La Giornata della terra. Il Grande Oriente è fortemente sensibile alle tematiche dell’ambiente che ha più volte affrontato in incontri, convegni, dibattiti

Una gigantesca isola di spazzatura anche nell'Oceano Atlantico ...

La Giornata della Terra, in inglese Earth Day, che ricorre ogni anno, come stabilito dalle Nazioni Unite, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, per onorare il nostro pianeta e l’idea di pace, ha debuttato nel calendario internazionale nel 1970, ed è diventata un evento educativo e informativo importante per tutti coloro che sono sensibili alle drammatiche emergenze ambientali. Tra cui il Grande Oriente, che ha dedicato a questa tematica convegni, conferenze e dibattiti.

Una tematica, che sta particolarmente a cuore al Gran Maestro Stefano Bisi, che l’ha affrontata più volte e in più occasioni. Ad esempio durante la Gran Loggia 2016 dal titolo I doveri dell’uomo, i diritti del mondo, “Abbiamo sconvolto il sistema ecologico, il clima, abbiamo inquinato fiumi e mari. E di fronte a tutto questo – rimarcò il Gran Maestro nella allocuzione che tenne in quella occasione- di fronte all’esplosione demografica di alcune zone del globo ed alla crescente richiesta di cibo che tante popolazioni non hanno, a discapito di altre che sono meno affollate e più ricche, continuiamo ancora a pensare in modo egoistico e cercando di fare solo gli interessi di alcuni popoli a discapito di altri”. “Non è la Terra che appartiene all’Uomo, è l’Uomo che appartiene alla Terra“, ricordò poi, citando le parole di un grande e saggio capo pellerossa, che in una toccante lettera indirizzata ad un presidente americano, così rispose a chi gli chiedeva di vendere dietro compenso le terre dei suoi avi.

Anche durante le celebrazioni del XX Settembre scorso dedicate al tema L’arte della bellezza, la bellezza dell’arte il Gran Maestro, sottolineando la magnificenza del nostro pianeta, espresse profonda preoccupazione per la grave ferita inferta all’Amazzonia, polmone verde del mondo che in quel momento bruciava. E ribadì la solidarietà e la vicinanza della Massoneria alla città di Taranto, impegnata nella duplice battaglia della tutela del lavoro e dell’ambiente.

Ai mutamenti climatici , all’aggravarsi dell’inquinamento ambientale e ai negazionisti di quest’emergenza sono stati dedicati anche una serie di articoli pubblicati sui numeri di gennaio e febbraio di Erasmo, dove è stato pure dato conto di un convegno sullo stato di salute del pianeta terra organizzato a Trieste e al quale aveva partecipato anche, tra gli altri relatori, Alex Bellini, popolare esploratore e divulgatore scientifico che ha seguito il percorso della spazzatura in canoa attraverso i 10 fiumi più inquinati al mondo fino ad arrivare al centro dell’oceano, al mostruoso Great Pacific Garbage Patch. Una missione la sua che si prefigge di mostrare in maniera tangibile i danni provocati dall’inquinamento, rendendo evidente quanto il problema e le sue cause siano legate alle abitudini inconsapevoli dell’uomo. A dimostrazione che in natura tutto è interconnesso, tutto interagisce col resto. E per questo ognuno deve fare la propria parte.

Le isole della plastica

Ogni anno, ben 8 milioni di tonnellate di rifiuti invadono le acque dei mari di tutto il mondo. Spazzatura che la forza delle correnti concentra in determinate aree. Sono nate in questo modo le cosiddette “isole di plastica”, aree di detriti che si accumulano intrappolati dai vortici. Miliardi di frammenti di plastica che si confondono con il plancton, che è alla base della vita degli Oceani, uccidendo migliaia di animali marini. Sei le formazioni che hanno raggiunto dimensioni tali da destare allarme: l’Artic Garbage Patch, scoperta nel 2013 nel mare di Barents in prossimità del circolo polare artico, è la più piccola e più recente; Indian Ocean Garbage Patch, scoperta nel 2010 si estende per più di 2 km con una densità di 10 mila detriti per chilometro quadrato; South Atlantic Garbage Patch, da poco identificata tra l’America del Sud e l’Africa meridionale, è di oltre un milione di chilometri quadrati; North Atlantic Garbage Patch, scoperta nel 1972, è la seconda isola più grande per estensione, 4 milioni di chilometri quadrati, ha una densità altissima di 200 mila detriti per chilometro quadrato; South Pacific Garbage Patch, che si trova al largo del Cile e del Perù ed è grande otto volte l’Italia, con una superficie che si aggira intorno ai 2,6 chilometri quadrati; la più estesa è la Great Pacific Garbage Patch, chiamata anche “Pacific Trash Vortex”, scoperta nel 1997, quando il velista Charles Moore si trovò circondato da milioni di pezzi di plastica, durante una gara in barca dalle Hawaii alla California. Si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Ha un’età di oltre 60 anni.



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