I grembiuli non ci stanno | Mf Sicilia

La tolleranza non è più di casa a Palazzo Zanca, sede del comune di Messina. L’eco di «Mister Trump, mister Trump: peace no war, peace no war» urlato all’indirizzo del presidente degli Stati Uniti durante il G7 salendo su una sedia al Teatro Antico di Taormina non si è ancora spenta, che il sindaco di Messina Renato Accorinti e la sua amministrazione sferrano un altro attacco contro la massoneria. Non paghi delle polemiche suscitate dai bandi (pochissimi per la verità) per la ricerca di figure apicali per i ruoli di sottogoverno nei quali si vietava la partecipazione agli iscritti alle logge massoniche, di recente è stato precluso a questi ultimi anche la possibilità di partecipare alla raccolta popolare di fondi popolare per la manifestazione della Vara del 15 agosto. Immediata la reazione del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, che ha condannato con fermezza il comportamento del sindaco scalzo. «Escludere una categoria di persone è un atto discriminatorio e ingiusto e metterle in un angolo per la loro appartenenza è da non credere», dichiara, «come al solito vedo una generalizzazione pericolosa, che rischia di avere per noi massoni conseguenze pesantissime. Visto che ci attribuiscono la responsabilità per qualsiasi cosa (tra un po’ anche la carenza di acqua e gli incendi a Messina) non vorrei che qualche mente labile fosse spinta a fare gesti forti nei confronti dei liberi muratori, con conseguenze fisiche pesanti. Chi ha un posto di responsabilità (e il sindaco di una città così grande le ha) non può usare parole come frecce, perché una volta tirate non tornano indietro e possono fare molto male. Ho letto che Accorinti è un pacifista e seguace del Dalai Lama, ma se si inizia a colpire per categorie si finisce per fare la guerra, altro che pacifismo. Uno così è un guerrafondaio e ha individuato la massoneria come oggetto da colpire». Bacchettate verso Accorinti anche da Santi Fedele, professore ordinario di Storia contemporanea nell’università di Messina e Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. «Nell’ avversione del sindaco alla massoneria», spiega il docente, «confluiscono la visione riduttiva di un fenomeno che attraversa gli ultimi 300 anni della storia d’Europa e del mondo e l’incomprensione del ruolo svolto dalla massoneria in Italia nel farsi e soprattutto nel consolidamento dello Stato nazionale dopo l’Unità, oltre all’indulgenza ai fenomeni di qualunquismo demagogico e di populismo che attraversano l’Italia. In questa caccia all’untore massonico vedo anche un diversivo per un’opinione pubblica sempre più critica nei confronti di un’amministrazione incapace di avviare a soluzione i problemi che affliggono Messina». Resta comunque il fatto che l’esclusione dei massoni in quanto tali non è consentita dalla legge, come chiarisce l’avvocato Nino Favazzo, penalista e patrocinante in Cassazione. «L’inserimento nei bandi pubblici di clausole limitative alla partecipazione o che impongano dichiarazioni non previste dalla legge può ritenersi conforme al pubblico interesse solo quando 1′ amministrazione, nell’approvare lo schema di bando, espliciti le ragioni pubblicistiche della volontà di autolimitarsi in modo tale che emerga uno specifico superiore interesse pubblico che imponga la restrizione dei partecipanti. Quindi, prevedere clausole selettive non supportate da un’idonea motivazione presenta profili di illegittimità se le stesse non sono previste da un’ apposita legge. Nello specifico, dunque, le clausole contenute nei bandi del Comune di Messina appaiono quantomeno improprie. E c’è anche da chiedersi se queste clausole, che ledono anche diritti costituzionalmente garantiti». (riproduzione riservata) DOPO I BANDI DEL COMUNE DI MESSINA CHE ESCLUDONO LA MASSONERIA I grembiuli non ci stanno Ha eco a livello nazionale quanto accade nella città, dove agli iscritti è preclusa anche la raccolta di fondi. Per il Gran Maestro Bisi si tratta di atto discriminatorio e ingiusto. Ma ci sarebbero anche profili di incostituzionalità secondo i legali

di ELISABETTA RAFFA

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