“Fino a quando durerà la memoria…ci saremo”. Presentato a Genova il libro del Gmo Massimo Bianchi

“Sono entrato in massoneria nel 1967 e ho imparato che non si fanno buoni maestri se non ci sono buoni maestri. La memoria è importante, io ho conservato tutto”. Il Gran Maestro Onorario Massimo Bianchi ha presentato il suo libro “Fino a quando durerà la memoria… ci saremo” presso la Casa Massonica di via La Spezia 7 a Genova insieme al presidente del Collegio regionale Carlo Alberto Melani, con l’intervento del GMO Renzo Brunetti e del Consigliere dell’Ordine Renzo Repetti.

Il presidente Melani ha aperto l’incontro facendo gli onori di casa. “Il fratello massimo Bianchi è sempre stato un punto di riferimento per il collegio ligure e si è sempre attivato con una operosità encomiabile. Per questo siamo onorati di ospitarlo presso la nostra casa massonica per parlare del suo libro. La sintesi di un esempio di come dovrebbe essere il rapporto tra massoneria e mondo profano in ogni angolo del nostro paese”.

L’intervento del consigliere Repetti ha fatto chiarezza sul ruolo nella storia della Massoneria. “Nel Rinascimento nascono valori diversi che oggi affermiamo. Nasce la dignitas e il pensiero tradizionale di cui siamo portatori. Un periodo che può essere visto come uno specchio di ciò che è stata ed è la massoneria. È lì che tradizione e progresso per la prima volta vengono postulate come necessario nesso tra i due assiomi. Un passaggio importante che ritroviamo anche in Mazzini”.

Per il GMO Brunetti, “Bianchi ha vissuto la sua vita sposando l’impegno in famiglia e nella società, totalmente. Si intuisce dal libro, si percepisce quando ne parla. In comune abbiamo anche un passato in politica, un’attività che non è in dicotomia con la massoneria. L’istituzione per un fratello è la vita delle logge, non quella della propria loggia, perché dobbiamo avvertire – per viverla – le diverse sensibilità presenti”.

Il libro del GMO Bianchi racconta la storia della sua loggia, la ‘Adriano Lemmi’ (704) di Livorno nata nel 1969. Una storia utile per capire anche il percorso ancora da affrontare. “Oggi siamo una famiglia di disimpegnati. Nel mondo profano l’associazionismo è finito, noi invece siamo in crescita. Abbiamo attraversato luci e ombre, ma non esiste una istituzione che ha mantenuto per tanto tempo gli stessi crismi reggendo il confronto con la storia. Però facciamo troppi convegni sul ricordo e pochi sul futuro.”

E rispetto alla tensione tra Goi e Commissione antimafia, Bianchi non ha dubbi: “Dovremmo ringraziare Rosy Bindi perché, mai come in questo periodo, abbiamo ricevuto domande di ingresso”.

 



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