Napoli. A 310 anni dalla nascita, Raimondo di Sangro è una figura ancora avvolta dal mistero. Per l’ anniversario il suo Museo si è arricchito di un altro capolavoro

A 310 anni dalla nascita avvenuta a Torremaggiore, nel Tavoliere delle Puglie, il 30 gennaio del 1710, la figura di Raimondo di Sangro, resta ancora avvolta dal mistero. Come la sua incredibile Cappella Sansevero, oggi tra i più importanti musei di Napoli, situata nelle vicinanze della piazza San Domenico Maggiore, e attigua al palazzo di famiglia e da questo separata da un vicolo una volta sormontato da un ponte sospeso che consentiva l’accesso privato a quello che un tempo era un luogo di culto.

Interno della Cappella di Sansevero

Il mausoleo, in occasione dello storico anniversario di Raimondo di Sangro, si è arricchito di un nuovo capolavoro: il ritratto che del settimo principe di San Severo fece il pittore napoletano Francesco De Mura (1696-1782). L’opera, un prezioso ovale, databile  1750 circa, acquisita dal Museo e presentata al pubblico nel giorno del compleanno del principe, va ad aggiungersi al notissimo Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, conosciuto in tutto il mondo, alla Pudicizia di Antonio Corradini, al Disinganno di Francesco Queirolo, e alle enigmatiche macchine anatomiche, costituite dai due corpi totalmente scarnificati dove è possibile osservare, in modo molto dettagliato, l’intero sistema circolatorio.

 Il 27 febbraio scorso, prima che esplodesse in Italia l’emergenza coronavirus, la Cappella è stata tra le tappe del minitour compiuto nel centro storico di Napoli insieme al premier italiano Giuseppe Conte dal presidente francese Emmanuel Macron, prima del vertice Italia-Francia, ospitato a Palazzo Reale.

Raimondo di Sangro, morto a Napoli il 22 marzo 1771, esponente del primo Illuminismo europeo,  coltissimo letterato, uomo d’armi, inventore e mecenate, fu anche  primo Gran Maestro della Massoneria napoletana. E se nei sotterranei del suo palazzo si dedicò a sperimentazioni nei più disparati campi delle scienze e delle arti, dalla chimica all’idrostatica, dalla tipografia alla meccanica, fu nel simbolismo della Cappella Sansevero che espresse il suo grande genio.

Il principe fu anche autore ed editore di un libro pubblicato con l’approvazione della Crusca all’inizio del 1751 (anche se il frontespizio reca la data dell’anno precedente) dal titolo Lettera Apologetica, di straordinaria fattura tipografica, in cui, con il pretesto di difendere l’efficacia di un antico sistema comunicativo in uso presso gli Incas del Perù, toccava ben altri argomenti, soffermandosi su teorie relative all’origine del mondo, dell’uomo, della scrittura, che provocarono una durissima reazione da parte della Chiesa, che il 29 febbraio 1752 mise all’indice l’opera. La lettera, nella quale il principe citava Bayle, Swift, Pope e Voltaire, divenne un testo di riferimento per i difensori del libero pensiero.

Raimondo di Sangro incarnò i fermenti culturali e i sogni di grandezza della sua generazione, alimentando un vero e proprio mito intorno alla propria persona, destinato a durare nei secoli. Così lo ricorda l’iscrizione apposta sulla sua lapide: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere (…) celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.

A gettare nuova luce sulla figura del principe di Sangro e sulla sua attività libero muratoria, sono state recenti ricerche condotte a Ischia negli archivi di epoca borbonica da Lucia Annicelli che dirige dal 2010 la biblioteca Antoniana, e  che hanno portato alla scoperta  di un inedito manoscritto, che descrive i primi passi della Massoneria speculativa nel Regno di Napoli.

Un’incredibile documentazione che la studiosa ha pubblicato nel volume dal titolo “Il codice massonico di Ischia” con la Stamperia del Valentino, nel quale vengono ricostruiti i  concitati momenti vissuti dalla Libera Muratoria nella seconda metà del Secolo dei Lumi, quando il principe di Sansevero, allora Gran Maestro dell’Ordine, su pressione di Carlo di Borbone e intervento del Pontefice Benedetto XIV , dovette consegnare i piedilista degli affiliati, provocando così il primo grande terremoto tra i tanti che nei secoli successivi avrebbero scosso la Massoneria.

Alla scoperta del misterioso manoscritto di Raimondo di Sangro Annicelli  è arrivata portando avanti una ricerca su Mons. Onofrio Buonocore ( Ischia 1870-1960). E’ stato proprio tra le tante carte, i tanti documenti, che stava consultando su questa figura di religioso, famoso nell’isola, che si è ritrovata tra le mani un libro anonimo con una rilegatura degli Anni ‘30.

Dalle indicazioni di Buonocore confermate dal frontespizio si trattava del De Rerum Natura tradotto da Alessandro Marchetti del 1669, un documento importante, intitolato Dichiarazione dell’Acquavitaro, perché tra i primi testi in volgare dell’opera di Lucrezio. In realtà il volume nascondeva qualcosa di ben più prezioso: 25 fogli risalenti al luglio del 1751 contenenti una dichiarazione effettuata in stato di detenzione da un fratello libero muratore che, raccontava, in forma di cronaca, le vicende legate alla prima esperienza della Massoneria Speculativa a Napoli e le conseguenze dell’Editto regio che era stato appena emesso contro la Libera Muratoria.

Tra questi documenti anche una lettera del Principe di Sansevero e la risposta del Pontefice, Papa Benedetto XIV , una trascrizione integrale; un rituale settecentesco d’iniziazione al grado di Apprendista; un catechismo dello stesso grado; un regolamento (statuto) di loggia, una breve cronistoria (ristretto) delle prime logge speculative napoletane; l’illustrazione del Quadro di Loggia utilizzato all’epoca oltre ad altre notizie riservate.

Secondo Annicelli, Ischia avrebbe rappresentato un porto sicuro per informazioni segrete che sfuggivano anche all’inchiesta che la Santa Sede stava effettuando. Una evidente e chiarissima volontà, a detta della studiosa, da parte di chi aveva introdotto i documenti di mirare alla loro difesa.



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