Il massacro di Becciolini nel bestseller di Scurati “M. L’uomo della Provvidenza”

“Una vera e propria lezione di antifascismo in forma di romanzo”. Così il New York Times definisce l’ultimo lavoro di Antonio Scurati “M. L’uomo della provvidenza” (Bompiani), sequel di M. Il figlio del secolo, con cui lo scorso anno ha vinto il Premio Strega. In questa sua annunciata triologia su Benito Mussolini -siamo arrivati al secondo volume- lo scrittore racconta la storia dell’Italia a partire dal 23 marzo 1919 giorno della fondazione dei Fasci di combattimento prefiggendosi di arrivare al 1945. L’Uomo della Provvidenza comincia all’alba  del 1925. A pagina 68, nel capitolo intitolato Quinto Navarra. Roma 5 ottobre 1925. Sessantatreesima riunione del Gran Consiglio, Scurati racconta gli orrori della notte di San Bartolomeo a Firenze e la caccia al massone da parte degli squadristi e il massacro di Giovanni Becciolini. La narrazione arriva fino al 1932, decennale della rivoluzione fascista, quando M. fa innalzare l’impressionante, spettrale sacrario dei martiti fascisti, e piu’ che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future. In questo volume Mussolini non è piu’ raccontato dal di dentro ma diventa un’entità distante, “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”. Attorno a lui gli antichi camerati che si sbranano come cani, i gerarchi, Margherita Sarfatti, nei cui confronti dimentica ogni riconoscenza, la figlia Edda, Galeazzo Ciano, e Badaglio e Graziani ai quali affida l’impresa africana, la piu’ sporca delle guerre.



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