L’Oriente di Caserta ha celebrato 30 anni dalla rinascita della Libera Muratoria nella provincia con due eventi

Celebrazioni del Grande Oriente d’Italia a Caserta il 10 marzo, per festeggiare i 30 anni della rinascita della Massoneria . Due gli eventi dedicati alla speciale ricorrenza: una tornata rituale, che si è tenuta la mattina, dalle ore 9,30, presso il Grand Hotel Vanvitelli (Sala Carlo III), a cura del Collegio Circoscrizionale di Campania e Lucania, e un convegno, che ha avuto luogo nel pomeriggio, dalle ore 15, nella Sala delle Glorie di Palazzo Reale, aperto a tutti, organizzato dal Collegio circoscrizionale della Campania e Lucania e dalla loggia Vanvitelli, dal titolo  “Il patrimonio artistico in Terra di lavoro”.  All’evento, ospitato nella sala delle Glorie della Reggia di Caserta  hanno portato i contributi la storica dell’Università Federico II Napoli, Elvira Chiosi (“Il Regno di Napoli nel ‘700”); la critica d’arte dell’Università Luigi Vanvitelli di Caserta, Rosanna Cioffi (“Arte e Massoneria nella biblioteca di Maria Carolina”); il notaio Alessandro De Donato, Presidente Cup-Comitato Unitario Professioni Caserta (“Attività delle libere professioni nella tutela dei beni culturali”); la presidente dell’Ordine degli Architetti di Caserta Rossella Bicco, presidente Fondazione Carditello (“Risorse e bellezza in provincia di Caserta”); l’architetto Mariano Nuzzo dell’Università degli Studi di Ferrara (“Esperienze concrete di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale di Terra di lavoro”).

Il Gran Maestro Stefano Bisi ha chiuso i lavori che sono stati moderati da Gianluca Zimmerman. A portare i saluti della Massoneria locale il presidente del Collegio Lucio D’Oriano e il presidente dei maestri venerabili della città campana Francesco Votta.

La storica Elvira Chiosi ha dato il via alla tavola rotonda con un intervento di grande respiro, nel corso del quale ha sottolineato il grande contributo che la Libera Muratoria ha saputo al dare  all’Illuminismo settecentesco napoletano attraverso tanti importanti intellettuali. Un momento che fu, per il Regno di Napoli, straordinario e vivace, un momento che coincise con la rinuncia da parte di Carlo III ai troni italiani, la separazione tra la corona spagnola e quelle napoletane e siciliane e l’ascesa al potere del figlio Ferdinando I, che ebbe fino alla maggiore età come reggente il giurista Bernardo Tanucci, e che poi sposò nel 1768 Maria Carolina d’Asburgo-Lorena (1752-1814), che si rivelò una sovrana colta e illuminata. Fu in questa fase che nel regno di Napoli si misero in moto energie che riportarono alla luce il grande bagaglio di conoscenze che si erano accumulate nel Seicento. Napoli divenne la città dove fiorì il maggior numero di accademie, che attraverso l’arte e la cultura influirono fortemente sulla vita sociale e politica del regno.Ma anche un centro culturale europeo. Grazie a Maria Carolina il regno fu dotato di una solida e multiforme ossatura di edifici e istituzioni. La regina, come ha sottolineato la critica d’arte Rosanna Cioffi,  fu anche mecenate delle arti e commissionò nel 1776 al pittore  Heinrich Fuger, affiliato alla Massoneria austriaca, i decori e gli affreschi dei soffitti e delle pareti della Biblioteca della Reggia di Caserta, tra cui La Scuola di Atene  e la Rinascita delle Arti, ciclo che si sviluppa secondo un preciso percorso iniziatico all’interno di un tempio dove è in corso un rito massonico. Di taglio giuridico invece l’intervento del  notaio De Donato, Presidente Cup-Comitato Unitario Professioni Caserta , che ha fatto il punto sul ruolo del libero professionista nella tutela dei Beni culturali, che sono “una proprietà divista tra  privato e pubblico”. “ E’ intervenuta poi la presidente dell’Ordine degli Architetti di Caserta Rossella Bicco, che ha parlato della grande bellezza del territorio di Caserta, che è una straordinaria risorsa insieme ad altri siti borbonici meno conosciuti. L’ architetto Mariano Nuzzo dell’Università degli Studi di Ferrara ha invece illustrato due metodologie concrete alle quali si ispirano i progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale della Terra di lavoro, due metodologie fondate una sui patti urbani, che coinvolgono enti locali e realtà associative e puntano all’ambiente, e sui patti regionali e l’altra sulla riqualificazione dei contesti tangibili, che mira al recupero dei centri storici: nel caso specifico della provincia di Caserta, 1 6 centri storici dei comuni dell’agro casertano, borghi, castelli, insediamenti anche meno noti, ma che meritano di essere valorizzati.

Grande la curiosità manifestata nei confronti della Massoneria e tante le domande, alle quali ha risposto, in conclusione dell’evento, il Grande Maestro Stefano Bisi. “Ho lasciato a casa provette e alambicchi”, ha detto ironizzando scherzosamente sull’alone di mistero che circonda la Libera Muratoria. “Noi siamo come una squadra di calcio – ha spiegato Bisi- quando lavoriamo nel tempio ci confrontiamo proprio come fanno i  giocatori nello spogliatoio con l’allenatore.  Ci si confronta, anche con asprezza, ci si chiarisce  e poi si è pronti ad andare in campo. Stamattina noi abbiamo lavorato nel tempio e adesso siamo qui a giocare in campo e ci potete applaudire, fischiare, fare il tifo. Siamo qui – ha aggiunto il Gran Maestro- tra chi conosce questo territorio e ama questa terra la ama. A dimostrazione del fatto che non siamo sganciati dalla realtà, ma che partecipiamo a tutto ciò che avviene nel mondo, cercando di favorire occasioni di dialogo come questa e di far luce su emergenze e problemi, affinchè si  possano trovare adeguate soluzioni”. “ Questa reggia –ha anche osservato  il Gran Maestro- non deve essere un fiore nel deserto, bisogna valorizzare il territorio circostante. Non si può arrivare alla contemplazione di tanta bellezza, inciampando in orrendi abusi. Sono grato –ha concluso- ai fratelli campani  che hanno organizzato questa iniziativa, a dimostrazione del fatto che il tempio interiore non di ferma alle colonne delle nostre officine. Ma va oltre”.

 

 

 

 

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