Livorno. La Fratellanza ora compie 160 anni. E’ l’istituzione laica più antica della città/Il Tirreno

Livorno apripista per far nascere un’altra idea di solidarietà Così sboccia un volontariato dal basso basato sui diritti

LA STORIA, LE STORIE

di MASSIMO BIANCHI

Il 25 agosto 1861 Francesco Domenico Guerrazzi fondò la Fratellanza Artigiana, la più antica istituzione laica della città. Sono rare le associazioni ancora in attività che possono vantare 160 anni di vita, nonostante le modificazioni profonde intervenute nella nostra società. Peraltro ancora presenti e attive rimangono la Società della Cremazione (1882), seconda in Italia dopo quella di Milano, fondata su ispirazione del medico livornese Gaetano Pini, e la SocietàVolontaria di Soccorso (1890) promossa dalle Logge del Grande Oriente d’Italia, per contrapporre al concetto teologico di misericordia il diritto all’assistenza. Il sorgere di questo volontariato, che oggi chiameremmo “terzo settore”, deve essere letto in parallelo con la storia della Massoneria italiana che aveva ai vertici nazionali Adriano Lemmi e Carlo Meyer nostri concittadini. La Fratellanza nacque sotto il motto “Patria e Umanità”, la bandiera “il tricolore”, gli scopi “il mutuo soccorso” , l’istruzione “gli interessi dei cittadini”. Per essere ammessi recita lo Statuto: «onestà, moralità, obbligo di istruire i figli».

CON GARIBALDI E MAZZINI

Due i Numi tutelari Garibaldi e Mazzini, che da Londra scrisse a Guerrazzi: «Fratelli… credo in voi perché la tradizione italiana, la tradizione delle nostre glorie e delle nostre virtù del passato è tutta di popolo e voi sembrate chiamati a farla rivivere… Voi separate l’idea del miglioramento economico, al quale avete diritto, da quella del vostro miglioramento intellettuale, dall’educazione dell’anima». I temi che caratterizzeranno l’attività del sodalizio vennero indicati da Temistocle Guerrazzi: «l’indipendenza e l’integrità nazionale, il legame con il popolo, la libertà politica e l’allargamento del suffragio, una forte impronta anticlericale (Roma non era ancora stata liberata), la difesa della scuola pubblica, la battaglia contro la pena di morte, la cremazione, l’introduzione del divorzio».

LA RACCOLTA E LA RISPOSTA

La proposta di intitolarla a Garibaldi venne accompagnata da una raccolta di fondi da consegnare al Varignano dove era recluso (in segno di gratitudine per aver regalato un Regno) ncevette questa risposta: «Grazie miei cari amici, le vostre nobili parole sono la morte dell’egoismo, e quando tutto il popolo le pronunziasse, vi accerto che nessuno potrebbe muovere ingiuria al nostro Paese». Garibaldi aggiunse: «Livorno a nessuno per generosità fu seconda quando la Patria glielo chiese, dell’oro e del sangue dei prodi suoi figli». Dai locali di quella che era Piazza Giordano Bruno, poi rinominata dal fascismo Piazza dei Domenicani, sono passati tanti dei protagonisti della nostra vita democratica. Il primo maggio 1893 Andrea Costa,deputato socialista e gran maestro aggiunto del Grande Oriente, fu presente alla fondazione della prima sezione socialista. Nel 1921 vennero ospitate alcune riunioni del comitato promotore del Partito Comunista d’Italia. Una disponibilità mai venuta meno. Nel 1912 aveva ricevuto la medaglia d’oro del Municipio per il ruolo svolto durante l’epidemia colerica. Culla dell’interventismo democratico per la Quarta Guerra d’Indipendenza, il 9 novembre 1926 il prefetto sciolse la Fratellanza affidandone la custodia al Comune: «per la sua composizione e per i fini che persegue dà fondato motivo che essa spieghi attività contrari all’ordine Nazionale con pericolo di turbamento dell’ordine pubblico». Nella palazzina si insediarono i gruppi femminili fascisti e la caserma della milizia contraerea.

LA RESTITUZIONE

Dopo la Liberazione e la ricostruzione dell’immobile danneggiato dai bombardamenti, il consiglio comunale il 1° marzo 1956 restituì la proprietà con un gesto di grande civiltà, che ha avuto pochi esempi nel territorio nazionale. Così non è avvenuto ad esempio a Roma per Palazzo Giustiniani, sede storica del Grande Oriente, acquistato durante la prima “gran maestranza” di Ernesto Nathan. La Biblioteca ed i locali continuano ad essere a disposizione della Città. Ogni tanto è bene ripercorrere e rivalutare le vicende e i personaggi che hanno storicamente reso originale il nostro territorio, mondate dalle mutande, rifilatele in alcune stagioni, dove qualche volta i pigmei sono diventati vatussi e i non allineati alla cultura dominante del momento transitati nell’oblio e dove le appartenenze fedeli contavano più delle opere. Dobbiamo invece fare il possibile perché a Livorno la Storia non inizi …il giorno dopo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Cerimonia all’obelisco del Ca la mb rone e, a destra, foto di gruppo datata 1923 per le “Onoranze guerrazziane”

IDENTIKIT IN CIFRE

45 sono i presidenti che si sono alternati alla guida della Fratellanza, in alcuni casi in gruppo e in altri in vari anni (talvolta nonm consecutivi) com’è avvenuto per Cesare Sodini, i Tevenè e Francesco De Simoni, secondo quanto riportato nel libro di Massimo Bianchi dedicato alla Fratellanza Artigiana

10 le presidenze della sezione femminile, in metà dei casi ricoperta da Candida Baroni, prima che venisse unita a quella maschile

16 i soci fondatori riportati nel citato libro: fra loro ricordiamo Francesco Domenico Guerrazzi

279 i personaggi citati nel libro di Bianchi per disegnare l’affresco storico della Fratellanza

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