Il venti giugno per la città di Perugia è una data speciale/ ll Messaggero

Il venti giugno per la città di Perugia è una data speciale. Nel 1859 fu
liberata dal giogo pontificio e nel 1944 dall’occupazione nazifascista.
Nella ricorrenza non ha fatto mancare la sua presenza Stefano Bisi, dal
2014, con riconferma nel 2019, Gran Maestro del Grande Oriente
d’Italia, per intenderci la massoneria di Palazzo Giustiniani. Con la sua
partecipazione ha inteso rendere omaggio ai fratelli che molto
contribuirono per battere gli zuavi comandati dal colonnello Schmidt,
mandati a reprime i moti spontaneamente esplosi nel contesto del
processo risorgimentale di unificazione nazionale. Ma non solo,
perché massoni furono i primi amministratori della città liberata.
Dottor Bisi, una visita significativa?
«Non solo un omaggio ai massoni del Risorgimento nell’ambito delle
celebrazioni per l’anniversario del XX Giugno 1859, ma non volevo
mancare alla inaugurazione del nuovo sistema di illuminazione del
Monumento ai caduti, voluto e finanziato dal Collegio dell’Umbria del
Grande Oriente».
Che cosa è oggi la massoneria e cosa sono i massoni?
«Una associazione di uomini fedeli a dei principi, come libertà,
uguaglianza, fratellanza, che si incontrano nelle logge, luoghi simbolo,
e mi piace ricordare una bella definizione che dette Mario Calvino,
massone, il padre di Italo, che disse che la massoneria tutela il libero
pensiero e cerca di fare il bene dell’umanità, insomma sono cittadini
del mondo».
Come?
«Formando gli uomini, abituandoli al confronto e all’ascolto nel
reciproco rispetto, in loggia si parla uno alla volta con ordine, non
come oggi vediamo in alcuni incontri dove la gente si sovrappone».
Quanti sono i massoni in Italia, d in Umbria?
«In Italia ci sono 871 logge, 33 in Umbria con un migliaio di fratelli».
Il che è da considerare una presenza molto alta?
«Se la valutiamo in proporzione alla popolazione certamente».
In un momento storico dove la figura femminile è molto considerata e
sostenuta per diversi motivi, balza agli occhi la totale assenza delle
donne in massoneria?
«E’ vero non ci sono donne. Due i motivi: il primo in quanto ci
sentiamo eredi degli scalpellini medievali, che erano solo uomini, il
secondo perché internazionalmente, nelle 200 Gran Logge non esiste
la presenza femminile».
Qualcuno sostiene che la pubblicazione degli elenchi dei vostri
aderenti ha reso meno potente la fratellanza?
«La guardia di finanza, nel 2017, fece irruzione a Palazzo Giustiniani
per prendere gli elenchi, ma non è giusto parlare di depotenziamento,
la massoneria è più forte; comunque noi riteniamo la pubblicazione
una violenza in quanto l’appartenenza ad una associazione è una cosa
intima, e i fratelli sanno rispondere alle ingiustizie, certo».
Ma la copertura dei nomi viene interpretata come segretezza? «Gli
elenchi sono riservati, ma a eventuali richieste motivate da organi
competenti sono sempre a disposizione».
Ritiene più ostile la chiesa che comminò la scomunica o il fascismo
che tentò di ostacolarvi in tutti i modi?
«La scomunica di papa Corsini, Clemente XII, nel 1738, per me fu una
scelta sbagliata, ma non si può impedire ad un papa di operare
secondo la sua coscienza, ma visto che le gerarchie ecclesiastiche
stanno chiedendo scusa per tante cose oggi considerate sbagliate,
sarebbe opportuno che lo facessero anche nei nostri confronti. Infatti
nel tempo, un altro papa parlando del fatidico 20 settembre 1870, la
famosa breccia di Porta Pia disse che fu la data della provvidenza in
quanto assegnò il potere temporale alla società civile e quello
spirituale alla chiesa. I fascisti fecero irruzione nella nostra sede e
saccheggiarono i nostri templi per cercare nomi e documenti che
ritenevano compromettenti, pensi che il collare che indosso e che è
stato indossato da tutti i Gran Maestri che si sono succeduti, un
esempio Garibaldi, fu nascosto tra le fasce di un neonato per evitare
che gli squadristi ne facessero scempio».
Il futuro?
«Vedo che questa pandemia che ha provocato una emergenza sanitaria
ed economica ha prodotto anche una emergenza relazionale con le
persone costrette a non incontrarsi, ora quindi hanno avuto modo di
riflettere e sentono il bisogno di associarsi quindi riceviamo molte
domande di adesione, anche se in massoneria non si aderisce a
richiesta dell’interessato, ma c’è tutta una procedura di valutazione
della persona che deve essere ritenuta idonea».



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