Inaugurata la nuova Casa Massonica di Bologna. Una perla nel cuore della cittá

«Ci troviamo qui – insieme e così numerosi – perché ci crediamo». Con queste parole, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, fratello Stefano Bisi, ha accolto gli oltre duecento fratelli convenuti nella nuova Casa Massonica di Bologna, inaugurata il 21 luglio, insieme al gran maestro aggiunto Antonio Seminario, il primo gran sorvegliante Sergio Monticone, il secondo gran sorvegliante Marco Vignoni, il gran tesoriere Giuseppe Trumbatore, il presidente dei grandi architetti revisori Fabio Federico. Dopo Pescara, Cosenza, Udine, Taranto, un nuovo tesoro entra nel patrimonio della Fondazione del Grande Oriente d’Italia con l’intento di creare, nel capoluogo emiliano, un luogo che sia Casa di tutti i fratelli.  «Sapete cosa stiamo dimostrando questa sera?», domanda un maestro venerabile di Bologna ad un gruppo di apprendisti nella sempre apprezzata fase dei festeggiamenti. La domanda è retorica. «Noi siamo come le dita di una mano. Quando ci serriamo a pugno emerge il nostro valore». Un acuto riassunto che sintetizza l’entusiasmo del consesso dei tredici Maestri Venerabili di Bologna guidati dal presidente dell’Oriente Nino Bonura. (MMC)

Il nuovo gioiello del nostro tesoro si trova in Strada Maggiore, 51, a Palazzo Angelelli, in pieno centro storico, lì dove la Via Emilia diventa l’antica Strata Maior, che qualche anziano fratello bolognese ancora chiama in dialetto Stra Mażåur. Seicento metri quadrati, tre templi, una cucina e uffici incastonati in un palazzo eretto dalla famiglia Guidotti nel 1537. All’interno si conserva una rara cavallerizza, progettata da Antonio Francesco Ambrosi, e adibita poco dopo a teatro nel 1710. Nel primo cortile, sopra il pozzo composto da marmi rinascimentali, si trova una statua in terracotta di Tizio con l’avvoltoio di G. B. Bolognini (1736 c.); nel secondo cortile, dello stesso autore, ritratto in terracotta di A. M. Angelelli. All’interno, affreschi di D. Pedrini e una sala con stucchi settecenteschi attribuibili a G. B. Bolognini. Un museo, insomma. Una madia in legno dipinto troneggia all’ingresso. Di fronte, cassapanca in legno massello con profili modanati a volute. Dipinta di marrone a pannelli mistilinei, volute, fogliami e conchiglie e stemma con insegne dei Fava Simonetti. All’entrata, un ritratto a figura intera di gentiluomo in nero, cornice sottile modananta, con gola interna in verde acqua e profili dorati accoglie i visitatori.

Tra le oltre trenta opere d’arte presenti, trionfano le sedie del ‘600 in noce con montanti che terminano a foglia di acanto, vasi in marmo chiaro, statue e un grande camino in pietra con montanti a colonna scolpiti con mascheroni, frutta e animali, terminanti con capitelli. Davvero il tempio della Bellezza per lavorare in serenità e armonia.



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