Il Grande Oriente rende omaggio al fratello Giovanni Becciolini, martire della libertà, ucciso dalle camicie nere 95 anni fa

Il Grande Oriente d’Italia rende omaggio nel 95° anniversario della morte al fratello Giovanni Becciolini, ucciso da un gruppo di camicie nere nella notte di San Bartolomeo del 1925 a Firenze. Becciolini è una figura eroica che pagò con la vita il coraggio della libertà e nel 2015 la Gran Loggia per questo gli ha conferito il titolo di Gran Maestro Onorario alla memoria davanti al figlio Bruno, scomparso lo scorso anno, cui vennero consegnate le insegne della carica dalle mani del Gran Maestro Stefano Bisi.

Il 1925 fu uno degli anni più drammatici per il Goi, che fin dal 1923 aveva assunto una sempre più intransigente posizione di chiusura e di opposizione dichiarata e netta al fascismo. Subito prima ma anche subito dopo il delitto Matteotti dell’estate del 1924 la violenza squadrista si indirizzò verso le logge, le sedi, ma soprattutto gli uomini del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Fu un crescendo di  intimidazioni, ma i liberi muratori non si piegarono alle sopraffazione. E la Costituente massonica, oggi diremmo Gran Loggia, che si tenne  nel settembre del 1925 per l’ultima volta a Palazzo Giustiniani, e alla quale parteciparono  oltre 300 Fratelli delegati, espresse adesione e piena solidarietà alla posizione antifascista assunta dal Gran Maestro e dalla giunta dell’Ordine.

Sono i primissimi giorni d’ottobre del 1925 quando la violenza si scatena in maniera particolarmente virulenta nel capoluogo toscano, dove viene pubblicato il più strenuo giornale di opposizione “Non mollare” fondato da Gaetano Salvemini. I liberi muratori sono parte viva dell’opposizione al fascismo.

“Bisogna colpire i massoni nelle loro persone, nei loro beni, nei loro interessi. […] La parola d’ordine è questa: lotta ad oltranza, senza riguardo, con ogni mezzo”.  E’ il proclama del direttorio del fascio di Firenze pubblicato il 26 settembre 1925 su “Battaglie fasciste”, che nel numero successivo, apparso il 3 ottobre, rincarava la dose: “La massoneria deve essere distrutta ed i massoni non hanno diritto di cittadinanza in Italia. […] Tutti i mezzi sono buoni; dal manganello alla revolverata, dalla rottura dei vetri al fuoco purificatore”.

In quello stesso giorno, un gruppo di squadristi armati penetra nell’abitazione del libero muratore Napoleone Bandinelli, che vienecondotto con la forza alla sede del fascio nell’obiettivo di poter avere da lui gli elenchi degli iscritti alla loggia e dell’intero oriente di Firenze. Becciolini, si interpone tra lui e gli squadristi fascisti. Nella colluttazione parte un colpo. Becciolini viene portato alla sede del fascio, poi  ricondotto per strada e ucciso. Il 26 novembre di quello stesso anno la Massoneria verrà messa al bando per legge.

Firenze ha dedicato una via a Becciolini e da diversi anni il Comune depone, nell’anniversario della morte, una corona d’alloro sulla sua tomba, nel cimitero di Trespiano. Il 3 ottobre gli hanno reso omaggio i fratelli della Loggia di Ravenna, Giovanni Becciolini-Coraggio e Libertà insieme alla Loggia Avvenire   n°666 di Firenze erede della loggia Lucifero, cui Becciolini apparteneva, i consiglieri dell’Ordine Paolo Niccolini e Giovanni Alari, l’ispettore circoscrizionale Michele Polacco e Matteo Cavallini, maestro venerabile dell’officina toscana. Nei mesi scorsi le due logge a Becciolini idealmente collegate hanno anche provveduto al restauro
della tomba, riportata alle sue condizioni originarie; un atto dovuto in
onore ed a ricordo di un eroe della Massoneria che, come recita la sua
lapide: “ammonisce i viventi che le dittature serrano i cuori ad ogni
nobile sentimento e che solo nella libertà è la serenità e la gioia del
vivere, la certezza nel divenire delle genti”.

La lapide restaurata dai fratelli



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