Ricordando Achille Ballori, assassinato a Palazzo Giustiniani il 31 ottobre del 2017

Il Grande Oriente d’Italia ricorda il medico e autorevole esponente della Massoneria, assassinato a Roma alla vigilia dell’ascesa del fascismo. Il delitto avvenne in un clima di crescente ostilità verso la Libera Muratoria; pochi anni dopo, le logge sarebbero state travolte da una violenta campagna di persecuzioni.

Achille Ballori, medico e figura di primo piano del Grande Oriente d’Italia, fu ucciso a colpi di pistola la sera del 31 ottobre 1917 nella sede della Comunione, a Palazzo Giustiniani, a Roma. L’assassino, che si presentò con il nome di Giobbe Giobbi, riuscì a fuggire e venne arrestato il giorno successivo. L’omicidio maturò in un clima di crescente ostilità antimassonica e precedette le violenze che avrebbero colpito la Libera Muratoria durante il fascismo.

Nato il 29 aprile 1850, Ballori fu un medico stimato: diresse l’ospedale civile di Mantova e, in seguito, gli Ospedali Riuniti di Roma. Durante l’amministrazione del sindaco Ernesto Nathan ricoprì l’incarico di assessore all’Igiene della Capitale.

Anche il suo percorso massonico fu di primo piano. Nel 1874 era già maestro nella loggia pisana Umanità e Progresso; nel 1891 divenne venerabile della loggia romana Rienzi e, due anni più tardi, fu eletto Gran Maestro Aggiunto. Alla vigilia della morte si preparava a succedere a Ettore Ferrari, che stava per lasciare la guida del Grande Oriente. Per sua volontà fu cremato e l’urna venne collocata nel mausoleo dei Gran Maestri al Verano.

L’agguato a Palazzo Giustiniani

Intorno alle 18.15 del 31 ottobre, un uomo sulla quarantina, con un pizzetto, un abito grigio e un cappello a lobbia, si presentò al portone di Palazzo Giustiniani chiedendo di parlare con Ballori. Gli uscieri lo fecero accomodare e avvisarono il Gran Maestro Aggiunto, che si trovava nel proprio ufficio con il Gran Segretario, il professor Ulisse Bacci.

L’uomo entrò nella stanza e chiese di restare solo con Ballori. Poi estrasse una pistola e la puntò contro di lui. Ballori cercò riparo in un angolo e tentò di fuggire, ma l’assassino sparò quattro colpi. Subito dopo lasciò il palazzo, fischiettando l’inizio della Cavalleria rusticana. Bacci soccorse Ballori, che si accasciò sul pavimento e morì. L’autopsia stabilì che un proiettile gli aveva raggiunto il cuore.

L’uomo si presentò poi nell’abitazione di Ettore Ferrari, ma non lo trovò. Disse alla portiera di dovergli consegnare del denaro e se ne andò. Si recò infine alla sede del Giornale d’Italia, dove chiese a un fattorino come mai il quotidiano non fosse ancora uscito. Gli venne risposto che la pubblicazione era in ritardo per la notizia dell’uccisione di Ballori.

L’arresto e la perizia psichiatrica

La Questura, avvertita dell’omicidio, predispose la sorveglianza delle abitazioni dei principali esponenti massonici. Il giorno seguente, verso le 15.30, due agenti fermarono l’uomo in via Torino, nei pressi della residenza di Ernesto Nathan. Mostrò un passaporto intestato a Lorenzo D’Ambrosio, 47 anni, originario di Avellino e residente a Roma, dove risultava farmacista. Aveva con sé un coltello e un revolver scarico.Durante l’interrogatorio D’Ambrosio manifestò un’avversione ossessiva nei confronti della Massoneria, che riteneva responsabile delle proprie disgrazie, compreso il ricovero in manicomio avvenuto nel 1916 e la morte della sorella in America. Disse di voler colpire l’organizzazione attraverso i suoi esponenti più rappresentativi, pur dichiarando di non nutrire una particolare antipatia per Ballori, che descrisse come una persona onesta e dal «grande cuore». Affermò inoltre di aver acquistato dei fiori da deporre sulla sua tomba. Nel corso dell’istruttoria, il giudice dispose una perizia psichiatrica. D’Ambrosio fu giudicato affetto da «demenza paranoide» e definito «alienato criminale». Non venne considerato imputabile, ma, ritenuta la sua libertà pericolosa per sé e per gli altri, ne fu ordinato il ricovero in manicomio.

Dall’omicidio alle persecuzioni fasciste

La vicenda di Ballori precedette di pochi anni la campagna di violenze contro le logge massoniche. Nel novembre 1921, il congresso fondativo del Partito nazionale fascista sancì l’incompatibilità tra fascismo e Libera Muratoria. Da quel momento, squadristi e organizzazioni fasciste presero di mira sedi e appartenenti al Grande Oriente d’Italia.Il giornale Cremona Nuova, controllato da Roberto Farinacci, arrivò a invocare la raccolta degli elenchi dei massoni e la loro fucilazione. A Firenze, il Direttorio del Fascio proclamò guerra all’associazione. Nell’estate e nell’autunno del 1924, le aggressioni si estesero a diverse città, tra cui Torino, Pistoia, Lucca, Livorno, Siena, Firenze, Bari e Ancona. Violenze e sequestri colpirono anche le sedi di Venezia, Roma, Milano e Palermo.A Roma, l’assalto a Palazzo Giustiniani segnò uno dei momenti più emblematici di quella stagione. Il ricordo di Ballori, ucciso nello stesso giorno in cui nel 1917 si consumava la ritirata di Caporetto, si lega così alla storia delle persecuzioni che avrebbero colpito la Massoneria negli anni successivi.



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