Massoneria e Musica. Niccolò Piccinni, Parigi, le Nove Sorelle e Voltaire

Tra i grande musicisti italiani iniziati alla Massoneria spicca la figura di  Niccolò Piccinni, nato a Bari il 16 gennaio 1716 e morto a Parigi nel 1800. Grande compositore, figura centrale dell’opera sia italiana che francese della seconda metà del XVIII secolo, ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’opera buffa. Studiò con Leonardo Leo e Francesco Durante, presso il Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli. Per questo dovette essere grato all’arcivescovo di Bari, che provvide a pagare i suoi studi, poiché il padre di Piccinni, sebbene fosse anch’egli un musicista, si era opposto al fatto che il figlio seguisse la sua stessa carriera. La prima opera di Piccinni, Le donne dispettose, risale al 1755, e nel 1760 compose, a Roma, il suo capolavoro giovanile, La Cecchina ossia La buona figliuola, un’opera buffa che ebbe molto successo in Europa.

Nel 1766, Piccinni fu invitato dalla regina Maria Antonietta a Parigi, ove fu iniziato nella Loggia le Nove Sorelle e dove diresse le musiche per l’elogio funebre di Voltaire, suo compagno di officina.

Tutti i suoi lavori successivi furono un successo; ma i direttori della Grand Opera gli opposero deliberatamente Christoph Willibald Gluck, persuadendo i due compositori a trattare lo stesso soggetto – Iphigenie en Tauride – contemporaneamente. Il pubblico parigino si divise in due, Gluckisti e Piccinniani, quasi due fazioni in guerra. L’Iphigenie di Gluck apparve prima, il 18 maggio 1779. L’Iphigenie di Piccinni giunse il 23 gennaio 1781, e, sebbene ripetuta per diciassette volte, scomparve nell’oblio. L’antagonismo tra il pubblico continuò, anche dopo che Gluck lasciò Parigi nel 1780; ed un tentativo fu fatto successivamente per accendere una nuova rivalità con Sacchini. Piccinni continuò ad essere popolare, ed alla morte di Gluck, nel 1787, propose che un monumento pubblico fosse eretto alla sua memoria, un suggerimento che i Gluckisti non appoggiarono.

Nel 1784 Piccinni divenne professore alla Royal School of Music, una delle istituzioni dalla quale il Conservatoire fu fondato nel 1794. Allo scoppio della Rivoluzione Francese nel 1789, Piccinni tornò a Napoli, dove fu prima ben accolto da Re Ferdinando IV; ma il matrimonio di sua figlia con un democratico francese lo condannò alla disgrazia. Nei successivi nove anni condusse una esistenza precaria tra Venezia, Napoli e Roma; nel 1798 tornò a Parigi, dove il pubblico lo ricevette con entusiasmo, ma non guadagnò molto. Morì a Passy, presso Parigi, il 7 maggio 1800. Dopo la sua morte, una lastra di pietra fu posta vicino alla sua casa nel borgo antico di Bari. Oggi la sua casa è stata restaurata ed un teatro al centro della città è a lui dedicato.

La più completa lista dei suoi lavori fu redatta dalla Rivista musicale italiana, VIII, 75. Piccinni produsse moltissime opere e, sebbene i suoi ultimi lavori presentino l’influenza francese e tedesca, appartiene alla scuola napoletana del XVIII secolo. Sono note 116 opere liriche attribuibili con certezza a Piccinni. Leggi qui

Due libri dello stesso autore Alessio Anelli (entrambi editi da Milella) ne approfondiscono i legami con la Libera Muratorai: La musica massonica di Piccinni. L’immaginario muratorio del ‘700 nelle sue opere francesi  e La Parigi segreta di Piccinni.



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