Per non dimenticare. Ottanta anni fa il rastrellamento nazista al ghetto di Roma

Il 16 ottobre 1943 era un sabato, giorno di riposo per gli ebrei che si apprestavano a celebrare anche la festa di Sukkot. E quel giorno fu scelto dai nazisti per sorprendere all’alba le famiglie nelle loro case. Dalle 5.30 alle 14 furono arrestati oltre 1.200 ebrei. Il grande rastrellamento ebbe il suo epicentro nell’antico Ghetto ma fu eseguito anche in vari altri quartieri della città. Gli arrestati restarono per due giorni rinchiusi al Collegio Militare di via della Lungara. Poi, vennero fatti salire su un treno merci alla stazione Tiburtina e deportati verso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove furono i primi 1.022 ebrei italiani ad arrivare. Nel 1945, alla fine della guerra, di quel convoglio tornarono vivi solo in 16.

Poco piú di un mese prima, all’indomani dell’8 settembre, Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, comandate delle Sd e della Gestapo a Roma, aveva ricevuto un messaggio da Heinrich Himmler, ministro dell’interno, comandante delle forze di sicurezza della Germania nazista in cui si diceva: “i recenti avvenimenti italiani impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”. Pochi giorni dopo Himmler fu più esplicito e in un telegramma segreto e strettamente riservato inviato a Kappler disponeva il trasferimento in Germania “di tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione”, ordinando di organizzare un blitz a sorpresa. Nel pomeriggio di domenica 26 settembre Kappler convocò presso il proprio ufficio a Villa Wolkonsky il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ugo Foà, e quello dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Dante Almansi, intimando loro la consegna, entro trentasei ore, di almeno 50 chilogrammi d’oro, in cambio dell’incolumitá degli ebrei.

La mattina dopo iniziò la raccolta dell’oro nella sinagoga, Alle ore 18 di martedì 28, dopo una proroga dei termini di quattro ore, accordata dallo stesso Kappler, i capi della Comunità ebraica romana si presentarono a Villa Wolkonsky per la consegna dell’oro. Kappler li fece accompagnare da una scorta nel vicino edificio di via Tasso 155 dove l’oro fu pesato per ben due volte e poi dii qui spedito a Berlino.

Nei primi giorni di ottobre arrivò a Roma con uno staff di una decina di uomini Theodor Dannecker per organizzare la retata. Il 14, Kappler ordinò il saccheggio delle due biblioteche della Comunità ebraica e del Collegio rabbinico e fece caricare due vagoni ferroviari diretti in Germania con il materiale, trattenendo con sé gli elenchi completi dei nomi e degli indirizzi degli ebrei romani per organizzare insieme ai commissari di pubblica sicurezza Raffaele Aniello e Gennaro Cappa, l’operazione di rastrellamento che scattó il giorno successivo.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *