Gran Loggia straordinaria 2026. L’allocuzione in italiano e in inglese del Gran Maestro Antonio Seminario. Il Tempio è il luogo “regolarissimo” e “illuminatissimo” della conoscenza di sé

GRANDE ORIENTE D’ITALIA

PALAZZO GIUSTINIANI

 

Allocuzione Gran Loggia

Roma 19 settembre 2026

 

Carissimi Fratelli,

con l’allocuzione di questa Tornata di Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia, desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine per l’ascolto che vorrete riservare a queste riflessioni. Svolgere il ruolo di Gran Maestro è sempre un atto di profonda responsabilità, che richiede di spogliarsi da ogni individualismo profano per mettersi al servizio del lavoro collettivo.

Con questo spirito e con la ferma volontà di stimolare l’elevazione del Tempio che ognuno porta in sé, vi invito a riflettere insieme su una domanda cruciale per il nostro tempo: quale Massoneria ci ritroviamo oggi? Prima di entrare nell’argomento vale la pena fare alcune considerazioni in merito ai recenti sviluppi tecnologici ed alla influenza che hanno esercitato sulle relazioni umane.

Da quando l’uomo si è trovato a partecipare al progresso lineare, finalizzato prevalentemente al benessere materiale, quei pochi che ne hanno segnalato il limite non sono stati compresi, in virtù del pensiero “positivista”. Del resto, non è possibile non accorgersi dell’incapacità diffusa tra le persone di ascoltarsi e di dialogare. Oggi più che mai, sebbene il flusso quotidiano di informazioni non abbia paragoni rispetto al passato, l’intera umanità è sempre più disinformata dal momento che le notizie, viaggiando senza controllo ed essendo difficilmente verificabili di persona, sono prese indistintamente per reali, agevolando un vero e proprio allontanamento tra gli uomini. La stessa Assemblea generale delle Nazioni Unite ha avvertito la necessità di istituire la “Giornata internazionale dell’amicizia” per promuovere uno spirito condiviso di solidarietà umana.

Nonostante l’apprezzabile iniziativa, il risultato potrebbe essere però deludente, visto che certi valori possono essere costruiti soltanto attraverso esperienze vissute intensamente e realmente condivise nel tempo. In passato il concetto di amicizia non era messo in discussione, tenendo conto che le persone facevano parte di una determinata comunità e vivevano quotidianamente nello stesso ambiente.

In seguito all’innovazione tecnologica ed allo sviluppo dei mezzi di trasporto, l’umanità ha iniziato a muoversi con maggiore libertà, sciogliendo gradualmente il legame con il proprio luogo di appartenenza e le relazioni con i gruppi locali. Con la nuova società moderna essere “viaggiatori del mondo” diventa qualificante, mentre essere legati al territorio viene visto come un limite da superare. Nell’ambito dei processi di socializzazione, negli ultimi anni la rete internet ha avuto un forte impatto sul modo di vivere e di pensare. In forza di una comunicazione a distanza, si è gradualmente affievolito il confronto autentico, creando sempre più confusione tra realtà e finzione. Con lo sviluppo degli attuali sistemi di aggregazione virtuale, si sono annullati i tempi di percorrenza, alimentando una mentalità globale che porta ad offuscare i contorni dell’identità di ciascuno.

Le persone giungono a trascorrere momenti della propria esistenza per la sola digitalizzazione dell’esperienza, diventata ormai più importante dell’esperienza stessa, postando in rete spezzoni di vita quotidiana artefatti e anteponendo un mondo virtuale al mondo reale. Si potrebbe dire che gli uomini contemporanei abbiano soppiantato la ricerca del legame solido, unendosi e separandosi in forza di interessi personali, dei profitti o soltanto in difesa del pensiero del momento. Sopraffatti emotivamente dalla facilità di partecipazione ad una “realtà allargata”, si sono perse le tracce dell’identità che definisce l’individuo in quanto tale, venendo così a mancare una sorta di “pietra di fondazione” sulla quale appoggiare il proprio modo d’essere e potersi aprire ad un confronto con l’altro. Forse per questo motivo l’uomo di oggi prova un senso di smarrimento, sentendo sempre più l’esigenza di ritrovare un terreno solido sul quale mettere in moto il naturale processo di costruzione della propria personalità.

Di fronte a tale stato di dissoluzione dei valori umani, alcuni cercano di opporsi rifugiandosi, loro malgrado, in illusori integralismi ideologici, mentre altri soccombono, non mostrandosi per quello che sono realmente ma per come vorrebbero i più. A questa progressiva smaterializzazione dei rapporti si aggiunge oggi una sfida ancora più radicale, legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale e degli automatismi algoritmici. Stiamo assistendo a trasformazioni tecnologiche capaci di plasmare gli stessi processi cognitivi, il che impone un dovere urgente: quello di “restare umani” in un ambiente dominato da logiche meccaniche. Il pericolo non risiede nello strumento in sé, ma nella tentazione di delegare il discernimento e la scelta a calcoli automatizzati, creando forme sottili di una nuova schiavitù psicologica e sociale. Tra non molto ci si potrebbe trovare schiacciati tra l’edificazione di un’alleanza tecnologica al servizio del bene comune e l’innalzamento di una nuova, artificiale Torre di Babele, governata da un potere tecnocratico centralizzato.

Se un giorno le persone dovessero arrivare al punto di delegare alla macchina il compito di scegliere al loro posto, il rischio non sarà soltanto la riduzione delle più elevate capacità umane a meri dati statistici da manipolare, ma piuttosto quello di limitare la possibilità di prendere decisioni e il dovere di assumere la piena responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, annullando l’unicità dell’esistenza umana. In una realtà di questo tipo è facile cedere alla tentazione del continuo rinnovamento, “a guisa di pargoli”, mentre sembra quasi impossibile mantenere un certo “intelletto sano” e poter ritrovare ciò che resta di stabile nel mondo contemporaneosenza subire passivamente le trasformazioni in corso e soprattutto non perdendo di vistail “Principio immutabile” che sostiene tale cambiamento.

Tornando alla domanda iniziale, anche la Massoneria di oggi non è immune nei confronti del potere attrattivo di queste dinamiche, in forza di una mentalità protesa verso la sua modernizzazione e di un ipotetico ruolo che dovrebbe avere nella società contemporanea. Su questi presupposti si delinea un’attenzione sempre più rivolta verso l’esterno, invadendo campi che non competono alla Libera Muratoria, ed innescando un processo di “liquefazione” dei principi fondanti della sua esistenza, fino a far diventare normale tutto ciò che è profano. Inseguendo il continuo cambiamento e ricercando a tutti i costi un’immagine da mostrare, la Massoneria potrebbe essere trascinata nel vortice degli eventi esteriori, perdendo di vista l’unico vero fine per il quale è sorta: la trasmissione iniziatica. Se tale tendenza dovesse prendere campo l’istituzione finirebbe per venir meno al ruolo che le compete. Per una concreta valutazione sulla natura di queste dinamiche che hanno coinvolto la Massoneria, non si può che indagare al suo interno. Capita sempre più frequentemente che, durante i lavori rituali, vengano esposte le così dette “tavole architettoniche”, arricchite da un repertorio terminologico preso qua e là da tradizionia volte incomprese, che portano ad accurate esibizioni di erudizione.

Avventurandosi in speculazioni filosofiche e letteralismi accademici privi di spiritocritico, si rischia di essere animati dal solo compiacimento individuale, senza accorgersi di agire in conformità al bagaglio culturale consolidato nel tempo, invecedi affrancarsi dagli attaccamenti personali e far emergere le possibilità che ognuno porta in sé. Anziché ridurre l’aspetto iniziatico a quello culturale, sarebbe molto più utile restare nel nostro ambito, assumendo un’impostazione “operativa” all’interno del Tempio, partecipando in modo attivo e cosciente ai lavori svolti. In Massoneria l’insegnamento iniziatico è veicolato da Fratelli riuniti ritualmente in un preciso ordine gerarchico i quali, con la giusta “disposizione interiore”, contribuiscono a vivificare il rito in modo tale che il “simbolo agito” diventi un vero e proprio supporto per l’elevazione spirituale. Occorre quindi escludere ogni interferenza profana, facendo attenzione a non cadere indisquisizioni esoteriche scaturite da tecnicismi didattici che conducono allo stallo delcammino iniziatico.

Quanti, a partire dalla loro iniziazione, hanno più volte ascoltato lo stesso rituale senza domandarsi quale fosse il significato di certe frasi? Più che fermarsi al solo ascolto, è necessario che il rito venga compreso interiormente, sviluppando il punto di vista propriamente iniziatico per tentare di scoprirne la valenza simbolica, per poter poi compiere il vero lavoro interiore finalizzato alla realizzazione iniziatica. In caso contrario si resta nell’ambito “speculativo”, con il rischio di cadere nel puro formalismo e di far diventare il rito una “lettera morta”, a differenza della sua vera natura, considerando che i riti e i simboli dovrebbero stimolare un lavoro diretto esclusivamente al superamento delle limitazioni individuali.

In questo senso il Tempio, a differenza dei non-luoghi delle piattaforme mediatiche, è il luogo per eccellenza “regolarissimo e illuminatissimo”, dove è possibile ritrovare l’autentico “luogo interiore” in cui lavorare senza soluzione di continuità. Vale la pena aggiungere che il lavoro dell’iniziato non si conclude all’interno delTempio, ma prosegue con la tradizionale Agape, svolta in continuità con la tornata, daconsiderare come una preziosa occasione per aprire un sincero confronto tra fratelli. Tale attitudine potrà infine essere sviluppata anche nella vita quotidiana, al fine di ricercare il significato essenziale degli eventi vissuti direttamente. Non si tratta quindi di rinchiudersi all’interno delle mura del Tempio, creando barriere di separazione con il resto del mondo;lo scopo è cambiare punto di vista, riflettendo con più attenzione sulle consuetudini della vita ordinaria.

Tale cambio di orientamento richiede un grande sacrificio e può essere realizzato soltanto da parte di coloro che sono in grado di mettere in atto quell’insegnamento iniziatico ricevuto soltanto virtualmente il giorno del proprio ingresso. In tal senso, è necessario intervenire con piena padronanza sulle proprie azioni quotidiane, con tutta la responsabilità nel compierle, consapevoli che -anche se saranno impercettibili e non visibili nell’immediato- potranno avere nel tempo delle ripercussioni difficilmente immaginabili.

In sintesi, tenuto conto che la Massoneria ha da sempre mantenuta viva al proprio interno la base dottrinale che le appartiene, essenziale è che i suoi aderenti siano ancora disposti a conservare e trasmettere la Tradizione dell’Arte Costruttiva. Per questo occorre fare attenzione a non trattare l’istituzione come fosse un oggetto museale da mettere in mostra per soddisfare la curiosità dei più: la sua bellezza riuscirà a risplendere solamente quando se ne farà un “buon uso”. Per concludere, possiamo dire che la Massoneria, forte dell’eredità che ha ricevuto attraverso il prezioso patrimonio simbolico e rituale, sta ancora reggendo al disordine in atto, salvaguardando lo spirito iniziatico da sempre custodito, poiché la Libera Muratoria è molto più di quanto si possa esprimere a parole.

Buona navigazione verso Oriente!

Viva il Grande Oriente d’Italia.

Il Gran Maestro

del Grande Oriente d’Italia

Antonio Seminario

 

 

GRANDE ORIENTE D’ITALIA

PALAZZO GIUSTINIANI

 

Allocuzione Gran Loggia

Roma 19 settembre 2026

 

Dear Brethren,

At this Grand Lodge Communication of the Grand Orient of Italy, I wish first and foremost to express

my gratitude for your willingness to listen to these reflections. Serving as Grand Master always entails

profound responsibility, requiring us to shed every trace of profane individualism in order to place

ourselves at the service of the collective work. In this spirit, and with the firm resolve to foster the

elevation of the Temple that each of us carries within, I invite you to reflect together on a question of

crucial importance for our times: what kind of Freemasonry do we have before us today?

Before delving into the subject, it is worth making a few observations regarding recent technological

developments and the influence they have exerted on human relations. Since humankind embarked

on a path of linear progress aimed primarily at material well-being, the few who have pointed out its

limitations have not been understood because of the prevailing ‘positivist’ outlook.

Moreover, it is impossible not to notice people’s widespread inability to listen to one another and

engage in dialogue. Today more than ever, although the daily flow of information is unprecedented,

humanity as a whole is increasingly misinformed, since news – which circulates unchecked and is

difficult to verify first-hand – is indiscriminately accepted as true, driving people further and further

apart.

The United Nations General Assembly itself has recognised the need to establish the ‘International

Day of Friendship’ to promote a shared spirit of human solidarity. Despite this commendable

initiative, however, the outcome may prove disappointing, given that certain values can take shape

only through deep, genuinely shared experiences over time. In the past, the concept of friendship was

not called into question, since people belonged to a particular community and lived their daily lives

in the same environment. With technological innovation and the development of transport, people

began to move with greater freedom, gradually loosening their ties to the places they called home and

to local communities. In modern society, being a ‘world traveller’ has become a mark of distinction,

whilst being tied to one’s local area is seen as a constraint to be overcome.

 

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In recent years, the internet has had a significant impact on socialisation and on the way people live

and think. As communication has increasingly taken place at a distance, genuine exchange has

gradually diminished, creating ever-greater confusion between reality and fiction. With the

development of today’s systems of virtual social interaction, the time once needed to overcome

distance has effectively disappeared, fuelling a global mindset that blurs the contours of each

individual’s identity. People end up living moments of their lives solely in order to turn them into

digital content – content that has now become more important than the experience itself – posting

contrived snippets of daily life online and prioritising a virtual world over the real one. One might

say that people today have replaced the search for lasting bonds with relationships formed and

dissolved according to personal interests, material gain, or simply in defence of whatever view

happens to prevail at the time.

Swept up by the ease with which they can participate in a ‘broader reality’, people have lost touch

with the identity that defines them as individuals and are thus left without a kind of ‘foundation stone’

upon which to build their sense of self and from which to engage with others. Perhaps for this reason,

people today are increasingly disoriented and feel a growing need to rediscover solid ground on which

to begin the natural process of developing their own personality. Faced with this dissolution of human

values, some seek to resist, yet find themselves taking refuge in illusory forms of ideological

extremism, whilst others succumb, showing themselves not as they truly are, but as most people

would have them be.

Today, this progressive dematerialisation of relationships is compounded by an even more radical

challenge, linked to the spread of artificial intelligence and algorithmic automation. We are

witnessing technological transformations capable of shaping cognitive processes themselves; this

imposes an urgent duty: to ‘remain human’ in an environment dominated by mechanistic logic. The

danger lies not in the tool itself, but in the temptation to delegate discernment and decision-making

to automated calculations, thereby creating subtle new forms of psychological and social

enslavement. Before long, we may find ourselves caught between forging a technological alliance in

the service of the common good and erecting a new, artificial Tower of Babel, governed by a

centralised technocratic power. If people were eventually to allow machines to choose on their behalf,

the risk would lie not only in reducing the highest human capacities to mere statistical data to be

manipulated, but, more importantly, in curtailing their capacity to make decisions and undermining

their duty to take full responsibility for their own choices and actions, thereby effacing the uniqueness

of human existence.

 

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In such a context, it is easy to succumb to the temptation of constant renewal, ‘after the manner of

children’, whilst it seems almost impossible to maintain an ‘intellect sound and entire’ and to

rediscover what remains stable in the contemporary world without passively enduring the

transformations underway and, above all, without losing sight of the ‘immutable Principle’ that

underpins such change.

Returning to the initial question, Freemasonry today is likewise not immune to the pull of these

dynamics, owing to a mindset focused on modernising the Craft and on the hypothetical role it is

supposed to play in contemporary society. Against this backdrop, Freemasonry increasingly directs

its attention outwards, encroaching on areas that do not fall within its remit and triggering the

‘liquefaction’ of its founding principles, to the point where everything profane becomes the norm. In

pursuing constant change and seeking at all costs to project an image, Freemasonry could be swept

up in the maelstrom of external events, losing sight of the sole true purpose for which it was founded:

initiatory transmission. Should this trend gain ground, the institution would ultimately fail to fulfil its

proper role.

For a proper assessment of the nature of these dynamics affecting Freemasonry, one must look within

the institution itself. It is becoming increasingly common for so-called ‘Masonic papers’ to be

presented during ritual work; these are embellished with terminology drawn piecemeal from

traditions that are sometimes misunderstood, and the result is often an elaborate display of erudition.

By venturing into philosophical speculation and academic literalism devoid of critical thinking, one

risks acting solely for one’s own gratification, without realising that one is merely acting within an

established cultural frame of reference rather than freeing oneself from personal attachments and

bringing out the possibilities latent within oneself.

Rather than reducing the initiatory aspect to a purely cultural one, it would be far more useful to

remain within our own sphere, adopting an ‘operative’ approach within the Temple and participating

actively and consciously in the ritual work. In Freemasonry, initiatory teaching is conveyed by

Brethren who are ritually assembled in a precise hierarchical order and who, with the right ‘inner

disposition’, help to bring the rite to life in such a way that the ‘enacted symbol’ becomes a genuine

aid to spiritual advancement. It is therefore necessary to exclude all profane interference, taking care

not to fall into esoteric disquisitions arising from technicalities of instruction that bring the initiatory

path to a standstill.

How many have heard the same ritual time and again since their initiation without asking themselves

what certain phrases mean? Rather than merely listening, one must understand the ritual inwardly,

 

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develop a properly initiatory perspective in an attempt to discover its symbolic significance, and then

undertake the true inner work directed towards initiatory realisation. Otherwise, one remains within

the ‘speculative’ realm, running the risk of falling into mere formalism and allowing the rite to

become a ‘dead letter’, contrary to its true nature; for rites and symbols should stimulate work aimed

exclusively at overcoming individual limitations.

In this sense, the Temple, unlike the non-places represented by media platforms, is, par excellence,

the ‘most regular and most enlightened’ place, where one can rediscover the authentic ‘inner place’

in which to work without interruption.

It is worth adding that the initiate’s work does not end within the Temple, but continues with the

traditional Agape, held as a continuation of the Communication and regarded as a valuable

opportunity for sincere dialogue among the Brethren. The same attitude can then be cultivated in daily

life, with a view to seeking the essential meaning of events experienced first-hand.

It is not, therefore, a matter of shutting oneself away within the walls of the Temple and erecting

barriers between oneself and the rest of the world; the aim is to change one’s perspective, reflecting

more carefully on the routines of everyday life. Such a shift in orientation requires great sacrifice and

can be achieved only by those capable of bringing to effective realisation the initiatory teaching that,

upon admission, they received only in a virtual sense.

In this sense, it is necessary to exercise full mastery over one’s daily actions, assuming full

responsibility for them, aware that, even if these actions are imperceptible and not immediately

visible, they may have repercussions over time that are difficult to imagine.

In short, given that Freemasonry has always kept its doctrinal foundation alive, it is essential that its

members remain willing to preserve and pass on the Tradition of the Art of Building. For this reason,

care must be taken not to treat the institution as though it were a museum piece to be put on display

merely to satisfy public curiosity: its beauty will only truly shine when it is put to ‘good use’. In

conclusion, we can say that Freemasonry, strengthened by the precious symbolic and ritual heritage

handed down to it, continues to withstand the disorder now unfolding, safeguarding the initiatory

spirit it has always preserved, for the Craft is far more than can be expressed in words.

 

Il Gran Maestro

del Grande Oriente d’Italia

Antonio Seminario

 



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