E i massoni denunciano l’Antimafia | Il Tempo

Il Grande Oriente d’Italia: «La Commissione è andata oltre i suoi poteri». Ancora polemiche e accuse dopo il sequestro degli elenchi degli iscritti.

di Alberto Di Majo

Forse non ci credeva nemmeno lui che i parlamentari che fanno parte della Commissione Antimafia, presieduta da Rosi Bindi, potessero fare un passo indietro e rivedere il provvedimento che ha portato poche settimane fa la guardia di finanza a sequestrare gli elenchi degli iscritti a quattro logge. Fatto sta che il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, aveva annunciato che avrebbe denunciato tutti i commissari e che avrebbe chiesto alla magistratura se l’iniziativa dell’organismo parlamentare guidato dalla Bindi fosse legittima. Così ha fatto due giorni fa. Il 17 marzo Bisi aveva inviato alla commissione Antimafia una formale istanza di revisione in autotutela per richiedere l’annullamento o la revoca del provvedimento di perquisizione e sequestro stabilito il 1° marzo ma, spiega una nota dell’associazione, «ha dovuto prendere atto di una mancata risposta a tale istanza, per non dire del silenzio più assoluto in merito». Dunque il 31 marzo, «ampiamente spirato il termine ad essi assegnato, il Grande Oriente d’Italia ha ritenuto di dover rappresentare alla competente Magistratura i fatti con una richiesta di verifica delle liceità dei comportamenti e degli atti adottati dalla Commissione e dai suoi componenti». Ovviamente l’organizzazione guidata da Bisi ha sottolineato: «In un contesto di massima collaborazione con la Magistratura, e nelquadro di una forte ispirazione ai massimi principi di legalità costituzionale, il Grande Oriente d’Italia attende fiducioso gli esiti di questa verifica». Soltanto un parlamentare ha risposto alla lettera del Grande Oriente d’Italia: Davide Mattiello, deputato del Pd. Ha ringraziato ma declinato l’invito dell’organizzazione a partecipare all’assemblea annuale che si terrà il prossimo fine settimana a Rimini e ha ribadito la volontà di battersi per la libertà di espressione e di associazione. Gli altri 49 membri della Commissione Antimafia hanno preferito restare in silenzio. «Mi è dispiaciuto – si rammarica Bisi -. Poteva essere un’occasione di confronto. Anche quando sono stato ascoltato dalla Commissione, peraltro in un contesto in cui c’erano una cinquantina di persone, tra parlamentari e consulenti, magistrati e ufficiali delle forze dell’ordine, tutti contro di me, li ho invitato a venire nella nostra sede ma nessuno, almeno per ora, ha accettato». Il gran maestro del Grande Oriente avanza anche altri dubbi. «Ritengo che la commissione Antimafia sia andata oltre i suoi poteri. Peraltro i suoi provvedimenti, secondo una sentenza delle sezioni penali riunite della Cassazione del 1983, non sono impugnabili. Può succedere in uno stato di diritto?». Dunque la ormai «telenovela» che ha opposto quattro gran maestri (con le rispettive logge) a Rosi Bindi e all’organismo bicamerale continua. Nei primi giorni di marzo sono stati sequestrati gli elenchi degli iscritti di Calabria e Sicilia da 1990 del Grande Oriente d’Italia, della Gran Loggia Regolare d’Italia, della Serenissima Gran Loggia d’Italia e della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. La presidente della Commissione, Rosi Bindi, che aveva convocato i gran maestri, aveva chiesto loro di consegnare gli elenchi ma tutti si erano opposti «per evitare di violare la legge sulla privacy», per proteggere i propri iscritti e anche per impedire che gli elenchi potessero essere resi pubblici. Ma la Commissione, che indaga su presunti rapporti tra aderenti alla massoneria e mafiosi in Calabria e in Sicilia, è andata dritta per la sua strada e ha incaricato la Finanza di sequestrare gli elenchi.

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