Era italiano il primo nero dell’aviazione militare/Letture Corriere della Sera

Ci voleva coraggio per levarsi in volo con i primi aerei, spesso soggetti a incidenti. Ma soprattutto servivano nervi saldi, un ferreo autocontrollo. Per questo il compito del pilota militare era ritenuto inadatto ai neri, considerati troppo emotivi e suggestionabili in base ai pregiudizi razziali dell’epoca. In Italia però la preclusione era minore, forse per la mancanza di una radicata tradizione schiavista e coloniale, tanto che il nostro connazionale Domenico Mondelli, di origine abissina, fu il primo nero a prendere il brevetto di pilota militare, conseguito il 30 marzo 1914, nella storia mondiale dell’aviazione da guerra. E un record poco noto, riportato alla luce tempo fa nel libro Il generale nero (Odradek, 2015) da Mauro Valeri, che lo ricorda anche nel più recente saggio Afrofobia (Fefè editore). Certamente a quel giovane, nato nel 1886 con il nome di Wolde Selassie, il sangue freddo e l’audacia non mancavano. Allevato nella famiglia di un ufficiale parmigiano, Attilio Mondelli, che lo aveva portato con sé dall’Eritrea (e forse era il suo padre biologico), Domenico intraprende nei bersaglieri una carriera brillante, di cui il conseguimento del brevetto per volare è solo una tappa. Con l’intervento dell’Italia nella Prima guerra mondiale, Mondelli diventa nel 1915 anche il primo pilota nero a compiere un’azione militare in quel conflitto (altri ne seguiranno più tardi su fronti diversi). E dimostra il suo valore: ottiene una medaglia di bronzo, poi il comando di una squadriglia di bombardieri, quindi il grado di maggiore. Solo che nel 1917 viene silurato, escluso dal volo e trasferito in trincea. Non per demeriti militari, a quanto pare, ma per le avventure galanti. Già in precedenza aveva passato dei guai per una relazione con una signora, ora pare che le sua attività di seduttore (è il fascino dannunziano dell’aviatore, ma probabilmente anche quello dell’aspetto esotico) abbia irritato certi pezzi grossi. In effetti i rapporti amorosi tra un uomo nero e una donna bianca erano visti in quel tempo con estremo sfavore. Anche a terra Mondelli si distingue in combattimento, conquista una medaglia d’argento nella battaglia della Bainsizza, poi entra nei reparti d’assalto dei bersaglieri, si batte sul Piave, viene posto al comando di un reggimento, è ferito a un occhio, si guadagna altre decorazioni. Dopo aver terminato la guerra con il grado di tenente colonnello, si troverà però a combattere una nuova battaglia, ancora più dura di quelle sul campo, contro la burocrazia militare e il governo fascista, che ne ostacolano la carriera, lo collocano in posizione ausiliaria, poi fuori organico. Mondelli non si arrende, fa ricorso per tre volte al Consiglio di Stato e vince sempre, ma non lo aiutano certo l’affiliazione alla massoneria, a cui si è iscritto nel 1912, e le origini africane. Solo dopo la caduta del regime verranno riconosciuti i suoi meriti, con il grado di generale d’onore. Morirà nel 1974, esempio vivente di quale infamia sia giudicare gli individui in base al colore della pelle. Idrofobia. Razzismi vecchi e nuovi FEFÈ EDITORE Pagine 217, l’autore Mauro Valeri, nato nel 1960 a Vittorito (L’Aquila), è un sociologo e psicoterapeuta che studia la questione del razzismo. A lui va il merito di aver ricostruito la vita di Domenico Mondelli nel libro Il generale nero (Odradek, 2015). Ha dedicato inoltre biografie a due importanti meticci italiani: Negro, ebreo, comunista (Odradek, 2010) sul partigiano Alessandro Sinigaglia, ucciso dai fascisti in un’imboscata nel 1944, e Nero di Roma (Palombi, 2008) sul pugile Leone Jacovacci, campione dei pesi medi. Altri libri di Valeri: A testa alta verso l’Oriente eterno (Mimesi, 2017); Che razza di tifo (Donzelli, 2010); Stare ai giochi (Odradek, 2012); Black italians (Palombi, 2006) di ANTONIO CARIOTI

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