Italia multietnica e multireligiosa. Incontro per i 25 anni di Massoneria a Vigevano

Il buonismo, la perdita di identità, la mancanza di cultura e di sapere: sono i virus che rendono difficile costruire un percorso di convivenza e di tolleranza con chi da lontano arriva nel nostro sempre più debole Vecchio continente. Nella sala della Cavallerizza del Castello sforzesco di Vigevano, sabato 26 settembre, alle 16, si è discusso di “Italia Multietnica e Multireligiosa: nuove realtà” e di “Immigrazione e società: nuove etnie e nuove religioni”. L’iniziativa, promossa dalla associazione culturale Atanor, è stata organizzata in occasione del venticinquesimo anno di presenza della Massoneria a Vigevano: i simboli del Goi, esposti con discrezione, ma pubblicamente, sono stati accolti con favore dal pubblico di oltre 150 persone che riempiva la sala. Dopo il saluto del sindaco Andrea Sala, sul palco è salito Enzo Liaci, Presidente del collegio circoscrizionale della Lombardia che ha parlato di tolleranza e di solidarietà nel rispetto della nostra cultura.
Con gli interventi di Domenico Devoti, psicologo delle religioni, di Roberto Revello, filosofo dei simboli e storico delle religioni e di Claudio Bonvecchio, professore ordinario di Filosofia delle scienze sociali e di scienze della comunicazione alla Università dell’Insubria, il dibattito, moderato dal giornalista Marco Gregoretti, è entrato nel vivo stimolando anche le domande del pubblico. “C’è bisogno di costruire un nuovo sapere” ha esortato Devoti “i giovani hanno bisogno di credere in qualche cosa di superiore”. Come? “Partendo da se stessi. Da una dialogo intimo dentro di noi” ha risposto Revello “Chi non crede nel Supremo, finisce con il credere in tutto”. Molto applaudita l’analisi del professor Bonvecchio, Grande Oratore del Grande Oriente: “Certo che tutto diventa difficile se la Chiesa abbandona il suo scopo, che è quello della salvezza, per diventare una struttura di assistenza. Assistere i bisognosi va benissimo. Ma il fine ultimo deve restare quello di salvare l’Uomo”. Bonvecchio ha criticato i media che trattano il Papa come fosse una popostar e ha concluso con una battuta il suo intervento: ”La religione” ha detto “non è, come scriveva Carlo Marx, l’oppio dei popoli. Piuttosto: è l’occhio dei popoli”.



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