Ricordando Giovanni Gaeta, l’autore della “Leggenda del Piave”, uno dei più celebri canti patriottici italiani

Il 24 maggio 1915, dopo dieci mesi di neutralità dall’inizio della Grande Guerra, l’Italia entrava ufficialmente nel conflitto contro gli Imperi centrali. Alle 3.30 del mattino di quel lunedì, precedute dal fuoco degli obici, le truppe italiane oltrepassarono il confine austro-ungarico avanzando verso le terre irredente del Trentino, del Friuli e della Venezia Giulia. Fu l’inizio di una lunga e sanguinosa campagna destinata a segnare profondamente la storia nazionale.

A trasformare quel momento storico in un simbolo destinato a imprimersi nella memoria collettiva degli italiani fu, nel 1918, il poeta e musicista napoletano Giovanni Gaeta, conosciuto con lo pseudonimo di E. A. Mario. La sua “Leggenda del Piave”, divenuta universalmente nota come La Canzone del Piave, seppe incarnare lo spirito patriottico e il sacrificio dei soldati italiani al fronte.

Gaeta, repubblicano e animato da una profonda fede mazziniana, apparteneva anche alla Massoneria. Secondo quanto riferisce Vittorio Gnocchini nel volume L’Italia dei Liberi Muratori (Erasmo, Roma 2005), fu iniziato il 9 febbraio 1916 nella loggia “Unione e Lavoro” di Napoli. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la sua Leggenda del Piave svolse per un breve periodo la funzione di inno nazionale italiano, prima del ritorno della Marcia Reale e poi della definitiva adozione del Canto degli Italiani. Quest’ultimo, scritto dal patriota e massone Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, venne scelto in via provvisoria dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre 1946, diventando ufficialmente l’inno nazionale soltanto nel 2017.

La Prima guerra mondiale, iniziata il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia dopo l’attentato di Sarajevo del 28 giugno in cui venne ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, si concluse l’11 novembre 1918. Il conflitto coinvolse ventisette Paesi, provocando circa dieci milioni di morti e venti milioni di feriti, oltre a devastazioni senza precedenti. Fu anche una guerra caratterizzata dall’impiego massiccio di nuove tecnologie belliche: aerei, sommergibili, carri armati, mitragliatrici e gas tossici come il fosgene e l’iprite, chiamata così dalla città belga di Ypres, dove il 22 aprile 1915 venne utilizzata per la prima volta.

Alla Conferenza di pace di Parigi del 1919, l’Italia ottenne il Trentino, Trieste, l’Istria e l’Alto Adige, territorio a maggioranza linguistica tedesca. Restarono invece escluse Fiume e gran parte della Dalmazia. Da quella delusione nacque il mito della “vittoria mutilata”, che spinse Gabriele D’Annunzio e i suoi legionari all’occupazione di Fiume e alla proclamazione della effimera Reggenza del Carnaro.

Figura centrale della canzone italiana del Novecento, Giovanni Gaeta occupa un posto di rilievo accanto a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo e Libero Bovio tra i grandi interpreti della tradizione musicale napoletana. La sua produzione, vastissima e di grande qualità poetica, attraversò il primo dopoguerra fino agli anni Cinquanta. Celebri le incisioni di Santa Lucia luntana interpretate da Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Gilda Mignonette e molti altri artisti. Nel tempo le sue composizioni entrarono nel repertorio dei maggiori tenori del Novecento, da Giuseppe Di Stefano a Mario Del Monaco, fino a José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti.

Secondo la tradizione, E. A. Mario compose La Canzone del Piave nella notte del 23 giugno 1918, subito dopo la vittoria italiana nella battaglia del Solstizio. Le sue parole e la sua musica contribuirono a rinsaldare il morale delle truppe e dell’intero Paese. Il generale Armando Diaz, comandante supremo dell’esercito italiano, volle ringraziarlo personalmente con un telegramma, riconoscendo il valore morale e patriottico di quella composizione destinata a diventare una delle canzoni simbolo della storia italiana.



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