Gran Loggia 2024. L’allocuzione del Gran Maestro Bisi: “Orgoglioso e fiero di questi dieci anni pieni di risultati e momenti importanti. La rotta del Vascello é tracciata. Ora tocca al mio successore” / Video

Gentili signore, gentili signori, cari fratelli del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, siete i benvenuti nella casa della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza. Siamo lieti di aprire le porte del tempio a chi ci frequenta da anni e a chi ci vuole conoscere da vicino e celebrare con noi in Gran Loggia questi giorni riminesi. E questa é la venticinquesima Gran Loggia che celebriamo a Rimini.

Siamo circondati e immersi nelle guerre, con il rischio molto forte di un conflitto mondiale. Siamo condizionati da estremismi, forti tensioni sociali, inquietudine, fragilità e incostanza nel dialogo, nella politica, nei rapporti, nel lavoro. Questa tendenza dell’Uomo all’incostanza  è nota. E infatti la Costanza è “la forza più potente di qualsiasi violenza. Con Costanza e disciplina si vince su tutto e si affronta qualsiasi emergenza”.

Siamo incostanti perché la vita ci fa andare di fretta, per un continuo bombardamento di informazioni e pressioni che riceviamo, per ansia e per paura.

Siamo incostanti per stili di vita. E siamo incostanti per una distorsione del tempo, diventato ormai circolare, avvitato su se stesso, in un meccanismo da eterno presente.

Ecco perché è più che mai necessario riaccendere la Luce delle Idee con costanza per procedere nella Bellezza delle azioni. La Bellezza è come il frutto sull’albero: ha bisogno di tempo per poter maturare, per essere colto, nel frattempo bisogna coltivarla. La Bellezza non è solo una virtù ma una necessità per trasformare i buoni propositi in realtà e scelte durature. 

.Senza Costanza di Bellezza non si riesce ad andare avanti. È come una Luce che deve restare sempre accesa in noi, un fuoco che deve essere sempre alimentato affinché non si spenga mai il desiderio, la passione, il dovere di compiere passi in avanti quotidiani verso la meta. Se sappiamo governarla nella Nostra interiorità è uno strumento vincente in qualsiasi circostanza.

Per noi massoni la meta finale di tutte le nostre azioni è la Luce. La ricerca della Conoscenza in un percorso d’elevazione spirituale verso la Luce. Per noi liberi muratori la Bellezza è una dote, una virtude senza la quale è praticamente impossibile procedere nel percorso iniziatico. 
La nostra opera, il nostro lavoro massonico, la perfetta riuscita delle nostre azioni e delle nostre idee ispirate dalla Luce dipende sempre dalla perseveranza con cui assolviamo il nostro compito nell’Ordine e nella vita di ogni giorno. 

E per fare bene e il bene ci vuole passione, quella passione che genera l’azione. Ma ognuno di noi agisce bene se prima accoglie, ascolta, impara, se è attento. Le azioni più importanti sono quelle che nascono da una passione che le precede, che nasce da sofferenza incontrata, accolta, affrontata, superata, da una ferita che si è chiusa, cicatrizzata.

E quando ci metti passione puoi restare male di fronte a una critica ma ricordi quello che diceva Lorenzo il Magnifico e il dispiacere ti passa: “Dica pur chi mal dir vuole/Noi facciamo voi direte”. Ma il dispiacere ti ritorna perchè va bene “dica pur chi mal dir vuole” ma non va bene “dica pur chi vuol diffamare”.

Bellezza, Saggezza e Forza sono le ricchezze che dobbiamo tirare fuori da dentro di noi con Costanza e Coraggio e che non dobbiamo mai perdere di vista e che contrassegnano il nostro incessante ed interminabile cammino. 

Bellezza e Costanza innanzitutto nella presenza e nella partecipazione ai lavori delle nostre officine, senza la quale nessun apprendista, compagno d’arte o maestro, può accrescere la propria ricchezza attraverso lo studio dei simboli e del metodo massonico e nel condividere la tornata con gli altri fratelli.

Bellezza e Costanza nell’applicare sempre con dovere, coscienza, rigore, moralità e giustizia ogni atto compiuto sia nei confronti di un fratello sia nei confronti del prossimo. Bellezza e Costanza nell’agire sempre con serietà, senno, benefizio e giubilo per il Bene comune ed alla Gloria di quello che noi chiamiamo il Grande Architetto dell’Universo. 

Bellezza e Costanza di operare sempre al meglio per i fratelli e per l’Ordine. E senza la Bellezza delle azioni i nostri sforzi di crescita rischiano di evaporare. Nel lavoro massonico serve tenacia, serve energia da non sprecare e da non disperdere, sapendo che più una crescita è graduale, più sarà solida la casa del nostro sapere. Chi furbescamente cerca le scorciatoie non va lontano e quasi sempre cade nell’errore.

È solo appoggiandosi alla colonna della Bellezza che si ottiene la stabilità necessaria quando la nostra schiena, di fronte alle sirene del compromesso opaco, deve rimanere dritta e ferma. Non scomporsi e rispondere alla voce più intima e profonda.

E, permettetemi di dirlo, è questo quello che la Giunta ha fatto in questi ultimi cinque anni caratterizzati da momenti difficili ma anche gioiosi. Dal raggiungimento di risultati e riconoscimenti importanti. “Chi vuole puó provarle a sminuirli ma i fatti restano”, mi ha detto un fratello.

Qualcuno, non certo chi ha sempre agito nell’ombra ed in malafede, ci avrà pure criticato ma le cose realizzate con la luce delle idee e nella Bellezza delle  azioni con Costanza sono state tante e importanti.

Come non gioire di fronte alla storica sentenza della Cassazione su Palazzo Giustiniani arrivata a gennaio.

La Corte Suprema, a Sezioni Unite Civili,  ha accolto il ricorso nel giudizio promosso per la restituzione dell’intera nostra sede storica di Palazzo Giustiniani, affermando la giurisdizione del Giudice Amministrativo perchè il regime esercitò il diritto di prelazione senza prima veder dichiarato nullo il nostro atto di acquisto.

Noi non vogliamo sfrattare il Senato della Repubblica;vogliamo solo ripristinare la verità dei fatti ed ottenere finalmente giustizia. Noi vogliamo vedere realizzato il museo della massoneria italiana che ci era stato concesso nel Lodo Spadolini. Lo avevo promesso all’inizio della mia prima Gran Maestranza e siamo stati di parola. La Costanza delle azioni ha pagato. Spero tanto che Tonino, il mio successore, possa inaugurare questo museo da tutti noi fortemente voluto. E magari, non solo quello, visto che un giudice potrebbe restituirci l’intero palazzo.

E che dire delle conclusioni del seminario di studi su Chiesa e Massoneria che si è svolto a Milano grazie al Gruppo per il il dialogo interreligioso riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana. Con gli alti prelati presenti si è parlato liberamente, ci si è confrontati senza pregiudizi. E alla fine, dal cardinale Coccopalmerio è arrivata la proposta di un tavolo permanente per continuare il disgelo e il dialogo. Un altro passo in  avanti dopo la lettera ai “fratelli massoni” scritta da Gianfranco Ravasi. Tanti fratelli, da ogni parte del mondo, hanno salutato quest’incontro con gioia e soprattutto tanta speranza.

Quante azioni cari fratelli questa Giunta, col vostro sostegno, ha compiuto non lesinando sforzi, coraggio, impegno, energie.

Senza dimenticare quanto sta facendola Fondazione Grande Oriente d’Italia, il nostro fiore all’occhiello, che contribuirá ai lavori di restauro di Bosco Isabella, il parco pieno di simboli iniziatici che si trova a Radicofani. Da quindici anni, alla fine dell’estate, i massoni si trovano in quel giardino esoterico per una tornata rituale originale e coinvolgente. Proprio pochi giorni fa è stata rinnovata la convenzione con l’amministrazione comunale.

Grazie alla Fondazione abbiamo riportato a casa dall’Archivio Centrale dello Stato i documenti che il fascismo ci prese, che i nostri fratelli provarono a nascondere. Ora il lavoro fatto va consolidato per mettere a disposizione degli studiosi quei materiali preziosi e intrisi di coraggio e desiderio di libertà. Saranno nel luogo giusto, nella sede della Fondazione Grande Oriente d’Italia al piano nobile del Vascello. Quella Fondazione che tanti prima di noi volevano fare ora c’é . Ci ha lavorato molto l’attuale Emanuele, tanto lungimirante quanto schivo e lontano dalle luci della ribalta. Propose di costituire questa Fondazione e la GIunta l’ha fatto. Questa Fondazione serve per mettere in sicurezza il patrimonio del Grande Oriente d’Italia, passando attraverso rigorosissimi controlli pubblici,.

Se guardiamo più indietro il nostro cammino è segnato da tanti momenti belli e altri difficili. Li abbiamo vissuti in catena d’unione. Il giro d’Italia per i 70 anni della Repubblica, ma più ancora e più difficile il periodo della lunga pandemia. Sono state fatte due gran logge con la mascherina e il distanziamento. Fratelli ordinati, rispettosi delle regole, costretti ad abbracciarsi con lo sguardo senza neppure sfiorarsi ma in sicurezza. Per ben due gran logge, mentre nel mondo si aggirava  il virus, il Grande Oriente d’Italia ha fatto di necessità virtù per riunirsi, per non farsi rubare il desiderio di stare assieme. Per aiutare i fratelli in difficoltà economiche sono nati durante la Pandemia i mattoni della fratellanza. Per quattro anni sono stati destinati un milione e 600 mila euro all’anno. C’è chi ha detto e scritto che sono serviti per mantenere gli iscritti. E dov’è il male di questa azione? Abbiamo voluto evitare ai fratelli in difficoltà economiche per la perdita del lavoro o per il ridimensionamento delle loro entrate l’ulteriore umiliazione di dover abbandonare la Comunione. Si è fatta una scelta: abbiamo preferito dare mattoni  invece di elargire gradi. 

E poi, assieme fra fratelli anche se in guerra. I massoni superano ogni odio. Non dimentichiamo quanto accaduto nella gran loggia del 2022, già in piena guerra, russi e ucraini si sono confrontati, il gran maestro Bogdanov in presenza e il Gran Maestro Anatoly dall’Ucraina. Anche oggi, russi e ucraini, siete qui. So quanto è difficile per voi stringervi la mano ma provateci. Il mondo cambia anche grazie a piccoli gesti. Il Grande architetto dell’universo e tutti i cittadini del mondo ve ne renderanno merito.

Auspicai, due anni fa, che le trincee da dove sparano i soldati venissero coperte di fiori, di alberi che avrebbero dato poi frutti da condividere sui tavoli. Tutti assieme. Ancora non è possibile riappacificarsi. Invochiamo, anche noi, una pace giusta. Ai fratelli ucraini e russi io dico di provarci, di tirare fuori il coraggio per intavolare una trattativa di pace. Tacciano le bombe e ascoltiamo la musica delle parole. Mettete i fiori nei vostri cannoni.

Il coraggio, una parola che è tornata spesso in questi anni. So che cosa significa. Non confronto il coraggio di chi affronta la guerra e le malattie e il nostro coraggio. Ho sopportato due audizioni della Commissione nazionale antimafia e una perquisizione durata quattordici ore. Un signore dalla lunga barba bianca mi ha accusato e mi accusa ancora su vari social   di fare negazionismo sulle possibili infiltrazioni malavitose. E c’è chi, tra noi, lo ha seguito, anche nelle settimane scorse, brandendo uno slogan sulla lotta all’illegalità, come se noi, in questi anni, fossimo stati muti e conniventi con mafia e ‘ndrangheta. No carissimi fratelli, non lo siamo stati, non potevamo esserlo per i nostri valori, e non lo saremo mai. E siccome le parole, ormai, non le porta via il vento, basta farsi un giro nella rete e trovare qualche ardita mia risposta a chi chiedeva che cosa ero disposto a fare per la cattura dell’ex superlatitante. E nella rete, appunto, si trovano anche dichiarazioni avventate, frutto di irresponsabilità che non fanno onore a chi le ha scritte o pronunciate con la grave conseguenza di additare all’opinione pubblica come malavitosi coloro che sono nati e cresciuti in una zona d’Italia invece che in un’altra. Ho difeso, e continuerò a farlo, i fratelli siciliani e calabresi che non meritano le infamità fatte circolare, così come ho agito in quei casi dove era necessario intervenire, al nord, al centro e al sud, per difendere la dignità del nostro Ordine, per evitare strumentalizzazioni e per sospendere chi aveva tradito i nostri ideali.

Quanti hanno dato vita a un insensato teatrino hanno dimostrato di non avere  senso della responsabilità e spirito di appartenenza ed hanno fatto un danno enorme alla Comunione cercando di esasperare i toni e dividere i fratelli. La fratellanza è universale. I fratelli non hanno colore. I fratelli sono fratelli e basta. L’umanità è una e una sola. Non esiste nord, non esiste il centro, non esiste il sud. Esiste l’Italia, una e indivisibile. Nel 2015 la Gran Loggia ha abolito la parola Razza dalla nostra Costituzione. Vogliamo ora inserire le indicazioni geografiche? Chi è nato a Belluno è più bravo di chi è nato a Sambuca di Sicilia?

In troppi dimenticano che “le parole sono armi. E le armi possono offendere ma anche difendere, sono strumenti potenti”. A noi spetta usarle con la ragione per difendere la nostra dignità. “Le parole possono cambiare il mondo in una direzione migliore, se usate in maniera consapevole” ha detto Gianrico Carofiglio. Allora, se le parole vengono usate bene, molte cose vengono da sé.

Il tema è diventare consapevoli,  fratelli responsabili e la consapevolezza è parte di un metodo n cui rientra anche la cura del linguaggio. È un tirocinio, un apprendistato, per diventare membri di una Comunione.

E la cura del linguaggio deve essere parte integrante del modo di agire di chi ha incarichi o vuole averli, di chi ha un ruolo e di chi vorrebbe esercitare una funzione. Ricordiamoci che il il linciaggio è una vergogna, una barbarie dal quale è doveroso astenersi. Ed è indiscutibile che una legittima ambizione non deve in nessun caso essere confusa con un comportamento denigratorio della Comunione di cui si fa parte e neppure di colui che in quel momento lo si vede come concorrente. Una classe dirigente è classe dirigente legittima se evita manifestazioni pubbliche sbracate. Ci sono limiti importanti per chi ricopre un ruolo o desidera ricoprirlo per il bene del nostro Ordine, del nostro amato Ordine, che è sano e vivo.

E la vostra numerosa partecipazione, il vostro attaccamento ai valori massonici è la migliore risposta a chi ha operato per disfare.

C’è chi ha provato a seminare zizzania, anche volti riemersi dal triste passato. Livorosi, sgraditi, invadenti. Per diritto, non per fortuna, un tribunale della Repubblica ci ha dato ragione di fronte alla querela per diffamazione presentata da chi si era sentito offeso perché avevamo detto che le sue dichiarazioni erano a scoppio ritardato dopo la fuga del ‘93. Ora è in corso un procedimento civile, una causa civile fatta da noi contro colui che scappò dall’Ordine, che ci attacca senza vergogna e che vorrebbe riguadagnarsi una verginità che perse con il suo comportamento. E’ andato a infangarci anche da un influencer. Gli ha portato sfortuna. Quel biennio nero noi non ce lo siamo dimenticato e quel dramma non vogliamo riviverlo.

E’ andata male anche a quel magistrato che mandò i carabinieri al Vascello per un’inchiesta finita con un nulla di fatto. Voleva i danni da noi ma il giudice ha stabilito che sarà lui a pagare le spese legali. Un’altra pagina dolorosa ma per cui abbiamo avuto giustizia.

Come il caso Prato. La Corte europea ha condannato il governo italiano a pagare le spese legali perchè il tribunale aveva inserito una clausola discriminatoria nei confronti dei professionisti, massoni, che volevano fare i periti.

Se le azioni sono ispirate dalla luce e non dalle tenebre la giustizia trionfa. Spesso arriva tardi ma arriva.  Non è un caso se dopo 30 lunghi anni, ci è stata resa giustizia con il ripristino del riconoscimento della Gran loggia unita di Inghilterra, la gran loggia madre.

Nel ‘93 fu traumatica quella rottura, molti fratelli se ne andarono, altri rimasero con tanti dubbi perché poteva finire tutto, altri tennero alto il labaro del Grande Oriente d’Italia che continua a sventolare sospinto dal vento delle nostre azioni.Ci è stato restituito quello che ci era stato ingiustamente tolto. 

E ora ci riabbracciamo nei nostri templi con i fratelli della Gran loggia di Israele, che ci ha voluto restituire il riconoscimento che anche in questo caso ci era stato tolto ingiustamente. Ci abbracciamo con i fratelli della Sovrana gran loggia di Malta, del Grande Oriente del Brasile e delle gran logge del Minas Gerais e dello Stato di Bahia. Sono questi i riconoscimenti che ci sono stati dati negli ultimi tempi e di cui andiamo orgogliosi.

E prima ancora eravamo stati ammessi nella Confederazione massonica interamericana, un’organizzazione che riunisce 84 Potenze Massoniche distribuite in 26 paesi del Sud, Centro e Nord America, Caraibi ed Europa. 

Vedete, questo e altro è stato fatto grazie a Voi. Dobbiamo essere fieri perchè nessuno ci ha regalato niente.

Il Grande Oriente d’Italia ha donato tanto anche in termini di solidarietà. Lo fatto in occasione di eventi drammatici come i terremoti che hanno colpito il Centro Italia. Lo ha fatto premiando gli studenti meritevoli di queste zone. Lo ha fatto donando l’illuminazione del campo di calcio al comune di Norcia, una delle poche opere concluse in quel martoriato territorio.

Abbiamo testimoniato la nostra fratellanza, con gli alluvionati dell’Emilia Romagna nel maggio di un anno fa. Abbiamo erogato 20 borse di studio e altrettanti contributi per i diversamente abili. E a Prato non abbiamo dimenticato fratelli e associazioni massoniche sconvolti dall’alluvione.

E continuiamo a farlo con le borse di studio Letizia Pierucci Mondina e Giacomo Treves e con la benemerita associazione “Sergio Mammini” che accompagna negli studi gli orfani dei fratelli passati all’Oriente Eterno.

Il Grande Oriente d’Italia in questi anni si è aperto sempre più al mondo, parlando di Cultura, di Diritti, di Storia, Geopolitica, Ambiente e Scienza .

In Gran Loggia e nelle celebrazioni del XX Settembre sono stati nostri ospiti importanti personaggi, uomini di Stato, accademici, giornalisti, intellettuali raffinati. Vi chiedo uno sforzo di memoria per riportarli nella vostra mente.

La Gran Loggia e il Vascello sono stati straordinari luoghi d’incontro e di dialogo con uomini e donne molto apprezzati nel Paese. Hanno conosciuto  da vicino i massoni e ci hanno onorato con parole di stima.

Tante cose belle sono state fatte e tante altre si potevano fare, magari anche meglio. Anche peggio. Noi abbiamo operato sempre mettendoci tanto impegno. Abbiamo consentito al Vascello degli uomini liberi, forti e coraggiosi di solcare acque tranquille anche quando il mare  era tempestoso. La rotta del futuro è ben tracciata. Il solco é anche nel mare. E da domani toccherà al nuovo Gran Maestro Antonio Seminario e ai fratelli della Giunta continuare e migliorare l’Opera. Sono certo che sapranno farlo con la loro esperienza, con le loro energie e le loro capacità; sapranno svolgere il loro ruolo con Saggezza, Bellezza e Forza. Sono certo perchè in questi anni sono stati accanto a me ed io  accanto a loro. Siamo stati una squadra: mano con mano, piede con piede, ginocchio con ginocchio, petto con petto, spalla con spalla. Abbiamo sorriso e abbiamo pianto. Sì, anche pianto, perchè le vicende della vita ti possono far piangere, come per il passaggio all’oriente eterno di un fratello di Cosenza. Oggi e domani sarebbe stato qui con noi Giancarlo, a testimoniare a me, ma soprattutto a Tonino il suo affetto e la sua stima. E Tonino Salituro, fratello impavido sarebbe stato qui, come quando arrivó in Gran Loggia giá devastato da un tumore. E ci sarebbe stato anche Giovanni, il gattone di Palermo, orgoglioso di essere fratello e amico di Giuseppe di lunga data. Ci sarebbe stato anche Enzo, silenzioso e operoso, addetto alla segreteria in Sicilia. Sono stati strappati alle loro famiglie, e a noi, ancora molto giovani.

Chiudo questo mandato, questi dieci anni, con l’orgoglio di quello che è stato realizzato. Reggere  il supremo maglietto è stato un onore, un privilegio, ma anche per Rosalba un sacrificio. Ho fatto del mio meglio. Ci ho messo molto impegno. Custodirò nel cuore e nella mente qualche segreto e tanti momenti vissuti con voi in tutti gli orienti che ho visitato. Da Biella a Palmi, da Enna a Vercelli, da Contessa Entellina a Brescia, da Castelvetrano a Scalea d’inverno. E via via viaggiando.

E’ la mia ultima allocuzione da gran maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. Domani affiderò questo maglietto in buone mani. A me non resta che dire grazie mentre mi torna in mente il primo giorno, quello dell’iniziazione. Sono passati 41 anni e mezzo dal 24 settembre dell’82 quando salii le scale di quel palazzo austero ed elegante di via Montanini 101 per essere iniziato nella loggia Montaperti numero 722 all’oriente di Siena. Rivedo le facce di coloro che mi accolsero. C’erano Marco il venerabile, Romano l’oratore, e tra le colonne Guido e Roberto i giornalisti, Nilo il bancario, Carlo e Graziano i dentisti, Franco e Cesare i medici condotti, Beppe il cardiochirurgo, Pierguido il filatelico, Luigi il geometra e Dino il pensionato del distretto militare. E’ la mia loggia madre ed è la loggia alla quale tuttora appartengo.

Sono passati dieci anni dal 6 aprile del 2014 quando mi installai come gran maestro. Questo decennio tumultuoso, romantico, complicato, entusiasmante ci porta nel futuro. Tante gioie e qualche dolore. E se c’è qualche ferita, importante è che ci sia anche la cicatrice, perchè serve a non dimenticare. Ma per superare i momenti più malinconici mi aggrappo a un pensiero che un ex maestro venerabile di Arezzo, Enrico, mi ha detto al termine di una tornata qualche settimana fa: “Vale più il bene che hai fatto del male che ti vorrebbero fare. Sii più fiero di quanto hai dato a molti che amareggiato per gli indegni attacchi di pochi”. 

Ma voglio condividere con voi anche quello che mi ha detto un fratello poliziotto: “Ti ricordi quello che ti dissi dieci anni fa a Città di Castello, pochi giorni dopo il tuo insediamento? Ti dissi di non farmi vergognare di essere un poliziotto massone. Dopo dieci anni ti dico che non solo non mi hai fatto vergognare ma mi hai reso orgoglioso di essere poliziotto massone”.

Questa è la mia ricca liquidazione. Quella che non è certificata da atti di loquaci notai o da conti in banca. E’ una liquidazione morale. E’ il tesoro di questi anni che mi porto dentro. Ho condiviso questi due pensieri con tutti voi. Ce ne sono molti altri. Belli. Molto belli. Fatti di una sola parola difficile da pronunciare ma che porta dentro storie e passioni, sorrisi e lacrime.

E’ una parola semplice ma è difficile da pronunciare. Allora provo io a dirla a tutti voi: Grazie. Ventitremila Grazie, ma sono molti di più. Perchè ci sono i Grazie per chi oggi è all’oriente eterno, per Franco, Leonardo, Dino, per Michele di Ripalimosani, Graziano di Poppi. E’ un grazie che viene dal lato più nascosto del mio cuore. E’ in un angolo, nel luogo più sicuro. Ve la dico oggi questa parola, alla vigilia del giorno in cui il priore tornerà frate: Grazie.

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