Nel nome di Federico II la festa del Solstizio d’estate nell’Abbazia di Sant’Elena a Serra San Quirico


SERRA SAN QUIRICO – L’armonia, la fratellanza, Federico II di Svevia e il Gran maestro Stefano Bisi sono stati i protagonisti della Tornata circoscrizionale delle Marche per la celebrazione del Solstizio D’estate 2019 andato in scena presso la millenaria Abbazia di Sant’Elena. Oltre al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi erano presenti il Secondo Gran Sorvegliante Marco Vignoni, il Presidente del CollegioMarche Fabrizio Illuminati e il Grande Oratore della Serenissima Gran Loggia di San Marino. Grande successo in termini di partecipazione con oltre 160 fratelli provenienti dalle cinque provincie che hanno vissuto una serata giusta e perfetta grazie alla tornata magistralmente condotta da Gilberto Polverari, M.V. della Loggia Pitagora e dallo staff dell’Oriente di Jesi.

Complice la bella serata e la location millenaria, che si conferma luogo eccellente della Massoneria marchigiana, dopo l’apertura dei lavori in grado d’Apprendista la tornata circoscrizionale prende vigore con la distribuzione delle rosse rosse a cinque petali e, mentre il sole volge al tramonto, si passa all’accensione rituale del Fuoco Sacro dove la pergamena con tutti i nomi dei presenti viene bruciata come simbolo massimo di rinnovamento. Una rinascita che si rafforza negli spiriti di tutti i fratelli con la grande catena d’unione fa vibrare la parole sacre come un diapason esoterico.

Ma è stata la tavola “Federico II, un imperatore illuminato” scolpita per l’occasione da Fabrizio Illuminati che ha condotto i presenti in un vero e proprio viaggio temporale di grande forza e valore spirituale. Siamo nel 1239, Sant’Elena era all’epoca la più potente abbazia dell’intera vallesina, quando l’imperatore Federico II di Svevia, nel mese di agosto , si accingeva ‘a ricuperare all’Impero la marca di Ancona ed il ducato di Spoleto, egli indirizzò delle lettere a varie città marchigiane esortandole a scuotersi dal giogo della Chiesa ed a tornare sotto il dominio imperiale, tra cui Jesi, la sua città natale.

Gli Jesini non tardarono ad accorrere all’appello di Federico II e la presa di posizione a fianco dell’Imperatore comportò per tutti gli jesini la scomunica papale e forse risale ad allora una certa vena anticlericale che ha sempre serpeggiato nella città. Ma ciò che più sorprende è che anche i monaci di Sant’Elena si schierarono insieme alla città regia dalla parte dell’Imperatore; nonostante quest’ultimo fosse già stato scomunicato da papa Gregorio IX nel 1227. Questo episodio la dice lunga sulla benevolenza di cui godeva questo grande sovrano tedesco: svevo e normanno per sangue, greco e arabo, in parte ebraico, per educazione, italiano o meglio siciliano per scelta. L’Impero di Federico II davvero non ebbe confini. Oltre ai regni cristiani vennero a rendergli omaggio anche delegazioni dal mondo orientale dove era nota sua grande attenzione verso il mondo islamico, che tante critiche gli costò in quello cristiano.

La tavola riesce nel suo intento di rievocare le suggestioni di quell’epoca, Federico II, Jesi e l’Abazia di Sant’Elena, la corte di Palermo, l’islam, la fratellanza e la tolleranza verso il diverso per poter capire e accettare altre culture che arricchiscono invece di dividere.
Con il suo intervento Fabrizio Illuminati ha sottolineato la grande eredità dell’imperatore nato e Jesi: Federico II fu al tempo stesso uomo medievale e moderno – afferma il presidente del Collegio Goi Marche – il Medio Evo si esprimeva in lui nella concezione del mito imperiale, forte di un potere universale che gli derivava direttamente da Dio; la modernità era presente nella sua apertura ad integrazioni culturali ed equilibri politici sempre nuovi. L’atteggiamento di Federico II di fronte al mondo intellettuale del suo tempo ci dimostra che egli era già pervenuto al concetto dell’unità e della universalità del sapere umano, per cui veniva abolita ogni differenza fra un dotto cristiano, musulmano ed ebreo, con una ispirazione che oggi potremmo definire ecumenica. Senza discriminazione di razza e di fede, la sua Corte accolse tutti i principali uomini di cultura della sua epoca, attingendo soprattutto dalle più avanzate scuole d’Oriente>>. Il multiculturalismo di Federico II rappresenta, dunque, uno dei cardini per la formazione del moderno stato occidentale e a livello massonico quello che più dobbiamo ricordare è che fu soprattutto un uomo libero, a cui gli uomini liberi di tutti tempi hanno guardato con ammirazione e rispetto.

Conclude la tornata il Gran Maestro Stefano Bisi che, prendendo spunto dalla tavola su Federico II, coglie l’occasione valorizzare il concetto di tolleranza che deve essere alla base del comportamento di ogni massone; a tal riguardo ha fatto anche riferimento ai simboli del nostro tempio, in particolare al pavimento a scacchi, ed alla tavola di smeraldo che propongono il concetto di complementarietà degli opposti. (Mauro Luminari)

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