica Assistenza annunciò la sua scomparsa con un necrologio in
cui era scritto: “nell’adamantina saldezza dei principi razionalisti che professò sempre a
viso aperto si spense l’illustre Niccola Farnesi”.
Altre sue scelte non irrilevanti furono l’adesione alla Fratellanza Artigiana (della quale fu
anche presidente) ed alla Massoneria lucchese, nella Loggia “Francesco Burlamacchi”.
Fece parte dell’Associazione del Libero Pensiero e dell’Associazione Anticlericale
lucchese, sorta nell’ottobre 1896 come risposta laica, dopo che a Roma si era costituita
l’Unione Antimassonica, capeggiata da eminenti personaggi del clero e del patriziato. In
quell’anno, dal 26 al 30 settembre, si svolse a Trento il Primo Congresso Antimassonico,
organizzato dall’associazione clericale per studiare “l’esecranda Setta Massonica”. Proprio
a Lucca se ne pubblicarono gli atti nel numero unico La Nuova Crociata. Il funerale del
Farnesi fu imponente e solenne: un lungo corteo, in forma puramente civile, rese onore al
suo feretro, sfilando per le vie del centro storico, fino al cimitero. Dietro a numerosi labari
massonici, inclusi quelli delle logge lucchesi “Libertas” e “Burlamacchi”, erano presenti le
maggiori autorità della città, i rappresentanti della Fratellanza Artigiana, della Società
Operaia, del Libero Pensiero e dell’Unione Militare. Le orazioni funebri vennero
pronunciata dal sindaco di Lucca, dall’imprenditore Giorgio Giorgi in rappresentanza della
loggia “Burlamacchi”, dall’avv. Giannini, dal cav. Cappelletti a nome delle “Belle Arti” e
dall’avv. Bianchi per l’associazione del Libero Pensiero. Anche Giacomo Puccini partecipò
idealmente al cordoglio per la sua scomparsa.
Nel centenario della sua morte Farnesi è stato ricordato in una conferenza stampa presso
l’Istituto Storico Lucchese, a cui è seguita l’apposizione di una corona di fiori nel Famedio
del cimitero, dove nel 1907 fu collocato un medaglione con la sua effige, realizzato dal
figlio Alfredo, divenuto valente artista sulle orme paterne. Su di esso è scritto:
RICONDUSSE L’ARTE DELL’ORAFO ALLO SPLENDORE DEL RINASCIMENTO.

Anche Alfredo Farnesi (1866 – 1909) aveva nel sangue lo spirito artistico come il padre e
lavorò molto a Firenze, divenendo un apprezzato incisore. Fu Segretario della
Fratellanza Artigiana di Lucca e seguì le orme paterne nella Massoneria: il suo nome
compare nel libro matricola della Loggia “Libertas” ricostituitasi nel 1908 anche col suo
contributo.
Sia Niccola che Alfredo Farnesi erano conosciuti da Giovanni Pascoli che di loro
possedeva diverse medaglie commemorative e – come l’altro poeta massone Giosuè
Carducci (si veda l’epigrafe per il fratello mazziniano Tito Strocchi) – lasciò in ricordo ai
lucchesi un suo epitaffio. Per la prematura morte della prima moglie di Adolfo, Noemi
Giuliani (1867-1901), Pascoli scrisse la commovente epigrafe apposta sulla sua tomba nel
cimitero di Sant’Anna, che tocca i temi degli affetti familiari, dell’amore fra coniugi, del
rapporto con la madre di lei, della morte, del dolore, dei ricordi:
MI FU LUNGA LA VITA E LA VIA CORTA, /PERCHÈ SOFFERSI E RIAMATA AMAI. /
IO PRESI IL MALE DI CHE TI SON MORTA, / DA LEI CHE MALE NON MI HA FATTO
MAI. / M’APRÌ MIA MADRE PIANO LA GRAN PORTA, / MI DISSE QUI CON ME
L’ASPETTERAI. / ADOLFO ADOLFO CHE LONTANO GEMI, /
NON DIRMI MARA, DIMMI ANCOR NOEMI.
La malattia che portò Noemi al decesso fu la tubercolosi, contratta dalla madre, alla quale
niente viene rimproverato. Anzi nei confronti della figura materna prevale un senso di
riconoscenza per aver accompagnato la figlia al passo supremo e per avere condiviso con
lei gli ultimi momenti della vita. Da notare l’espressione “ti son morta” rivolta al marito,
quasi una richiesta di perdono per l’abbandono precoce del coniuge. L’invocazione finale
al caro Adolfo chiude il testo: il marito è lontano ormai, ma il suo gemito deve essere
attenuato dal ricordo dei tempi belli del matrimonio. ”Non dirmi Mara, dimmi ancor
Noemi”. Si tratta di un riferimento al testo biblico contenuto nel Libro di Rut, in cui – al
contrario – Noemi, che in ebraico suona come gioia, delizia, dopo essere stata duramente
provata dalle sciagure della vita, chiede di essere chiamata Mara, che significa tristezza,
amarezza.
Con l’augurio di poterci chiamare, tutti, oltre che col nostro nome, anche con quello di
Noemi, ringrazio per l’ascolto.
Roberto Pizzi, oratore della L. “A. Mordini” n. 547 or. di Barga e Lucca

revetto massonico di Niccola Farnesi, della Loggia “F. Burlamacchi” all’Or. di Lucca, del 1874

Bibliografia essenziale:
Bruno Placido Campetti, Niccola Farnesi Orafo, in “La Rassegna Lucchese”, “Fratellanza
Artigiana” di Lucca, Lucca, 1905.
Roberto Pizzi, Niccola Farnesi, orafo e incisore. Actum Luce, Istituto Storico Lucchese,
Sede Centrale, n. 1 – 2004.
Vittorio Gnocchini, L’Italia dei Liberi Muratori, Brevi biografie di massoni famosi, Erasmo
Editore, Roma, 2005.
Franco Lencioni, Il Cimitero urbano di Lucca, Istituto Storico Lucchese, Sede Centrale,
Lucca, 2007, vol. I.
Roberto Pizzi, Lucca essoterica, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca, 2021.
Giovanni Macchia, Curiose e insolite iscrizioni lucchesi. Una epigrafe funeraria pasco
liana, Lucca News. Dicembre 2022/Gennaio 2023.



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