EVENTI 2020, 12 SETTEMBRE In collegamento con la Gran Loggia il prof. Paolo Savona: “’Italia grande paese. Ha retto l’impatto di sette grandi crisi ma…”/Video

L’Italia e’ un grande paese e puo’ andare orgogliosa per aver affrontato nello scorcio  di questo difficilissimo terzo millennio ben sette grandi shock reggendo all’impatto ma non e’ piu’ tempo di restare a guardare: bisogna pensare al futuro e  progettare riforme. E’ quanto in sintesi ha spiegato il professor  Paolo Savona, attuale presidente della Consob, intervenendo, in collegamento con la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia in corso a Rimini, sul tema l’Economia italiana nel mondo. Una vera e propria lectio la sua, in cui ha ricordato i terribili ‘cigni neri’ – il termine fu coniato dal libanese Nassim Nicholas Taleb per indicare eventi straordinari non previsti- con i quali abbiamo dovuto fare i conti in questi anni.  Eventi che, hanno origini lontane, che ci portano al 1971 e alla crisi dell’eurodollaro, ha rimarcato,  e ai quali sono collegate le scelte fatte in relazione a quanto e’ accaduto in anni piu’ recenti, a cominiciare dalla crisi dei derivati esplosa nel 2008, che e’ stata curata, a suo avviso, con una politica monetaria accomodante, immettendo tanta moneta quanto necessario (quantitative easing) fino ad arrivare a quella del Covid che stiamo vivendo. Il lockdown, ha detto Savona, ha prodotto un crollo del reddito e dell’occupazione, colmato da un maggiore indebitamento e con la spinta delle forze politiche “ad avere piu’ stato”.

Il risultato?  “Invece di stimolare maggiori investimenti per recuperare la perdita di terreno in termini di benessere economico, e anche sociale ovviamente, ¬ ha osservato l’economista- si e’ destinato gran parte delle risorse alla assistenza”, senza pensare  invece che sono  proprio gli investimenti “la spina dorsale del nostro sistema economico, il veicolo del benessere”. Si sarebbero fatte, a detta di Savona, scelte monetarie che inviano messaggi al mercato che portano le persone a indebitarsi piuttosto che a intraprendere attivita’ produttive. Un problema, secondo il presidente della Consob, che colpisce l’organizzazione democratica di qualsiasi paese e che va affrontato e ridefinito in termini giuridici – anche sul piano costituzionale- e pratici. Non possiamo vivere, ha detto, con le vecchie leggi per cui la moneta e’ piu’ protetta della finanza. Bisogna invece proteggere il risparmio, non quello indirizzato verso la finanza, ma quello indirizzato verso la produzione, creando un tipo di legislazione ad ok. Ma soprattutto cambiando l’architettura monetaria e finanziaria magari introducendo la moneta elettronica o criptomoneta,  cosa, ha spiegato, che porterebbe a  un circuito di creazione monetaria autonoma, spostando il rischio dalla parte della finanza e che  trasformerebbe le banche in gestori del risparmio insieme ad altri intermediari che cosi’ si riprenderebbero ail ruolo fondamentale di magistrati del merito di credito, scegliendo gli imprenditori capaci.

Si e’ verificato inoltre questo nuovo fenomeno, ha aggiunto, ossia  il ritorno del protezionismo, con gli Stati Uniti che non sono piu’ pronti ad accettare la competizione e considerano sleale quella che Cina e altri paesi muovono alla produzione americana. Non solo.  A rendere piu’ complessa la situazione si sta aggiungendo, ha osservato, la lotta per il controllo dell’informazione e quindi dell’infosfera a seguito degli sviluppi  delle innovazioni tecnologiche. E’ per questo importante, ha tenuto a evidenziare, incrementare la cooperazione internazionale, che e’ giunta ai minimi storici del dopoguerra attraverso il conflitto che vede protagoniste  le potenze globali, Cina e Stati Uniti in primis, ma anche la Russia e attraverso situazioni di crisi in aree come l’Iran, la Corea del Nord, la Siria, la Libia e la Turchia, che sono forti elementi di stabilizzazione.  E’ di questo, ha ribadito, che bisogna occuparsi: riprogrammare la competizione internazionale per scongiurare prove di forza tra grandi potenze. E’ di questo, ha insistito,  che deve farsi carico l’Europa e per fortuna, ha ammesso, segnali positivi in tal senso ci sono.



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