Gran Loggia 2022, “Scienza e Conoscenza”. Presentato il libro del Gran Maestro Stefano Bisi “Il biennio nero 1992 1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo”/Video

Presentato al Palacongressi di Rimini, durante la prima giornata di Gran Loggia, “Il biennio nero 1992 1993. Massoneria e legalità trent’anni dopo” (Edizioni Perugia Libri), da poco uscito in libreria, un saggio in cui  nella sua duplice veste di giornalista e di Gran Maestro, l’autore Stefano Bisi ricostruisce nei dettagli, con lo stile asciutto e veloce del cronista e attraverso documenti e articoli di giornali, il periodo drammatico vissuto dal Grande Oriente durante l’inchiesta sulla Massoneria avviata dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e conclusasi in una bolla di sapone e sulle pesanti e dolorose ricadute e ripercussioni che quell’indagine ha avuto sulla Comunione fino ai nostri giorni, fino all’ottobre scorso, quando il tribunale di Reggio Calabria, ha respinto una  richiesta di risarcimento danni avanzata da Cordova per alcune dichiarazioni rese dal Gran Maestro durante la Gran Loggia 2017 e  riportate poi in un articolo di stampa. Dichiarazioni in cui Bisi denunciava la caccia alle streghe lanciata contro la Massoneria, una caccia alle streghe che si era rivelata priva di fondamento come aveva finito per dimostrare l’archiviazione di quell’indagine arrivata nel luglio del 2000. Un’indagine che ha scandito uno dei momenti piu’ dolorosi e devastanti, dopo lo scandalo della P2, della storia recente della Massoneria.

Tutto ha inizio, ha raccontato il Gran Maestro , il 20 ottobre del ’92, il giorno in cui il procuratore Cordova mandò i carabinieri al Vascello. Due erano i filoni dell’ indagine, che venne denominata Mani Segrete, a richiamare in qualche modo quella in corso a  Milano contro le presunte collusioni tra imprenditoria e partiti: associazione a delinquere (articolo 416del codice penale) e violazione dell’articolo 1 della legge numero 17 del 1982, la cosiddetta Anselmi-Spadolini.

“La vicenda -ha ricordato-  suscitò inedito clamore con grandi titoli sui giornali, perquisizioni a raffica nelle sedi periferiche di comunioni massoniche e nelle case e uffici di molti fratelli, ma venne archiviata nel 2000 in un generalizzato disinteresse” per ritornare “agli onori delle cronache quando, insieme alla giunta del Grande Oriente d’Italia, decido di avviare l’azione per il recupero dei faldoni di cui ho sempre sentito parlare, ma che non vedo al Vascello. Dove sono? Perché non sono stati restituiti? Due avvocati preparati e dotati di grande determinazione, Raffaele D’Ottavio e Fabio Federico, cominciano ad agire. Fanno il viottolo in piazzale Clodio, dove ha sede il palazzo di giustizia di Roma, e alla fine ottengono l’autorizzazione per riportare a casa il materiale sequestrato”

Di quell’inchiesta oggi restano 800 faldoni contenenti carte restituite al Grande Oriente nell’aprile del 2017, ha ricordato Bisi, su autorizzazione del pubblico ministero Lina Cusano che, insieme al collega Nello Rossi, aveva avanzato a suo tempo la richiesta di archiviazione dell’inchiesta, accolta il 3 luglio del 2000 dal gip Augusta Iannini, che sottolineò nella sua motivazione che in quel procedimento penale l’indagine conoscitiva aveva “vissuto momenti di inusuale ampiezza”, decretando che si doveva “promuovere l’azione penale” nei confronti dei 64 massoni che erano stati indagati. Secondo il giudice, riporta Bisi, nel corso della maxi indagine conoscitiva avviata dal procuratore Cordova, fatta eccezione di uno stralcio relativo alle attività imprenditoriali su Licio Gelli, non sarebbe stata rilevata alcuna illecita attività compiuta dalla massoneria. E che dal materiale acquisito si poteva trarre “la certezza” che era stata compiuta, in tutto il territorio nazionale, “una massiccia e generalizzata attività di perquisizione e sequestro”  e che dai “racconti a contenuto generalissimo, ma conformi all’immaginario collettivo sul tema gruppi di potere, il pm di Palmi ha tratto lo spunto per acquisire una massa enorme di dati (prevalentemente elenchi di massoni) che poi è stata informatizzata e che costituisce una vera e propria banca dati sulla cui utilizzazione è fondato avanzare dubbi di legittimità”.

La Comunione seppe resistere a quel terremoto. Anche se non fu facile, soprattutto all’inizio. Gli inquirenti era convinti, ha spiegato  Bisi, citando l’allora Gran Maestro Aggiunto Eraldo Ghinoi, “di aver scoperto nei Riti le logge coperte”, attratti in particolare dall’Arco Reale di Gerusalemme, “una realtà presente nel Grande Oriente d’Italia dal 1972 quando la comunione ottenne il riconoscimento della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. I giornali si buttarono a capofitto su queste suggestioni, scatenando una vera e propria così la caccia al massone, che automaticamente nella coscienza collettiva finì per essere identificato in un malfattore, un delinquente della peggiore specie. “Anche gli sguardi della gente, impossibile dimenticare”, sono le parole di Ettore Loizzo,  ingegnere cosentino e in quel periodo Gran Maestro Aggiunto, che prima di passare all’Oriente Eterno, affidò le sue memorie, diventate libro, al giornalista Francesco Kostner. In alcune città, vennero persino affissi manifesti e distribuiti volantini che incitavano a discriminare i massoni.

Una gogna interminabile,  la cui culla fu la Toscana, dove nell’ottobre del ’93, “L’Unità” e “Il Tirreno” cominciarono a pubblicare a puntate gli elenchi dei massoni delle logge della regione. Poi lo fecero anche altri. E quegli elenchi ancor oggi continuano a circolare online. In tutt’Italia il fango travolse rispettabilissimi fratelli in un clima persecutorio caratterizzato da un accanimento giudiziario che non trova giustificazioni. Un caso che scatenò anche un ampio dibattito.



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