Ricordando il grande giurista Piero Calamandrei

Il 27 settembre 1956 moriva a Firenze Piero Calamandrei, grande giurista, partigiano, tra i  padri della Costituzione italiana. Nato nel capoluogo toscano il 21 aprile del 1889, partecipo’ alla guerra del 15-18 come volontario, guadagnandosi i gradi di tenente colonnello che rifiuto’ scegliendo la carriera accademica. Si oppose con forza all’ascesa del fascismo e con i fratelli Rosselli fondo’ il Circolo di cultura di Firenze, che nel 1924 fu devastato dagli squadristi e chiuso. Collaboro’ con il periodico clandestino Non Mollare fondato e diretto da Carlo Rosselli e fu membro di “Italia Libera”, che avrebbe più tardi ispirato il movimento “Giustizia e Libertà” e poi nel 1942 la nascita del  Partito d’Azione.  Aderi’ all’Unione nazionale antifascista promossa da Giovanni Amendola e  nel 1925 sottoscrisse il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce.

Sostenne il movimento partigiano, mantenendo contatti e collaborando con la Resistenza, nella quale fu particolarmente attivo il figlio Franco. Dopo la Liberazione, fu nominato membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione. Quando questo si sciolse entrò nelle fila del partito socialdemocratico e fu eletto deputato nel 1948. Nel 1953, contrario alla “legge truffa”, sostenuta anche dai socialdemocratici, prese parte, con  Ferruccio Parri, alla fondazione di “Unità Popolare”, che contribuì ad impedirne l’approvazione.

Il 26 gennaio 1955 tenne a Milano il  famoso discorso, entrato nella nostra storia,  presso la Società Umanitaria di Milano rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori, che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana. Un discorso, che, ispirato agli ideali risorgimentali, si concludeva con queste parole, che il Gran Maestro Stefano Bisi ama citare:

«… quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione»



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