I tre Giordano Bruno della Capitale | Il Messaggero

Di Giordano Bruno, nella Capitale, ne esistono almeno tre: il filosofo e frate domenicano nato a Nola nel 1548, e bruciato vivo come eretico il 17 febbraio 1600 a Campo dei Fiori dall’Inquisizione, mentre Clemente VIII Aldobrandini era papa; la statua che gli fu dedicata sul luogo, nel 1899 dopo 13 anni di dibattiti, opera di Ettore Ferrari; e il secondo figlio di costui, nato mentre egli concludeva il monumento e chiamato con i nomi del filosofo: è stato anche lui artista, un pittore; ma anche un partigiano: nella città invasa dai nazisti, è fucilato a Forte Bravetta. Del primo, c’è poco da aggiungere a quanto già si sa, se non che il 18 febbraio 2000, Giovanni Paolo II ha espresso il «profondo rammarico» della Chiesa. Del monumento, si può invece raccontare qualcosa, forse non troppo nota; e tanto si può dire del terzo Giordano Bruno, ormai fin troppo dimenticato.

ODISSEA D’UNA STATUA

Una prima scultura del filosofo sorge nel 1849, ma ha la vita breve della Repubblica Romana: Pio IX Mastai Ferretti la fa abbattere. Dopo Porta Pia, nel 1876, degli universitari promuovono un Comitato per erigerla. Tra i pochi docenti, Bernardo Spaventa e Antonio Labriola. E nel 1877, il Comune stanzia 200 lire: ne officia Ettore Ferrari. Ma la prima versione, due anni dopo, è rifiutata: pareva in atteggiamento di sfida. Nel 1885, nasce un nuovo Comitato: anche con Victor Hugo, Bakunin, Ibsen, Renan, Carducci ed altri. Due anni dopo, un nuovo bozzetto, meno polemico. Ma non è ancora finita: tante manifestazioni perché sorgesse, e il Comune l’ostacolava in ogni modo. Era filoclericale: Francesco Crispi, presidente del Consiglio, rimuove il sindaco Leopoldo Torlonia. I liberali vincono le nuove elezioni e l’anno dopo, il 9 giugno 1889, il monumento è (finalmente) scoperto.

FERRARI “SENIOR”

Ai ritardi non era certamente estraneo nemmeno che Ettore Ferrari fosse massone: Gran maestro, e poi Sovrano gran commendatore. Un artista importante: sue opere sono in molte città; soprattutto, monumenti a Garibaldi in almeno otto; ma quello a Mazzini, a Roma, dovrà attendere 47 anni per divenire realtà. È perfino incaricato di due statue per la Casa Bianca a Washington, poi non realizzate. Un suo Lincoln è a New York, al Metropolitan Museum; dei monumenti a Bucarest, Filadelfia (Giuseppe Verdi), Staten Island (Meucci), Chicago e Alessandria d’Egitto; a Venezia, il ricordo equestre di Vittorio Emanuele II, in riva degli Schiavoni. Eppure, non aveva avuto facili inizi: bocciate due volte, nel 1873, delle statue per il Verano. Mentre esegue quella per Campo de’ Fiori, dopo Gian Giacomo del 1881, nel 1887 ha il secondo figlio. E lo chiama appunto Giordano Bruno.

FERRARI “JUNIOR”

Invece che scultore come il padre, diventa pittore. Fa parte del gruppo chiamato «I 25 della campagna romana»: era il suo principale interesse artistico; dipingeva a olio e a acquerello. Decora il padiglione italiano all’Esposizione universale di San Francisco del 1914; e fa parte, dalla fondazione, dell’Enciclopedia italiana, la «Treccani»: si occupa della parte illustrativa. Diventa anche presidente dell’Accademia di Belle arti; e come tanti artisti, aveva studio a via Margutta. Al padre invece, era spettata un’intera villetta con giardino: la si vede ancora a via Piave, vicino a piazza Fiume, proprio sulle Mura Aureliane. Ammettiamolo pure: Ferrari “junior” non è stato troppo famoso. Ma sotto l’occupazione nazista, lo studio era un centro per la raccolta d’informazioni. Era repubblicano, ma nel Fronte militare fedele al re, istituito dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo. Questi è torturato in via Tasso, e ucciso alle Fosse Ardeatine; Ferrari, fucilato al Forte Bravetta il 24 maggio 1944: per due mesi, aveva rifiutato di parlare. Se ne va dieci giorni prima della liberazione; è medaglia d’oro. Sul suo studio al numero 97, c’è una lapide: nella via degli artisti, ne ricorda uno che fu partigiano. E lo pagò con la vita, a 57 anni. (di Fabio Isman)

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