Francesco Rutelli al Vascello ha raccontato la Roma dei primi del ‘900 di Ernesto Nathan, Ettore Ferrari e del bisnonno Mario

La  Roma dopo la caduta dello Stato Pontificio,  città ricca di fermenti culturali e artistici. A raccontare la città come era ai primi del Novecento, attraverso alcuni suoi protagonisti dell’epoca,  Francesco Rutelli, ospite il 20 settembre del Grande Oriente d’Italia nell’ambito della manifestazioni per l’anniversario della Breccia di Porta Pia e dell’Equinozio d’Autunno. Sindaco della capitale dal 1993 al 2001, nonché ministro della Cultura e vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 2006 al 2008, attualmente presidente dell’Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, Rutelli, nel corso della conversazione “Frammenti di storia” che si è tenuta al Vascello ha ricostruito lo straordinario clima dell’epoca, rievocando grandi figure come quella di Ernesto Nathan, che fu primo cittadino di Roma dal 1907 al 1913, Ettore Ferrari, autore della statua di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori, entrambi massoni e Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia e del bisnonno, lo scultore Mario Rutelli, che insieme a loro partecipò al clima unico di quegli anni che furono decisivi per la costruzione dello stato laico e unitario. Mario Rutelli, che era nato a Palermo nel 1859 e che morì a Roma nel 1941, era un siciliano di grande talento, che, dopo aver lavorato per il padre, la cui impresa costituiva quella che era probabilmente la principale fabbrica del Mediterraneo in quegli anni, frequentò l’Accademia di Belle Arti nel capoluogo dell’isola, e poi lo studio di Giulio Monteverde a Roma e quello di Auguste Rodin a Parigi. Tanti i suoi lavori sparsi in tutta Italia, e non solo: dalla Sicilia a Roma, dalla Germania alla Gran Bretagna. Nella capitale,  celebre è il monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, cui il Grande Oriente d’Italia ha reso omaggio nell’anniversario della presa di Porta Pia, ma anche  la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, una delle “Vittorie” sul monumento a Vittorio Emanuele a piazza Venezia, il gruppo marmoreo degli “Irosi” danteschi nella Galleria nazionale d’Arte Moderna, il monumento a Nicola Spedalieri a piazza Sforza Cesarini. E, a Palermo, la Quadriga del Politeama Garibaldi; e ancora, a Catania, il monumento equestre al re Umberto I. E poi, a Monaco di Baviera, le tracce di una statua di Wolfgang Goethe, e ad Aberystwyth, nel Galles, il monumento commemorativo per i marinai inglesi e il monumento a quello che sarebbe stato il re dimissionario Edoardo VIII… Un  elenco davvero lungo a testimonianza del fervore dell’epoca. Un fervore di cui sono incontestabili poli e punti di riferimento a Roma, Ernesto Nathan, che guidò  la città eterna dal 1907 al 1913 e che le cronache lo considerano il migliore sindaco che Roma abbia mai avuto. Ed Ettore Ferrari, appassionato di arte ma anche di politica e che fece un unicum delle due passioni diventando protagonista della celebrazione artistica del nuovo stato laico nato con l’Unità d’Italia.



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