Il Grande Oriente ricorda il fratello Giovanni Becciolini, trucidato dalle camicie nere nella notte tra il 3 e 4 ottobre 1925. Deposta corona di alloro dinanzi alla sua tomba

Il Grande Oriente d’Italia ha reso omaggio nell’ anniversario della morte al fratello Giovanni Becciolini, ucciso a Firenze nella notte di San Bartolomeo, tra il 3 e  4 ottobre 1925,  da un gruppo di camicie nere. Becciolini pagò con la vita il coraggio della libertà e nel 2015 la Gran Loggia per questo gli ha conferito il titolo di Gran Maestro Onorario alla memoria. Il Gran Maestro Stefano Bisi, insieme ad alcuni rappresentanti dell’officina Giovanni Becciolini Coraggio e Libertà 1495 dell’Oriente di Ravenna e del Rito Simbolico, si è recato a deporre una corona di alloro dinanzi alla sua tomba nel cimitero di Trespiano. La lapide è stata restaurata lo scorso anno dai fratelli dell’officina a lui intitolata e della Avvenire n°666 di Firenze erede della loggia Lucifero, cui apparteneva Becciolini, la cui figura si legge nel luogo della sua sepoltura “ammonisce i viventi che le dittature serrano i cuori ad ogni nobile sentimento e che solo nella libertà è la serenità e la gioia del vivere, la certezza nel divenire delle genti”.

Il 1925 fu uno degli anni più drammatici per il Goi, che fin dal 1923 aveva assunto una sempre più intransigente posizione di chiusura e di opposizione dichiarata e netta al fascismo. Subito prima ma anche subito dopo il delitto Matteotti dell’estate del 1924 la violenza squadrista si indirizzò verso le logge, le sedi, ma soprattutto gli uomini del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Fu un crescendo di  intimidazioni, ma i liberi muratori non si piegarono alle sopraffazione. E la Costituente massonica, oggi diremmo Gran Loggia, che si tenne  nel settembre del 1925 per l’ultima volta a Palazzo Giustiniani, e alla quale parteciparono  oltre 300 Fratelli delegati, espresse adesione e piena solidarietà alla posizione antifascista assunta dal Gran Maestro e dalla giunta dell’Ordine.

Sono i primissimi giorni d’ottobre del 1925 quando la violenza si scatena in maniera particolarmente virulenta nel capoluogo toscano, dove viene pubblicato il più strenuo giornale di opposizione “Non mollare” fondato da Gaetano Salvemini. I liberi muratori sono parte viva dell’opposizione al fascismo.

“Bisogna colpire i massoni nelle loro persone, nei loro beni, nei loro interessi. […] La parola d’ordine è questa: lotta ad oltranza, senza riguardo, con ogni mezzo”.  E’ il proclama del direttorio del fascio di Firenze pubblicato il 26 settembre 1925 su “Battaglie fasciste”, che nel numero successivo, apparso il 3 ottobre, rincarava la dose: “La massoneria deve essere distrutta ed i massoni non hanno diritto di cittadinanza in Italia. […] Tutti i mezzi sono buoni; dal manganello alla revolverata, dalla rottura dei vetri al fuoco purificatore”.

In quello stesso giorno, un gruppo di squadristi armati penetra nell’abitazione del libero muratore Napoleone Bandinelli, che vienecondotto con la forza alla sede del fascio nell’obiettivo di poter avere da lui gli elenchi degli iscritti alla loggia e dell’intero oriente di Firenze. Becciolini, si interpone tra lui e gli squadristi fascisti. Nella colluttazione parte un colpo. Becciolini viene portato alla sede del fascio, poi  ricondotto per strada e ucciso. Il 26 novembre di quello stesso anno la Massoneria verrà messa al bando per legge.

Firenze ha dedicato una via a Becciolini.



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