Il Gran Maestro martire Torrigiani, il delitto Matteotti e gli esordi del fascismo in un’inedita ricostruzione di Valdinievole oggi e La Voce di Pistoia

Giancarlo Fioretti racconta su Valdinievoleoggi e La Voce di Pistoia gli esordi del fascismo, segnato dall’omicidio Matteotti, rivelando l’esistenza di due dossier che accusavano del delitto l’entourage di Mussolini finiti nelle mani dell’allora Gran Maestro del Grande Oriente Domizio Torrigiani e ipotizzando che fu per vendetta che il duce dichiarò poi guerra alla Massoneria.

Il Gran Maestro Martire Domizio Torrigiani




Ci fu un momento, negli anni Venti del
Novecento, che un pugno di uomini della
Provincia di Pistoia furono assoluti
protagonisti della Storia d’Italia. Mi
riferisco agli eventi successivi al tragico
rapimento del deputato socialista
unitario Giacomo Matteotti, avvenuto il
10 giugno del 1924 sul lungotevere
Arnaldo da Brescia nel centro di Roma.
Durante l’ azione criminale, compiuta da
una squadra fascista collusa con la
polizia segreta del Regime, Matteotti fu
barbaramente ucciso, ed il suo corpo
occultato alla Macchia della Quartarella,
una zona boscosa a 25 chilometri dalla capitale nel Comune di Riano.
Quando il cadavere del parlamentare fu rinvenuto casualmente alcune
settimane dopo il delitto, il Fascismo vacillò a causa dell’indignazione generale
provocata da un atto così efferato.
Un magistrato incorrotto ed incorruttibile, Mauro Del Giudice, capì
immediatamente in quale direzione si dovesse indagare. L’ inchiesta si diresse
subito verso l’ entourage mussoliniano, capeggiato all’epoca dal pesciatino Cesare Rossi. Rossi, proveniente dal sindacalismo rivoluzionario, era diventato capo della segreteria personale del Duce.

E, proprio in virtù del suo ruolo,
dedusse il magistrato, “era impossibile che non sapesse qualcosa”.
Messo sotto torchio, Rossi professo’ la propria innocenza, scrivendo di suo
pugno un memoriale che, in quelle turbolente settimane, iniziò a ‘saltare’ da unascrivania all’ altra.


Il dossier in pratica accusava indirettamente Mussolini di essere l’ispiratore
morale del delitto. Una vera e propria bomba, che avrebbe potuto far saltare inaria il giovane regime. Giunto nelle mani di Tullio Benedetti, deputato liberale di Uzzano e fervente monarchico, il memoriale fu alla fine affidato al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani, nato a Lamporecchio il 19 luglio del 1876 nella villa di San Baronto ove era solito trascorrere le sue ferie estive.


Torrigiani, trovandosi in possesso di un materiale così scottante, chiese
consiglio all’ amico e fratello massone Dino Philipson, un liberale pistoiese che, dopo aver appoggiato il Fascismo in funzione antibolscevica, se ne era
distaccato velocemente allorquando ne aveva intuito i tratti antidemocratici.

Rossi, Benedetti, Philipson ma soprattutto Domizio Torrigiani tennero quindi in pugno le sorti d’ Italia in quel tormentato autunno del 1924.
Anche perché oltre al memoriale di Cesare Rossi, ne spunto’ pure un altro,
redatto dal direttore del Corriere Italiano Filippo Filippelli che, con la complicità del giornalista ed editore Filippo Naldi, aveva fornito, a suo dire senza saperlo, supporto logistico agli autori materiali del delitto.

Entrambi i dossiers furono poi convogliati da Domizio Torrigiani verso IvanoeBonomi, leader socialista unitario molto ascoltato negli ambienti di Corte.

Bonomi li passo’ quindi nelle mani del Re, divulgandone forse il contenuto
anche alla stampa, visto che a breve divennero di dominio pubblico.
Il Fascismo, tuttavia, riuscì a passare indenne da questa burrasca, e Mussolin giurò solennemente di farla pagare cara a coloro che avevano tentato di scardinare la sua creatura. Continua a leggere l’articolo cliccando qui

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