La nostra storia/ Quando Palazzo Giustiniani fu preso d’assalto dagli squadristi fascisti

Era il 31 ottobre 1924 quando Palazzo Giustiniani, sede del Grande Oriente d’Italia fu presa d’assalto dai fascisti-. Erano da poco passate le 19 quando gruppi di camicie nere, armati di pugnali e rivoltelle, raggiunsero l’edificio, lanciando grida e minacce di morte. L’attacco arrivava al termine di una manifestazione all’Augusteo per il secondo anniversario della marcia su Roma, concluso con un discorso di Benito Mussolini.

A raccontare quei momenti carichi di tensione vissuti dalla Comunione fu Giuseppe Leti, che ne fu testimone diretto insieme a Ettore Ferrari e ad altri fratelli.  Improvvisamente una doppia persiana venne spalancata dall’esterno e due uomini in camicia nera apparvero dietro i vetri di una finestra, tentando di forzarla. Alcuni dei presenti ad una riunione che era in corso in quel momento si alzarono per respingere l’irruzione. Ferrari li invitò invece a mantenere la calma e  a continuare i lavori in corso. Una reazione che spinse i due assalitori a rinunciare al tentativo di entrare nell’edificio, kasciando sul balcone tracce di sangue dopo essersi feriti contro il filo spinato installato a protezione delle finestre. All’esterno, intanto, l’intervento delle forze dell’ordine, con cordoni di truppa e cariche di cavalleria, riuscì a contenere gli squadristi soltanto dopo diverse ore.

Quell’assalto si inseriva in una campagna di violenze contro la Massoneria italiana iniziata dopo la dichiarazione di incompatibilità tra fascismo e Massoneria, approvata per acclamazione dal congresso fondativo del Partito nazionale fascista nel novembre 1921 e ribadita dal Gran Consiglio del Fascismo il 13 febbraio 1923.

La propaganda antimassonica aveva assunto toni sempre più minacciosi. Cremona Nuova, quotidiano controllato dal gerarca Roberto Farinacci, invitava le autorità a procurarsi gli elenchi degli affiliati per «fucilarli in massa, come traditori della patria». A Firenze, il Direttorio del Fascio proclamava guerra alle logge e ai loro appartenenti.

Le aggressioni si estesero rapidamente. Le squadre fasciste devastarono le sedi massoniche di Torino, Pistoia, Lucca, Livorno, Siena, Firenze, Bari e Ancona. A Venezia gli arredi sottratti alle logge vennero esposti nella Casa del Fascio. A Roma, Palazzo Giustiniani era già stato preso di mira il 7 agosto e il 13 settembre, prima dell’attacco del 31 ottobre.La violenza raggiunse un nuovo apice nell’autunno del 1925. Tra il 3 e il 4 ottobre, durante la cosiddetta notte di San Bartolomeo, a Firenze furono uccisi i massoni Giovanni Becciolini, Gaetano Pilati e Gustavo Console.

Il 4 novembre, dopo il fallito attentato a Mussolini organizzato da Tito Zaniboni, il ministro dell’Interno Luigi Federzoni ordinò l’occupazione di Palazzo Giustiniani e delle sedi del Grande Oriente. Il palazzo venne invaso e saccheggiato. Alla violenza squadrista si affiancò l’azione legislativa del regime. Il 19 maggio 1925 la Camera aveva approvato, con 289 voti favorevoli e quattro contrari, la legge sulla disciplina delle associazioni, diretta soprattutto a colpire la Massoneria. Il Senato la approvò il 20 novembre e il provvedimento venne promulgato il 26 novembre.

Già il 22 novembre, per evitare ulteriori violenze, il Gran Maestro Domizio Torrigiani aveva disposto lo scioglimento delle logge del Grande Oriente d’Italia. La Rivista Massonica, dopo 54 anni di pubblicazioni, cessò le attività. Numerosi massoni furono costretti all’esilio. Tra loro Leti, che nel 1926 lasciò l’Italia e si trasferì in Francia, dove partecipò alla ricostituzione del Grande Oriente d’Italia in esilio, formalizzata a Parigi il 12 gennaio 1930.

Anche Torrigiani pagò la propria opposizione al fascismo: arrestato nel 1927, fu confinato a Lipari e poi a Ponza. Liberato nell’aprile 1932, ormai cieco per le sofferenze patite, morì il 31 agosto nella sua casa di Lamporecchio.

Per rivedere i labari massonici in Italia si sarebbe dovuta attendere la fine della dittatura e della Seconda guerra mondiale. L’assalto a Palazzo Giustiniani e la distruzione delle logge restano tra le testimonianze più significative della persecuzione fascista contro la Massoneria e della repressione della libertà associativa.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *