“Il delitto di Palazzo Giustiniani”. Nel tempio a porte aperte il radiodramma sull’assassinio di Achille Ballori

Il Fronte Interno del 2 novembre 1917

A Palazzo Giustiniani, storica sede del Grande Oriente d’Italia,  requisita dal alla Comunione dal Fascismo, mai restituito all’Istituzione che lo aveva regolarmente acquistato il 16 febbraio 1911, e oggi rivendicato dal Grande Oriente, che ha avviato un procedimento per riottenerne uno spazio da adibire a un Museo della Massoneria, è stata dedicata  l’apertura delle porte del tempio della Gran Loggia 2016 a conclusione dei lavori rituali della prima giornata. Nella grande sala, gremita da un folto pubblico, è stata mandata in onda una insolita opera, una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruisce l’assassinio di Achille Ballori, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato e successore designato del Gran Maestro dimissionario Ettore Ferrari avvenuto la sera del 31 ottobre 1917 per mano di un folle. L’opera, della durata di circa 6 minuti, attinge a documenti giudiziari originali, a rapporti della polizia che indagò sul caso e alla stampa d’epoca,  è stata realizzata da Enzo Antonio Cicchino e Andrea Giuliano. Ballori era un personaggio noto nella capitale – fu direttore degli Ospedali Riuniti, consigliere comunale, vicesindaco e assessore nella giunta Nathan – e i giornali si occuparono molto del suo omicidio. Il radio dramma racconta quei fatti e il delirio dell’omicida, Lorenzo D’Ambrosio, che riferì agli inquirenti: “debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan”. Della vicenda si interessò anche il criminologo Enrico Ferri: “D’Ambrosio è evidentemente un allucinato […] la sua forma di follia mi sembra essere la paranoia o il delirio di persecuzione”. Il 29 aprile 1918, l’assassino venne prosciolto perché ritenuto “totalmente infermo di mente” e rinchiuso per sempre in manicomio.



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