Il tribunale di Reggio Calabria ha dato ragione al Goi condannando l’ex Procuratore a pagare le spese processuali Bisi: “Sentenza che scrive eccessi dell’inchiesta Cordova”/Corriere di Siena

Il Gran Maestro: “Giustizia fatta ai tanti fratelli che si trovarono perseguitati e subirono perquisizioni” di Gennaro Groppa

Siena. Il Tribunale di Reggio Calabria ha chiuso una vicenda che andava avanti da alcuni anni e ha dato ragione al Grande Oriente d’Italia e al Gran Maestro Stefano Bisi, condannando l’ex Procuratore della Repubblica Agostino Cordova al pagamento delle spese processuali. Quest’ultimo aveva querelato Bisi nel 2017, a seguito di alcune sue dichiarazioni che erano state riportate dal quotidiano Il Dubbio. Bisi aveva infatti definito un’inchiesta condotta da Cordova all’inizio degli anni Novanta “una caccia alle streghe finita con un buco nell’acqua”. Il riferimento è a quanto avvenne nel 1992 quando Cordova, all’epoca Procuratore della Repubblica di Palmi, dette il via ad una serie di operazioni e di perquisizioni in tutto il Paese nelle sedi di logge massoniche e al sequestro delle liste dei fratelli iscritti. L’inchiesta, che occupava ottocento faldoni di documenti, venne poi trasferita a Roma dove fu archiviata nel 2000. Dopo le dichiarazioni del Gran Maestro Bisi riportate da Il Dubbio, Cordova ha agito per vie legali, chiedendo un risarcimento danni. Ma la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria gli ha dato torto, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali.

“Questa sentenza commenta ora Bisi ren- de giustizia ai tanti fratelli che in quei lontani ma per tutti noi dolorosi anni 1992 e 1993 si trovarono perseguitati e che subirono la perquisizione notturna delle forze dell’ordine a seguito di quella inchiesta. E’ per questo che oggi proviamo una gioia particolare di fronte alla sentenza che scrive in modo inequivocabile gli eccessi dell’inchiesta Cordova e che dà soddisfazione al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani anche se non potrà mai sanare e cancellare i danni subiti da tanti nostri cari fratelli dati in pasto all’opinione pubblica come malfattori”.

In quell’inizio di anni Novanta perquisizioni furono effettuate anche a Siena. E pure testate giornalistiche di questo territorio, come avvenne in quotidiani nazionali, pubblicarono liste di presunti massoni. I fratelli del Grande Oriente d’Italia si riunirono nella sede della loggia, che all’epoca si trovava in via Montanini, per discutere di quanto stava avvenendo. La vicenda quindi destò scalpore anche a Siena.

Negli anni Cordova ha intentato più volte le vie legali. Querelò anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all’epoca della megainchiesta da lui avviata lo invitò a “prendersi un po’ di riposo” regalandogli un triciclo e un gioco da tavola per investigatori; successivamente l’ex Procuratore querelò anche Vittorio Sgarbi per alcune dichiarazioni su di lui fatte dal critico d’arte durante una trasmissione televisiva. La vicenda è stata commentata a Radio24 anche da Paolo Mieli, già direttore de La Stampa e del Corriere della Sera: “Hanno assolto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, che aveva sparato a zero in un’intervista a II Dubbio contro l’ex Procuratore di Palmi dicendo che la sua inchiesta era una caccia alle streghe finita con un buco nell’acqua. Cordova lo aveva querelato e invece i giudici hanno detto che quelle di Bisi sono espressioni legittime. Vi sembrerà una cosa da nulla, ma trenta anni fa Cordova fu al centro di un ciclone, perché ipotizzò una connessione fra massoneria, settori deviati, servizi segreti e quant’altro, e mi rimase impresso che l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, gli regalò un triciclo e un gioco da tavola invitandolo a prendersi un po’ di riposo. Siamo all’inizio degli anni ’90 e Cordova querelò anche lui, ma le Camere dissero che il comportamento del capo del Colle era insindacabile. Che sta facendo la magistratura, è improvvisamente diventata garantiste?”, conclude Mieli.

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