Le strade della memoria. Alla riscoperta della storia della nostra città nel libro di Bianchi attraverso vie e piazze intitolate a figure illustri della massoneria

 di Franco Marianelli

Livorno. Dice bene l’assessore alla cultura del Comune di Livorno Simone Lenzi che, chiamato a comporre l’introduzione allo “Stradario Massonico Livornese” di Massimo Bianchi, sostiene che «se volessimo abolire le vie e piazze livornesi dedicate a massoni ci converrebbe poi fare come a New York: indicare le strade con i numeri». In città ogni cento metri c’è infatti un toponimo che ricorda come la storia labronica e quella della massoneria si siano tenute a lungo per mano e come molti dei massoni citati nel libro di Bianchi abbiano contribuito alla difesa dei valori democratici. Spesso pagando con il sangue. Molte appartenenze sono note e i nomi non hanno bisogno di presentazioni:Garibaldi e i numerosi garibaldini livornesi e non, Cavour (ma Bianchi dice che dello statista manca una prova certa), Ricasoli, Crispi, ambedue i Guerrazzi, Cairoli, Carducci, Cattaneo, D’Azeglio, D’Annunzio, Foscolo, Goldoni, Mameli, Marradi, gli Orlando, Pascoli, Sauro e Settembrini. Ma per il grosso pubblico non mancheranno le sorprese sapendo che era massone pure il drammaturgo Vittorio Alfieri cui è dedicato ilviale che ospitai’ o spedale cittadino. E sempre in tema di ospedale sappiate che indossava il grembiule massonico pure Elia Baquis, oculista, fondatore del reparto specialistico nel nosoco mio. Il livorne se che si gustasse una partita di basket al PalAllende, nell’omonimo viale, sappia come lo scomparso presidente cileno fosse associato alla loggia “Progresso” di Valparaiso.

E ai giovani che alla sera si fanno uno spritz ai bar dell’Attias Massimo Bianchi ricorda come il capostipite della famiglia Attias (Giuseppe), noto filantropo, fosse massone. Non mancavano gli uomini d’armi come Benedetto Brin e Francesco Baracca. Educava con il “cappuccio” il noto pedagogista Heinrich Pestalozzi (in realtà a lui è dedicata una scuola), poi ci sono il musicista Giuseppe Cambini e il commediografo Guido Cantini. 

Massoni pure Ettore Petrolini (cui è dedicato un largo in città) e lo storico armatore Tito Neri (deceduto nel 1973).Bianchi nella sua opera non manca di ricordare gustosi episodi politico -toponomastici della nostra città: in periodi di restaurazione si prendevano le targhe dedicate a massoni o comunque a liberali e si cambiavano con riferimenti religiosi o comunque conservatori, appena i “progressisti” tornavano al potere ricambiavano la targa.

«Piazza Giordano Bruno scrive Bianchi sotto il fascismo diventò Piazza dei Domenicani e nonostante le nostre richieste non abbiamo ottenuto il ripristino». Nell’Ottocento però fu via della Madonna a diventare via Giordano Bruno per poi tornare al vecchio nome con al governo locale una giunta moderata. Altri scambi furono via San Francesco-via Galilei, Piazza san GiuseppePiazza 2 giugno, Piazza san Marco Piaz- za 11 maggio. A volte alla fine vinceva l’uno, a volte l’altro. Per tornare a Giordano Bruno una via nei pressi della Guglia il domenicano eretico l’ha comunque ottenuta. Con un vicino illustre: quel Corrado Dodoli, massone e conduttore di piccoli navigli, garibaldino, che iniziò la carriera di ribelle a 13 anni subendo 15 frustate per aver oltraggiato una sentinella austriaca. Un vero massone livornese.

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