Gran Loggia 2022, “Scienza e Conoscenza”. Cartabellotta, “Si vede la luce in fondo al tunnel? Sì, ma bisogna continuare a essere responsabili. La mascherina, meglio non abbandonarla”/Il video

“Pandemia Covid-19: Si vede la luce in fondo al tunnel?”. “Sì, ma dobbiamo continuare a comportarci con responsabilità”. E’ stata questa la risposta all’interrogativo sollevato dall’incontro che si è tenuto nella prima giornata di Gran Loggia (venerdì 8 aprile) arrivata da Nino Cartabellotta, medico, tra gli esperti più autorevoli di ricerca e sanità del nostro Paese nonché  presidente della Fondazione Gimbe, che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche, manageriali, professionali che riguardano la salute delle persone.

“La fine dello stato d’emergenza per il Covid – ha sottolineato lo scienziato- era una scadenza burocratica, in quel momento ci trovavamo in fase di discesa e si è diffusa la percezione sociale della fine della pandemia. Ma la pandemia non è finita. Né si può parlare di circolazione endemica, che si ha quando non vengono messi in crisi i sistemi ospedalieri”. Ma non siamo ancora a questo. Il quadro dei pazienti ospedalizzati è certamente mutato negli ultimi 6 mesi. Sia per effetto delle coperture vaccinali e relativi booster, sia per la progressiva sostituzione della variante delta con quella omicron, più contagiosa, ma meno severa.  Ma se si è ridotto in maniera rilevante il numero di pazienti Covid-19 ospedalizzati per polmonite severa che richiedono un ricovero in terapia intensiva, allo stesso tempo è aumentato il numero di pazienti  ospedalizzati soprattutto anziani con patologie multiple che possono essere assistiti nei reparti ordinari. Ci troviamo dinanzi a  un plateau di  casi giornalieri di contagio, che si sono stabilizzati attorno a quota 70-71mila, con un numero di decessi che si aggira a un migliaio la settimana”. Un numero che resta alto e che merita una particolare attenzione. Infatti, accanto a fattori epidemiologici non modificabili (età avanzata, comorbidità), esistono determinanti legate al calo dell’efficacia vaccinale sulla malattia grave e al sottoutilizzo dei farmaci antivirali. Su quest’ultimo, invece, è possibile intervenire. Il tasso di mortalità nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con dose booster è superiore di 14,3 volte negli over 80. Di 12,3 volte nella fascia 60-79. E di 8 volte nella fascia 40-59. In attesa che le autorità regolatorie si pronuncino sull’estensione della quarta dose dal punto di vista organizzativo, bisogna iniziare a considerare che, al 31 maggio, gli over 70 che avranno ricevuto il booster da oltre 120 giorni saranno 8,8 milioni. Di questi 3,8 milioni di ultraottantenni e quasi 5 milioni nella fascia 70-79. L’impressione è invece, ha detto Cartabellotta, che il meccanismo si sia inceppato, che il paese si sia fermato sul fronte della campagna vaccinale in cui avevamo conquistato i primi posti. I vaccini e i richiami dobbiamo continuarli a farli, ha spiegato Cartabellotta, perché che i vaccini che abbiamo a disposizione non sono sterilizzanti e quindi non sono in grado di realizzare l’immunità di gregge. Ed è anche  per questo che non dobbiamo toglierci ancora la mascherina nei luoghi affollati al chiuso.  Inoltre, ha aggiunto, al di là del fatto che la copertura vaccinale non è eterna  emerge con evidenza che le persone che sono state infettate cominciano ad avere disturbi di medio-lungo periodo: disturbi della concentrazione, osseo-articolari, astenia, dolori. Insomma, l’obiettivo è non prendere il virus. Anche perché- ha proseguito – se in una prima fase si credeva che il virus colpisse esclusivamente l’apparato respiratorio, oggi sappiamo che va a colpire tanti altri apparati. I danni provocati da questo virus sui vari organi ancora non si conoscono nei dettagli, però sappiamo, ad esempio, che crea molti problemi a livello cerebrale. Non stiamo parlando, dunque, di un virus che non lascia strascichi. Li lascia, e molti di questi ancora non sono conosciuti, quindi dobbiamo continuare a proteggerci per evitare di prenderlo.



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