Funerali negati a un massone, il caso Tarducci. Il Gran Maestro Seminario: «Davanti alla morte devono cadere gli steccati»

“Davanti alla morte devono cadere gli steccati”. È il senso della riflessione del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Antonio Seminario, affidata al Secolo XIX dopo il caso di Mario Tarducci, il massone al quale sono state negate le esequie religiose nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso, nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Una vicenda che, nelle parole di Seminario, va oltre il confronto tra Massoneria e Chiesa e pone una questione più profonda sul valore delle appartenenze quando ci si trova di fronte alla morte.

«La morte possiede una forza che le nostre appartenenze non hanno: restituisce ciascuno alla propria essenziale condizione umana», osserva il Gran Maestro. Di fronte alla morte, sottolinea, «cadono tutte le differenze». Credente o non credente, cattolico o massone sono distinzioni che appartengono alla vita e alle istituzioni. «Davanti alla morte resta un uomo, la sua storia, gli affetti che ha costruito e il dolore di coloro che rimangono».
Seminario precisa di non voler contestare alla Chiesa il diritto di applicare le proprie regole, ma osserva che ogni norma, «quando incontra l’Uomo e soprattutto quando incontra la morte», dovrebbe interrogarsi sui propri limiti.

Il Gran Maestro respinge inoltre l’idea che l’appartenenza massonica sia incompatibile con la fede. «Essere massone non significa essere nemico della fede», afferma. Nelle Logge, spiega, ci sono «uomini di fede, uomini che dubitano e uomini che percorrono differenti strade della coscienza». La richiesta, aggiunge, non è quella di essere uguali, ma di riconoscersi reciprocamente come uomini liberi.  Da qui l’invito a non trasformare la vicenda in una nuova contrapposizione. «Non risponderemo a una porta chiusa chiudendone un’altra», dice Seminario, ribadendo la volontà del Grande Oriente d’Italia di continuare a cercare il dialogo con il mondo cattolico e con tutte le tradizioni religiose.

«Il dialogo non serve tra coloro che già pensano allo stesso modo», sottolinea il Gran Maestro, indicando nel confronto tra posizioni differenti una possibile via per superare gli steccati. E proprio il caso Tarducci lascia una domanda che Seminario estende a tutti: quando difendiamo le nostre appartenenze, siamo ancora noi a possederle oppure sono le appartenenze a possedere noi? «Davanti alla morte cadono titoli, appartenenze e definizioni. Resta l’uomo. E forse è da lì che dovremmo ricominciare».



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