Non diffamò il magistrato, assolto Perfetti/Il Quotidiano del Sud

Querelato da Cordova, verdetto ribaltato dopo le precedenti condanne

Non diffamò il magistrato, assolto Perfetti

La querelle giudiziaria si risolve in favore del Gran maestro della Massoneria

ASSOLUZIONE finale per il cosentino Antonio Perfetti, 73 anni, gran maestro aggiunto del Grande oriente d’Italia, accusato di diffamazione ai danni del magistrato Agostino Cordova. La sentenza pronunciata nei giorni scorsi dalla Corte d’appello chiude la disputa giudiziaria tra i due, iniziata nel 2010 proprio con un intervista rilasciata da Perfetti al Quotidiano. »Siamo stati oggetto di un’indagine dettagliata, mimi ziosa, da parte del giudice Cordova, il quale è entrato nelle nostre case senza alcun permesso» disse in cruella circostanza Perfetti, riferendosi alle indagini che nel 1991 Cordova, a quei tempi procuratore di Palmi, aprì sulla massoneria deviata, estendendola in tutta Italia. Si indagò anche a Cosenza, con perquisizioni in casa di numerosi professionisti iscritti alla massoneria. Si ipotizzarono rapporti tra la stessa fratellanza con la `ndrangheta e la politica. Gli atti passarono poi a Roma, che nel 1994 archivio il tutto. Anni dopo Perfetti fu particolarmente critico con Cordova; da qui la decisione di quest’ultimo di denunciailo per diffamazione. Nei primi due gradi di giudizio, l’imputato era stato condannato a pagare mille euro di multa oltre alle spese da liquidare in favore del querelante, ma lo scorso luglio, in. Cassazione, il verdetto si era ribaltato. In quella circostanza, infatti, la Suprema Corte aveva valorizzato le teorie difensive degli avvocati Enzo Belvedere e Renato Vigna, avvocati di fiducia di Perfetti che lamentavano come in entrambi i giudizi di merito fosse stata omessa un’adeguata motivazione delle responsabilità attribuite all’imputato, trascurando sia ogni controdeduzione difensiva che la tesi della stessa Procura. Quest’ultima, infatti, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio, chiese l’assoluzione dell’avvocato Perfetti sul presupposto che le prove assunte avessero dimostrato come egli avesse agito nel pieno esercizio del cosiddetto diritto di critica. La Corte, dunque, annullando i precedenti verdetti ha disposto la celebrazione di un nuovo processo d’Appello che, nei giorni scorsi, ha sorriso nuovamente a Perfetti.(r.c)



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