16 maggio 1925. Il discorso di Gramsci alla Camera contro la legge che mise al bando la Massoneria

Circolare n. 4 del 14 aprile 1925 del Partito Nazionale Fascista. Anticipa la discussione alla Camera della legge sulle associazioni n. 2202 del 25 novembre 1925

Fu nel maggio di 95 anni fa che il fascismo ottenne l’approvazione del parlamento al progetto di legge contro la Massoneria.  Una legge, che entrerà in vigore il 26 novembre del 1925, e che segnerà l’inizio della fine di tutte le libertà civili.

Il testo della normativa, elaborato già a partire da gennaio, era tra le priorità assolute del governo e del partito fascista, che il  14 aprile aveva diramato a tutte le sue Federazioni una circolare, la n.4, in cui si legge: “la Massoneria costituisce in Italia l’unica organizzazione concreta di quella mentalità democratica che è al nostro partito e alla nostra idea della Nazione nefasta ed irriducibilmente ostile, che essa, ed essa soltanto, permette ai vari partiti, borghesi e socialisti, dell’opposizione parlamentare ed aventiniana, la resistenza, la consistenza e l’unità di azione”.

La discussione in aula del pdl venne fissata per il 16 maggio. Relatore della proposte era Emilio Bodrero, tra i più virulenti avversari della Libera Muratoria all’interno del Pnf, sostenitore di una feroce campagna  che era sfociata l’anno precedente, nell’agosto del 1924, con  l’impegno ad annientarla. Cosa che aveva scatenato le violenze degli squadristi che cominciarono a mettere a ferro e fuoco le logge.

Tra i pochissimi deputati presenti in aula  nel giorno della discussione, Antonio Gramsci che prese la parola per scagliarsi contro quella legge. Fu anche il suo primo e unico intervento in un parlamento ormai completamente fascistizzato. Ma la sua, come avverte lo storico e Gran Maestro Onorario del Grande Oriente Santi Fedele, non fu  un’arringa in difesa dei massoni ma una lucida denuncia contro la deriva liberticida in atto. Leggi Erasmo2/2017 pagina 14

Ad aprire il dibattito era stato Gioacchino Volpe, che nella sua arringa a sostegno del provvedimento fascista tolse anche ogni dubbio sul riferimento della legge alla Libera Muratoria, alla quale dedicò tutto il suo infuocato intervento, accusandola di “equivoco politico,  degenerazione della vita pubblica, confusionismo delle idee, sopravvivenza di illuminismo e di ideologie settecentesche,  pacifismo spappolato, internazionalismo,  disorganizzazione dello Stato, strumento di stranieri interessi a danno del Paese, vecchio e vacuo anticlericalesimo, e specialmente intrigo e  camorra”.

Chiusa la discussione, al momento della votazione venne a mancare il numero legale, la seduta fu così aggiornata e la proposta di legge venne approvata il 19 maggio con 289 voti contro 4. Il senato votò a suo favore  nella seduta del 22 novembre 1925. Lo stesso giorno, una balaustra di Torrigiani sciolse tutte le logge aderenti al Grande Oriente d’Italia , ma non il Grande Oriente d’Italia, che continò la sua opera.

Il Grande Oriente ha curato la pubblicazione di un volume dal titolo“Gramsci e la Massoneria” con la prefazione del Gran Maestro Bisi in cui viene riportato il discorso parlamentare del leader comunista tenuto alla Camera  contro la legge fascista che voleva abolire la Libera Muratoria.Il volume è edito da Tipheret.

Si riporta di seguito l’art. 2 della legge 26 novembre 1925 n. 2029 sulla “Regolarizzazione dell’attività delle Associazioni e dell’appartenenza alle medesime del personale dipendente dallo Stato”, che venne immediatamente definita dagli stessi giornali fascisti, e così passata alla storia, come la “legge contro la massoneria”; chiaramente finalizzata a infliggere, al culmine di due anni di ininterrotte violenze a uomini e sedi perpetrate dagli squadristi, un colpo mortale e definitivo al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

 “… I funzionari, impiegati ed agenti civili e militari di ogni ordine e grado dello Stato, ed i funzionari, impiegati ed agenti delle Province e dei Comuni, o di istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, che appartengano, anche in qualità di semplice socio, ad Associazioni, Enti od Istituti costituiti nel Regno, o fuori, od operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto, sono destituiti o rimossi dal grado o dall’impiego o comunque licenziati.

I funzionari, impiegati, agenti civili e militari suddetti, sono tenuti a dichiarare se appartennero o appartengono, anche in qualità di semplici soci ad Associazioni, Enti ed Istituti di qualunque specie costituiti od operanti nel Regno o fuori, al Ministro nel caso di dipendenti dello Stato ed al Prefetto della Provincia in tutti gli altri casi; qualora ne siano specificamente richiesti”.

Non si può fare a meno di notare come il testo riecheggi i contenuti di alcune proposte depositate in quest’ultimi anni in Parlamento, una delle quali ripresentata in Senato, lo scorso marzo, dal Movimento 5Stelle, primo firmatario Elio Lannutti, in piena emergenza Covid- 19.



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