“Cara Rosy Bindi, noi massoni non siamo criminali” (Libero)

bindifotoIl Gran Maestro Stefano Bisi
«Cara Rosy Bindi, noi massoni non siamo criminali»

Ventitremila e cinquantadue
per l’esattezza. Sparsi per tutta Italia.
Perché la Massoneria, anzi il Grande Oriente d’Italia, non è una bocciofila ma un’associazione ramificata sul territorio
e culturalmente forte, divisa in
850 logge. Tanto forte da indurre la presidente della commissione
Antimafia, Rosy Bindi, a rispolverare un evergreen: vogliamo le liste con i
nomi degli affiliati. «Così potranno vedere se ci sono quelli che immaginano poterci essere». La mente, per rapida associazione di idee,
passa in rassegna i titoli dedicati ai big del Pd, della maggioranza e del governo. E se non dovessero esserci, «diranno che esistono le logge coperte e le liste segrete», afferma Stefano Bisi, Gran Maestro del
Grande Oriente d’Italia. Solita vecchia storia, insomma, ma sempre utile quando c’è da mettere in moto il ventilatore della macchina del
fango. Il problema è che, nella guerra per bande che dilania il Pd, tutti i mezzi sono leciti. Compreso quello di colpire nel mucchio, senza calcolare i possibili effetti collaterali. E di questi tempi ce ne sono tante
di variabili impazzite. Un esempio: «Nella rivista del Califfato», dice Bisi a
Libero, «c’è scritto che bisogna colpire chiese, supermercati e logge massoniche. Bisogna stare attenti quando si parla perché non vorremmo ritrovarci a piangere». E sì, le parole sono importanti.
Molto. Bisi non ha la scorta e davanti alla sede romana del Grande
Oriente d’Italia non c’è nessuna sorveglianza. È il Belpaese, bellezza, e la
breccia di Porta Pia è ancora una ferita aperta. Ma non solo quella.
«Diciamo che l’effetto Geli c’è ancora», ammette Bisi, «nell’immaginario
collettivo si continua a fare questa associazione di idee. Sbagliando, però». E in questo errore sembra cadere ancora, forse perseguendo uno strano disegno, anche la Bindi. «Possiamo discutere sino a domani se possano essere resi pubblici o meno gli elenchi del Pd», sostiene l’esponente dem durante l’audizione di Bisi in commissione, «o della Loggia del Grande Oriente, ma una cosa è certa: alla nostra commissione non li può negare». Insomma, la Bindi vuole i nomi dei 23.052 fratelli massoni. Per una ragione molto semplice. Per la commissione
vale il teorema massoneria uguale criminalità organizzata. «Ma se il libero
pensiero di cui siamo portatori è un antidoto alla mafia!», dice Bisi. «Abbiamo attuato da tempo delle procedure di fortissimo controllo».
E quando parla il Gran Maestro parla per tutti. Cosa che non fa lo Stato.
Che parla tante, troppe lingue. Come nel caso della vicenda di Palazzo Giustiniani, dependance di lusso del Senato. Ebbene una porzione dello storico stabile, a due passi del Pantheon, è di pertinenza del Grande Oriente. «Ma quei 120 metri quadri non ci sono stati ancora restituiti. Stavolta, però, andremo sino in fondo nella battaglia legale per vedere riconosciuti i nostri diritti visto che da italiani fedeli alla Repubblica ne rispettiamo i doveri». Merce rara di questi tempi…
E. PA.

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