Il fascino della libreria Aseq, bottega per intellettuali irrequieti/Il Foglio

Il fascino della libreria Aseq, bottega per intellettuali irrequieti I ncuneata davanti Sant’Ivo alla Sapienza, in Via dei Sediari, alle spalle del Pantheon, la bottega libraria Aseq da decenni costituisce magnete per tutti quegli irrequieti intellettuali, massoni, alchimisti, viandanti del sacro, esoteristi, occultisti che popolano Roma. E non solo Roma. Venne fondata nel lontano agosto de11976, in altra, non distante sede e poi, nell’agosto 2005, a causa di alcune peripezie commerciali e di un aumento del catalogo librario a disposizione, rilocata in Via dei Sediari. Un cunicolo affascinante dalle luci basse e soffuse che proiettano una luminescenza virata sulle migliaia di volumi che, accatastati e ordinati in pile e sfidando le leggi della fisica, vegliano sulla fisionomia dell’acquirente. Dietro la piccola scrivania su cui svetta, unica concessione alla modernità, il personal computer che è la memoria storica digitale dell’immenso catalogo trovi alcune poltroncine, in un salotto librario piccino ed evocativo, alle cui spalle si staglia uno spazio retrostante non aperto al pubblico, se non su richiesta, e sul lato sinistro la parte più oscura del catalogo, quella della magia nelle sue varie declinazioni: dai testi di Aleister Crowley al pittore-stregone Austin Osman Spargi, autentico ‘padre morale’ della chaos magick, passando per i volumi di Kenneth Grani, Eliphas Levi, Richard Cavendish con la sua storia in due volumi della magia nera, Cornelio Agrippa, Papus, oltre che testi su stregoneria, Wieca, luciferianesimo, il Necronomicon di Lovecraft. Ma sarebbe erroneo liquidare questa straordinaria esperienza sensoriale come una usuale libreria esoterica. Perché la Aseq, coerentemente con il proprio nome che in persiano suona come ‘innamorato del divino’, anche se in origine si trattava di una sigla che riproduceva semplicemente le iniziali dei soci fondatori, è davvero molto cli più di un mero luogo dove acquistare testi: ma nulla avviene mai davvero per caso, come insegna Carl Gustav Jung e come ricorda Marina Bornoroni che alla libreria ha dedicato l’elegante e prezioso volumetto “Aseq una speciale bottega libraria: memorie e risonanze”. Nell’epoca degli acquisti online, al di là del romanticismo della fisicità quasi erotica del perdersi nella deriva della osservazione e del tocco dei libri, nella scenografia di titoli e copertine, la serietà rigorosa e metodologicamente inappuntabile della libreria si traduce in una costante ricerca, interiore prima di tutto. E così, avanzando lungo il corridoio che trabocca di preziosi volumi, ci si imbatte nella storia delle religioni, nell’antropologia culturale, in un articolato e ampio settore dedicato alla massoneria e all’Ars Regia, l’alchimia, i testi esoterici e poetici che appuntano la loro attenzione sull’opera dantesca, la storia romana nelle sue molteplici sfumature, i Veda, la Cabala, il Sufismo. Ci sono le produzioni della stessa Aseq che è anche casa editrice e che ospita nei suoi locali incontri sui molteplici piani del sacro e della spiritualità. Le pareti trasudano, simbolicamente e non metaforicamente, una sapienza antica, un’aura grave e davvero intensa. Qui sembra che siano i libri a cercare noi, e non noi a cercare loro. Il personale, non solo disponibile ma estremamente competente, saprà consigliare non solo in termini strettamente librari ma anche spirituali, dissuadendo da acquisti estemporanei e incauti, oppure ricordando come un dato nome sia soltanto un mero pseudonimo. Nulla che dovrebbe stupire considerando che per la Aseq si aggirava, inquieto e spesso portando con sé volumi che avrebbe voluto vendere o scambiare, Elèmire Zolla, e che qui battagliavano massoni, alchimisti, medium, spesso per scorgere una edizione rara e antica di un qualche testo.Una autentica bussola che ha richiamato a sé cercatori dello spirito, le cui fisionomie, al netto degli usuali curiosi, puoi ancora oggi incontrare tra gli scaffali. “Una lamina di luce, sottilissimabianchissima, che appena ti avvicini risuona”. Andrea Venanzoni



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