La replica del Gran Maestro all’articolo pubblicato dal Giornale sui rapporti tra Chiesa e Massoneria

Gentile Direttore, l’articolo di Riccardo Cascioli dal titolo: “L’inquietante flirt fra Chiesa e Massoni. Un dialogo pericoloso perché contro la Fede”, mi ha da un lato sorpreso per lo scenario dietrologico che il giornalista palesemente immagina e disegna sull’esistenza di presunti “pontieri” all’opera per tenere aperti i canali di dialogo fra la Chiesa e la Massoneria del Grande Oriente d’Italia a cui associa la conseguente moltiplicazione di eventi ai quali hanno partecipato o partecipano rappresentanti delle due Istituzioni; e dall’altro mi “inquieta” perché contiene in fieri un insormontabile e discriminatorio pregiudizio che alberga ancora in alcuni ambienti della Chiesa, un dogma che non ammette alcun dialogo e nessuna possibilità di rapporti fra Chiesa e Massoneria.
Ho pensato quindi di approfittare di questa occasione per proporLe criticamente delle ulteriori riflessioni sulla conciliabilità dei rapporti fra Chiesa e Libera Muratoria in un momento in cui, tra l’altro, lo “Spettro” della Massoneria è stato nuovamente e violentemente tirato fuori e, aggiungo io, artatamente agitato politicamente dagli adepti del sospetto e dai filosofi teoretici dell’Antimafia per cercare di mettere all’angolo la più grande tradizione iniziatica e del libero pensiero capace di fare breccia nelle coscienze e nelle menti libere.
Nel corso dei suoi 300 anni di vita celebrati il 24 giugno dello scorso anno, nessuna Istituzione è stata osteggiata, combattuta, mistificata, infamata e tanto temuta come la Libera Muratoria Universale. Dalla Chiesa cattolica che ha visto nella Massoneria un potenziale concorrente nella spiritualizzazione e nell’elevazione dell’Uomo, ai dittatori di ogni colore, per arrivare a certe forme politiche populiste che ne temono la forza inesauribile e libertaria della sua profonda carica umana e sociale.
Con la bolla “In eminenti” del 28 aprile 1738 papa Clemente XII scomunicò i massoni aprendo di fatto uno status di netta intransigenza e di ostilità che è risultato comodo anche ai suoi successori e che, con alti e bassi, fra tolleranze e piccoli spiragli, è proseguito sine die senza sfociare mai in una auspicabile e vera opportunità di cambiare il corso della Storia riaprendo le porte del dialogo costruttivo e ponendo fine a quella scomunica che – pur attenuata dalla modifica dell’articolo 1374 del Codice Canonico con la scomparsa del preciso riferimento alla Massoneria e la trasformazione della anacronistica (per i tempi moderni) parola “scomunica” in “giusta pena” – pende tutt’ora urbi et orbi sui milioni di liberi muratori sparsi per il globo terracqueo.
Senza voler aprire qui delle dispute teologiche che richiederebbero ulteriori alti interventi e fiumi d’inchiostro, come si diceva una volta, mi limiterò a dire quelle che, a mio avviso, sono oggi le diversità che, non tanto da parte nostra, hanno prodotto ed alimentato su entrambi i fronti quel presunto e sostanziale dogma dell’inconciliabilità che precluderebbe qualsiasi avvicinamento fra le due realtà.
Al centro di tutto la Chiesa e la Massoneria mettono entrambe l’Uomo con basi diverse. Per la prima l’essere si deve adoperare per la salvezza dell’anima, per la seconda invece deve lavorare interiormente per sublimare il suo essere e potenziarlo “nella virtù e contro il vizio” per elevarlo in quell’Amore fraterno volto al Bene dell’Umanità e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.
In questi due cammini diversi ma non privi di coincidenze appare più separata la strada che porta al traguardo finale. Il cattolico deve percorrere per fede quella tracciata dall’alto ed accettarla come l’unica che conduce a Dio, mentre il massone che nel dubbio vive e sgrossa la propria pietra tende al Bene e all’Amore divino seguendo l’irta via della Conoscenza alla costante ricerca della Verità.
Non è chiaramente una differenza di poco conto e non nego che mettere d’accordo le due posizioni risulterebbe una straordinaria ed esaltante impresa. Ma, personalmente, pur avendo le mie idee e i miei dubbi, non mi scrivo per natura e forma mentis alla cerchia dei dottori e cultori dell’inconciliabilità, una parola che non mi piace e che non ha mai prodotto ponti su cui unire e non dividere gli uomini.
Credo, ma utilizzo questo termine solo laicamente, invece che non bisogna mai pensare che qualcosa sia impossibile da realizzarsi. E, per questo apprezzai nel 2016 lo scritto del Cardinale Gianfranco Ravasi, citato nell’articolo, al quale scrissi una lettera dopo la pubblicazione del suo articolo su “Il Sole24Ore”. In quella circostanza auspicai anch’io la via del possibile dialogo e del confronto partendo dalle cose che in qualche modo uniscono le due Istituzioni. Ecco cosa scrissi: “Come ha saggiamente ricordato il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura citando il documento dei vescovi tedeschi del 1983, non possono essere ignorati i punti di contatto fra Massoneria e Chiesa che trovano valori comuni nella dimensione comunitaria, nella dignità umana, nella lotta al materialismo, nella beneficenza. In questo si può avere un aperto e libero confronto mantenendo le differenze ma riducendo le distanze che invece scandiscono nel loro documento i vescovi filippini. Ma quel che conta è partire magari da una conciliabilità limitata e discuterne che professare ancora una assoluta ed intransigente inconciliabilità ex cathedra. Chi possiede la Verità? L’Uomo o solo Dio? Scrisse proprio il Cardinal Ravasi qualche anno fa: “La Verità è una sola ma come il diamante ha molte facce, noi riusciamo, dal nostro angolo di visuale, a vederne solo una di queste facce”. Si illude, quindi, chi pensa di vedere tutto e detenere l’unica Verità. È per questo che i massoni con umiltà e tanti dubbi la cercano perennemente lasciando agli altri i dogmi. Ma cercando sempre il dialogo e il confronto con chiunque.
In questi due anni la mia opinione non è mai cambiata e la porta del dialogo rimane aperta. Ma se i rapporti con la Chiesa non hanno più i toni aspri del passato e rimangono tracimanti a volte solo i toni e le turbe delle comunità cattoliche più oltranziste, fa specie che in questo difficile momento di perdita dei valori, di disaggregazione, diseguaglianze e crisi della politica, gli attacchi alla Massoneria non giungano più da Oltretevere bensì da chi dovrebbe rappresentare, condividere e fare sintesi di tutto per il bene collettivo: la politica.
È certamente singolare e inquietante – al pari delle leggi fasciste che si vorrebbero reintrodurre per colpire i massoni – che nella recente relazione prodotta dalla Commissione Antimafia su Mafia e Massoneria si ricorra persino alla strumentalizzazione della presenza di alcuni sacerdoti negli elenchi degli iscritti per cercare una sponda e una motivazione in più nella caccia ai massoni. “Non è questa la sede – sta scritto nella relazione dell’onorevole presidente Bindi – per affrontare la questione plurisecolare del rapporto tra Chiesa Cattolica e Massoneria, tuttavia appare utile ricordare che, in base alla Declaratio de associationibus massonicis emanata dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede il 26 novembre 1983 – presieduta dal Prefetto Cardinale Joseph Ratzinger, poi papa Benedetto XVI- vi è inconciliabilità tra l’adesione alla Chiesa Cattolica e alla Massoneria. In essa si ribadiva che “rimane immutato il giudizio della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, perché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita”. Con la chiosa finale che la dice lunga e quasi ammonisce: “di recente, si ricorda che papa Francesco ha respinto le credenziali di un ambasciatore straniero presso la Santa Sede perché iscritto alla Massoneria”.
Non c’è che dire: Commissari politici, magistrati, teologi e anche novelli inquisitori questi sì, inconciliabili, componenti dell’Antimafia che pensano di cavalcare l’antimassonismo utilizzando anche l’effetto e il consenso della Chiesa. Ma la Libera Muratoria che ha superato nei secoli ed in Italia le prove più difficili ed ha versato il sangue per l’Unità e per il ripristino della Libertà e la nascita della Repubblica, è un albero maestoso, dalle radici forti e dalle folte chiome. Un albero della Libertà che ondeggia al vento ma non si spezza per il bene della Democrazia. E che fa della Tolleranza un principio che tutti dovrebbero praticare con grande amore, e mantenendo il proprio ruolo, per il bene dell’Umanità. Ecco, perché noi parliamo oggi – alla luce del sole e senza piani precostituiti – nei vari incontri da noi organizzati in ogni parte d’Italia con esponenti di tutte le religioni e ci sforziamo di trovare delle sintesi che possano aiutare gli uomini a superare pregiudizi, contrasti, guerre, fanatismi ed egoismi che sono il male di una Società.
Noi lasciamo liberi i nostri Fratelli di avere di qualsiasi religione la propria personale considerazione e di praticarla. Le verità assolute e i muri della mente non ci appartengono e per noi vanno abbattuti. Quanto al paventato pericolo per la Chiesa – palesato dall’articolista – di esporsi a un dialogo pericoloso perché contro la Fede, aggiungo che non penso minimamente che questa tesi possa portare a così estreme conseguenze. La Conciliabilità, al contrario, se ben radicata ed illuminata dalla ragione, può solo rafforzarla. E dare a tutti gli uomini la possibilità d’incontro su ponti di luce da percorrere insieme rispettando le idee e le diversità.
Il Gran Maestro Stefano Bisi

 



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