La collana del Gran Maestro, tra storia e simbologia

Il supremo maglietto e la collana sono i due oggettiche identificano simbolicamente il magistero massonico e che si trasmettono da Gran Maestro a Gran Maestro. Il primo sta a rappresentare la forza di volontà, la determinazione ad  agire per il bene con  virtù e coscienza e con la costanza del lavoro per ottenere il risultato desiderato: è lo strumento che modella la materia, l’emblema della capacità di agire rapidamente e con precisione. Il secondo è un vero e proprio gioiello prezioso con una sua storia relativamente recente e ben documentata che a un certo punto si ammanta di leggenda. Il suo significato e gli elementi che lo compongono sono stati al centro della conferenza tenuta dal professore Mino Gabriele, Ordinario di iconografia e iconologia e di Scienza e filologia delle immagini (Università di Udine) nel giorno dell’apertura della Gran Loggia di Rimini  e della cerimonia di installazione a Gran Maestro di Stefano Bisi per il secondo quinquennio.

Cesellata e gemmata la collana, di cui i Gran Maestri del Grande Oriente si fregiano  è opera dell’orafo Farnesi di Lucca. Fu donata al Gran Maestro Adriano Lemmi dal fratello Achille Ballori, a nome dell’Obbedienza, la sera del 20 settembre 1895 nel tempio dell’istituzione ospitato a Palazzo Borghese a Roma. L’occasione era la celebrazione del venticinquesimo anniversario della fine del potere temporale dei papi e della rivendicazione di Roma all’Italia. Alla morte di Lemmi avvenuta, il 23 maggio 1906 a Firenze, la collana fu custodita dal figlio Emilio che la consegnò al Gran Maestro Ettore Ferrari il 2 settembre 1915 affinché rimanesse “in perpetuo fra i cimeli del Grande Oriente” e affinché se ne potessero fregiare i futuri Gran Maestri. E così è stato fino ad oggi.

Ma ci fu un momento – e qui si entra appunto nella leggenda – in cui la collana scomparve misteriosamente nel nulla. Accadde dopo il 22 novembre del 1925 quando l’allora Gran Maestro Domizio Torrigiani fu costretto a sciogliere tutte le logge. Contro i massoni si scatenò una inarrestabile spirale di violenza. La sede storica di Palazzo Giustiniani venne presa d’assalto e devastata dagli squadristi in camicia nera. Ma la preziosa collana del Gran Maestro fu messa in salvo. Si racconta che, passata di fratello in fratello, riuscì a sfuggire ai fascisti,  nascosta tra le pieghe della fasciatura di un neonato, Giulio Paolucci, che da adulto verrà poi affiliato alla Loggia Pisacane di Ponza Hod (160).

A riportare a casa il gioiello tempestato di piccoli brillanti e smeraldi fu ufficialmente Giulio Bacchetti che lo consegnò al Gran Maestro Guido Laj durante la cerimonia della sua investitura nella suprema carica, nel 1945. Composta da dischi e rettangoli sui quali sono incisi svariati simboli esoterici, legati tra loro da una catena in  oro costituita da una doppia fila di nodi d’amore e sul cui retro è impresso il nome dei Gran Maestri che si sono succeduti alla guida del Grande Oriente, ha un medaglione centrale intitolato a Lemmi in forma di corona d’alloro con al centro un compasso a punta allargato e due mani che si stringono.

La collana, che secondo lo studioso di simbologia Gabriele, che ha analizzato il gioiello  in chiave esoterica e numerologica richiamandosi a Dante, conterebbe un “invito a essere giusti” ha un suo expertise dattiloscritto, non datato e non firmato, presumibilmente redatto dopo il 1948. Da esso se ne  acquisisce una descrizione completa del  gioiello e di tutti i pezzi che la compongono. In oro massiccio e del peso di gr. 155 nel  rovescio sottostante al medaglione centrale e propriamente al disco di catena porta la seguente incisione: Adriano LEMMI 33, 1885-1896. Segue il rettangolo, dove è inciso: Ettore FERRARI 33, 1904-1917. Segue sul disco: Domizio TORRIGIANI 33, 1919-1932. Segue il rettangolo con inciso: Ugo LENZI 1949. Comincia il primo rettangolo a sinistra del disco centrale con la seguente incisione: Ernesto NATHAN, 33 1896-1904, 1917-1919. Segue il disco con l’incisione: Guido LAJ 1945-1948 .

Dalle celebrazioni del XX Settembre 2014, il Gran Maestro Stefano Bisi indossa  un nuovo collare donato al Grande Oriente d’Italia dall’artista Paolo Mercati, fratello orafo della loggia “Alberto Mario” (121) di San Sepolcro, che ha realizzato completamente a titolo gratuito (in materiali e manodopera) una splendida copia – l’orginale è custodito in cassaforte-   in argento dorato, del prezioso gioiello in oro, smalti e pietre preziose, dato in dono nel 1895 all’allora Gran Maestro Adriano Lemmi. Un vero capolavoro che ha potuto consentire al Grande Oriente di custodire gelosamente e preservare l’antico collare ottocentesco che contraddistingue le insegne del Gran Maestro.

“Io sento –ha sottolineato Bisi intervenendo alla conferenza– il peso di questo collare, che racconta la storia del Grande Oriente e della nostra Patria, un peso che porto con leggerezza, grazie all’affetto e alla vicinanza dei fratelli”.  Una foglia di acacia sarà il simbolo che Bisi  ha detto di aver scelto di aggiungere allo storico gioiello quando dovrà cedere  il maglietto al suo successore. “Una semplice foglia di acacia, che dedicherò – ha spiegato- alla memoria di Dino Santini, il fratello che mi accompagnò in loggia per l’iniziazione”.



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